Marta spesso passeggiava con se stessa, ascoltando i suoi silenzi che come petali di rose candide al vento l'accarezzavano. Fru(va)gava nella sua mente distratta, fiacca...e tirava fuori pensieri che profumavano di menta selvativa...li annusava e poi lasciava che si disperdessero... nell'aura.Inspirava..respirava. Sospirava.Quel sabato Lei..pensava e Voleva.Voleva parlare con Lui. Voleva diventasse 'presenza'...ma "c'era qualcosa in Lui che l'attraeva e respingeva, struggeva e terrorizzava nel medesimo tempo...come quando si guarda dall’ ultimo piano di un grattacielo e ci sembra di volare, ma insieme di precipitare nel vuoto." Voleva...ma sapeva che se Lui fosse stato lì, probabilmente il silenzio avrebbe preso il sopravvento e non avrebbe proferito tante parole, e comunque, che importanza aveva? Lui non c'era...e quindi decise di fumarsele quelle parole..e di lasciarle dissolvere nell'aria come soffici nuvole...e mentre faceva ciò sorrideva all'idea di Lui che di fronte ai suoi 'interminabili spazi e sovrumani silenzi', le avrebbe letto un po' dentro..perchè si, le capitava spesso di sentirlo serpeggiare nelle vene...di guardarsi allo specchio e di scorgere un riflesso di Lui...di percepire in Lui parte della stessa sua essenza. Per Marta, Lui e Lei, erano produzioni artistiche apparentemente diverse ma generate da impulsi creativi, puri, autentici, molto simili. Opere di "Art Brut", appartenenti alla stessa collezione, ma situate in luoghi diversi.Marta era convinta che entrambi 'volevano'...ma allo stesso tempo qualcosa in entrambi..ad entrambi s-fuggiva...oltrepassava il confine e si confinava...restando in stand by. Forse per paura.Forse era paura di sentire il senso di questo 'sentire'. Forse era paura di ciò che non si sapeva...forse era paura di ciò che non si aveva. Forse era paura di deludere. Forse era paura di perderedareprendere. Forse era paura di non piacere...forse era paura di piacere. Forse era "....paura degli spasmi dello spirito che si smarrisce, paura di quella orribile sensazione del terrore incomprensibile." .Forse era l'insieme delle paure...la Grande Paura. La Paura della Paura. Forse non era Paura.Marta, 'voleva'...e insieme ai suoi controsensi, nel suo circuito di solitudine aulico, si ripeteva in primo luogo, il fatto che "In ognuno, c'è un qualcosa che non sarà mai compreso da nessuno e proprio questo qualcosa è la causa stessa della solitudine che ci è connaturale. " ...ed in secondo luogo, che " Nessuno comprende gli altri, checchè si pensi, checchè si dica, checchè si tenti. La terra sa forse che cosa avviene nelle stelle lassù? Ebbene, non maggiormente l'uomo sa quello che avviene in un altro uomo. Siamo lontani l'uno dall'altro più degli astri, siamo soprattutto isolati, perchè il pensiero è insondabile. E' un bel volere donarsi interamente, aprire tutte le porte della propria anima: ma non per tutti è semplice riuscire ad abbandonarsi". Marta "conservava in fondo, proprio nell'intimo, quel luogo segreto di SE dove nessuno penetrava. Nessuno poteva scoprirlo, entrarvi, perchè nessuno comprende nessuno". Lei accettava ciò...e pensava, che per quanto potesse non essere compresa...'conservarsi'...Lui, come pianeta, le era forse il più vicino, e questo le faceva credere che riuscisse in parte a percepire la sua geografia...Lei pensava a Lui come alla persona che, in quel momento, per certi versi e prose, più le somigliava, ed immaginava che lui potesse cogliere il 'come ci si sentiva'.............il come ci si sente ad avere un non-stile...ad avere atteggiamenti che producono rabbia negli altri, solo perchè sfuggono al controllo...ad essere presenza, profondità, gioia, sensibilità ma allo stesso tempo anche assenza, parvenza, apatia ed indifferenza.......ad avere quel bisogno di: - togliere dalle proprie pagine tutto ciò che è inutile. - "mettere via tutti quei vorrei e risolvere il tutto con un 'posso' ". "..con un passo verso...ciò che non passa"