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IL PECCATO

Post n°7 pubblicato il 17 Marzo 2008 da jeffb0
 
Tag: inediti

 

 

Aeroporto di Praga, dicembre

 

Forse perché il peccato conserva sempre

Quell’alone di innegabile fascino

In questo tragitto raramente sono stato capace

Di sottrarmi alle esigenze impellenti

Che una curiosità fremente mi imponeva,

Così mi sono trovato su strade disagevoli

Da praticare cercando di distillare quella pozione

Che spesso è il fine ultimo

Della ricerca, perché per noi non esiste scelta

Che di gettarsi alla ricerca per le strade della notte

Come vecchi capitani di bastimenti stanchi, che troppe

Guerre hanno affrontato, incapaci di inchinarsi

Al fascino magnetico degli approdi,

Eppure strano che le branchie abituate

A respirare con gli sconosciuti negli angoli del mondo

Si siano fissate all’aria con tenacia,

Forse non poteva essere altrimenti,

 

Allora un inverno vecchio, che ha accompagnato

Miliardi di noi e una solitudine arcuata,

Tenace, sono arrivati ingenuamente perentorî

A curare ferite vere o presunte con la dolce morbidezza

Delle loro ombre, mentre una musica ossessiva ha suggellato

Patti rinnovati,

 

Non dubito, sorgerà un’altra alba, in cui condottieri

Eletti dal Destino si metteranno alla guida

Della nostra rinascita. Saranno silenziosi e forti,

Porteranno in loro le stimmati del un nuovo ordine.

Domani potrebbe essere ancora torpore e macilenza,

E allora le nostre sfere disperderanno

La loro fragilità nell’aria, oppure le vecchie preghiere imparate

In serate abbagliate dalla luce

Saranno esaudite, e sotto i pontili mendichi induriti

Dagli affanni e dalla miseria di anni duri come l’acciaio

Si potranno ritrovare le tasche colme di speranze,

Potranno riprendere a vivere nella maniera rapida

E leggera che contraddistingue la nostra razza

O scegliere di restare completamente immobili, fino a quando

Gli ultimi sbuffi di vapore sull’orizzonte del mare

Saranno svaniti, i nostri capitani a stimolare

Un equilibrio arricchito dalla varietà,

I fabbri di antica e consumata arte a perfezionare i fili

Di armi ideate per nuovi conflitti, sognando

Abbracci che non si esauriscano nelle notti

O nei giorni ma eterni, come mai ci è capitato di assaporare

In queste stanze, colmi della nostalgia degli amanti

Ma compiuti, inesauribili, alimentati dall’aria,

Immagini di ristori più vasti, più densi,

Di cui forse soltanto oltre la soglia mandata

A memoria dalle litanie infantili potremmo

Apprezzare la linea di luce, per ora soldati accontentiamoci

Di questo vento gentile e dell’aroma che la sabbia

Ha disperso nell’aria, con gli occhi puntati ad una

Vicina solitudine di stelle ed una vita forse

Più vantaggiosa, diversa da questa eterna costrizione,

Appena là, oltre il ruggito delle onde.

 
 
 
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