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IL PECCATO
Aeroporto di Praga, dicembre
Forse perché il peccato conserva sempre Quell’alone di innegabile fascino In questo tragitto raramente sono stato capace Di sottrarmi alle esigenze impellenti Che una curiosità fremente mi imponeva, Così mi sono trovato su strade disagevoli Da praticare cercando di distillare quella pozione Che spesso è il fine ultimo Della ricerca, perché per noi non esiste scelta Che di gettarsi alla ricerca per le strade della notte Come vecchi capitani di bastimenti stanchi, che troppe Guerre hanno affrontato, incapaci di inchinarsi Al fascino magnetico degli approdi, Eppure strano che le branchie abituate A respirare con gli sconosciuti negli angoli del mondo Si siano fissate all’aria con tenacia, Forse non poteva essere altrimenti,
Allora un inverno vecchio, che ha accompagnato Miliardi di noi e una solitudine arcuata, Tenace, sono arrivati ingenuamente perentorî A curare ferite vere o presunte con la dolce morbidezza Delle loro ombre, mentre una musica ossessiva ha suggellato Patti rinnovati,
Non dubito, sorgerà un’altra alba, in cui condottieri Eletti dal Destino si metteranno alla guida Della nostra rinascita. Saranno silenziosi e forti, Porteranno in loro le stimmati del un nuovo ordine. Domani potrebbe essere ancora torpore e macilenza, E allora le nostre sfere disperderanno La loro fragilità nell’aria, oppure le vecchie preghiere imparate In serate abbagliate dalla luce Saranno esaudite, e sotto i pontili mendichi induriti Dagli affanni e dalla miseria di anni duri come l’acciaio Si potranno ritrovare le tasche colme di speranze, Potranno riprendere a vivere nella maniera rapida E leggera che contraddistingue la nostra razza O scegliere di restare completamente immobili, fino a quando Gli ultimi sbuffi di vapore sull’orizzonte del mare Saranno svaniti, i nostri capitani a stimolare Un equilibrio arricchito dalla varietà, I fabbri di antica e consumata arte a perfezionare i fili Di armi ideate per nuovi conflitti, sognando Abbracci che non si esauriscano nelle notti O nei giorni ma eterni, come mai ci è capitato di assaporare In queste stanze, colmi della nostalgia degli amanti Ma compiuti, inesauribili, alimentati dall’aria, Immagini di ristori più vasti, più densi, Di cui forse soltanto oltre la soglia mandata A memoria dalle litanie infantili potremmo Apprezzare la linea di luce, per ora soldati accontentiamoci Di questo vento gentile e dell’aroma che la sabbia Ha disperso nell’aria, con gli occhi puntati ad una Vicina solitudine di stelle ed una vita forse Più vantaggiosa, diversa da questa eterna costrizione, Appena là, oltre il ruggito delle onde. |
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