Post n°1797 pubblicato il
21 Luglio 2010 da
Shy8

RITA ATRIA (Partanna, 4 settembre 1974 – Roma, 26 luglio 1992) è stata una testimone di giustizia italiana. Per molti rappresenta un'eroina, per la sua capacità di rinunciare a tutto, finanche agli affetti della madre (che la ripudiò e che dopo la sua morte distrusse la lapide a martellate), per inseguire un ideale di giustizia attraverso un percorso di crescita interiore che la porterà dal desiderio di vendetta al desiderio di una vera giustizia. Rita (così come Piera Aiello) non era una pentita di mafia, non aveva infatti mai commesso alcun reato di cui pentirsi. Per questo la sua collaborazione assume un valore ancora più alto e correttamente ci si riferisce a lei come "testimone di giustizia", figura questa che è stata legislativamente riconosciuta con la legge 13/2/2001 n. 45.
Rita nasce in una famiglia mafiosa ed a 11 anni perde, ucciso dalla mafia, il padre Vito, mafioso della famiglia di Partanna. Sono gli anni dell'ascesa dei corleonesi e della guerra di mafia che li vedrà impegnati in sanguinosi omicidi di uomini delle cosche rivali per la presa del potere. Alla morte del padre, Rita si lega ancora di più al fratello Nicola ed alla cognata Piera Aiello. Di Nicola, anch'egli mafioso, Rita raccoglie le più intime confidenze sugli affari e sulle dinamiche mafiose a Partanna. Nel giugno 1991 Nicola Atria verrà ucciso dalla mafia, e sua moglie Piera Aiello decide di collaborare con la giustizia.
Rita, a soli 17 anni, nel novembre 1991, decide di seguire le orme della cognata, cercando, nella magistratura, giustizia per quegli omicidi. Il primo a raccogliere le sue rivelazioni fu PAOLO BORSELLINO al quale ella si legò come ad un padre. Le deposizioni di Rita e di Piera, unitamente ad altre deposizioni hanno permesso di ARRESTARE DIVERSI MAFIOSI e di avviare un'indagine sul politico Vincenzino Culicchia per trent'anni sindaco di Partanna.
Per sottrarla alla vendetta trasversale della mafia, Borsellino fa prelevare Rita e la porta al sicuro in un rifugio lontano dalla Sicilia. La “mafiosa in gonnella”, così viene chiamata dagli inquirenti, viene portata a Roma, nell’appartamento di Piera Aiello. Comincia per lei una vita completamente nuova,nella grande città così diversa dal piccolo paese dove è cresciuta.Borsellino,che ha una figlia della sua stessa età,la incontra spesso e si affeziona a lei.Nel frattempo la madre,per paura, le volta le spalle,minacciandola di morte. Ma la strage di Capaci,il 23 maggio 1992 e quella di Via D’Amelio,il 19 luglio segnano la fine dei 2 uomini che per Rita erano il simbolo della resistenza anti-mafiosa.Con la loro morte la ragazza sprofonda nella paura e nell’angoscia. Una settimana dopo la morte del “suo” giudice, il 26 luglio,alle 17,55 di una domenica la ragazza si lancia dal balcone del settimo piano della sua casa romana. Sul muro di una stanza, a matita lascia scritto: ”Il mio cuore senza di te non vive”.
“Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita. Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici; la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci. Borsellino sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta…”
PRESIDENTE!!!
La risposta alla sua bassa considerazione delle DONNE!!!
NOI NON STAREMO MAI AL SUO GIOCO!!!
.. dia un'occhiata!!!
Inviato da: paperinopa_1974
il 17/06/2013 alle 07:32
Inviato da: duemila6.7
il 03/02/2011 alle 14:14
Inviato da: jezabels
il 04/01/2011 alle 15:12
Inviato da: abbigail
il 23/12/2010 alle 12:34
Inviato da: abbigail
il 21/11/2010 alle 19:59