...tanta strada , tanti equivoci , tante volte tornando indietro
per poi riprovare .

E' un momento preciso , quello in cui qualcuno ci spiega
quale sia il nostro " ruolo " e come recitarlo al meglio ,
il momento in cui perdiamo di vista il nostro sentiero .
L'abito di scena ci sta stretto ma continuiamo ad indossarlo
per compiacere ed essere apprezzati :
il palcoscenico ci appare estraneo
ma calchiamo la scena per un po' di amore
quello che temiamo ci verrebbe altrimenti negato .
Anni fa ho strappato la mia maschera
vivendo , sino ad ora , come un paria ,
provando pudore per le cose che " sentivo ",
tormento per cio' che non " offrivo ",
imbarazzo per cio' che " mostravo " .
Ho compreso finalmente che ognuno dovrebbe poter scrivere la propria vita
come fosse un romanzo al cui autore non importa nulla del plauso altrui
ne' del successo editoriale , men che meno delle feroci critiche .
Ognuno dovrebbe avere diritto per nascita di redigere le proprie pagine
con cio' in cui crede ,
fosse anche la piu' strampalata ed indimostrabile delle tesi .
Da bambino tenevo un diario
pieno delle mie fantasie , dei miei sogni,
delle favole che mi raccontavo ,
dei miei amici invisibili ma per me reali .
Mia madre penso' bene di leggerlo alle sue amiche
mentre loro ridevano di me :
smisi di scrivere ed iniziai a compiacere .
Ho compreso solo ora
che da un pezzo io scrivo le mie pagine
e solo adesso sento
che non mi importa nulla di cio' che il pubblico ,
accalcatosi davanti al proscenio del palco ,
si aspetta da me : lascio costoro liberi di continuare a ricoprire
contemporaneamente
il ruolo di spettatore / attore .
Per parte mia ho gia' da tempo
ripreso a scrivere quel diario .
Inviato da: bluiceee
il 14/03/2015 alle 15:17
Inviato da: Katartica_3000
il 27/12/2014 alle 16:11
Inviato da: Katartica_3000
il 10/12/2014 alle 22:01
Inviato da: Katartica_3000
il 10/12/2014 alle 21:58
Inviato da: jopper67
il 03/12/2014 alle 12:02