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Sovrastrutture di un'idea (la continua isteresi del pensiero)

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Post N° 93

Post n°93 pubblicato il 14 Settembre 2006 da headroom
Foto di headroom

“Tu sei pazzo! Pazzo! Non c’è altra spiegazione.”
”Ma scusa non ti piace questa situazione?”

“Eh! Hai voglia… certo! Mi son fatto 15 ore di volo per venire da te, 3 ore di Autobus per sentirmi dire che non hai ancora terminato il libro?”
”Lo sapevo che avresti capito! Ma voglio farti percepire cosa penso, come mi muovo…”
”Ahhh… già, come cinque mesi fa a Bogotà. Hai perso la testa un’altra volta, com’è questa? Guarda, potrei scrivere io una guida turistica associando i nomi delle tue stellecomete ai luoghi. E continuo a farti lavorare…”
”Lo vedi? Mi vuoi bene… almeno quanto io ne voglio a te, e poi lo so che farai un figurone quando morirò e tu potrai dire di esser l’unico a sapere dov’è V.L”
”se non muori mentre ti sposti..”
”A proposito, un giorno di questi ti mando una mail con l’indicazione del luogo dove voglio vengano sparse le mie ceneri”
”Ah Ah Ah, sai che invece per farti incazzare ti farò fare un bel funerale col prete che piange e dirò che ti eri fermamente convertito alla religione”
”Hai ragione, ne manderò due di mail. Adesso stai zitto e goditi il sole di Buenos Aires, goditi questa piazza, questo tavolino, questo controfiletto di Angus e questo trapiche. Alza la testa, respira!, fai parte di questo fantastico mondo!”
”Oddio! Questa volta ti sei innamorato di una più drogata di te”
”Basta scherzare ora, ho appuntamento con Yuval tra un’ora dall’altra parte della città”
”Ed io?”
”Tu vieni con me no? Andiamo ad una lezione di Tango, ah ah ah , non fare quella faccia, ti piacerà”
”Cazzo, V. il librooooo, sono venuto per il libro”
”Ne stiamo per scrivere almeno un capitolo. Se solo la smettessei di ascoltare la tua finta voce e pensassi a vivere l’avresti capito e io non avrei perso tempo e avrei potuto pure comprare quei fiori gialli di cui non so il nome per darli a Marie che starebbero d’incanto con il suo sorriso…”
Dunque si abbracciarono ed iniziarono a ridere, come avevano sempre fatto, come avrebbero sempre fatto. Il taxi si fermò dopo un paio di metri e i due vi sparirono imbottiti nel caos della Capitale. Dal tavolino del piccolo ristorante si potevano sentire le ultime note di Don de fluir di Jorge Drexler”.
 
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