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6 Dicembre 2003: si va in scena.

Post n°15 pubblicato il 31 Luglio 2006 da JuniorLOndaPiuBella
Foto di JuniorLOndaPiuBella

E così arrivò il gran giorno: Junior non sarebbe più stato solo tra le mie mani e di quanti mi conoscevano intimamente; diventava una “cosa pubblica”.
Non so raccontare il nervosismo di quella giornata.
Avevamo scelto un bellissimo luogo: La Chiesa di Santa Chiara. E avevo due presentatori d’eccezione: Antonio, con la sua immensa cultura e Pasquale, completamente diverso ma capace di vendere ghiaccio agli eschimesi.
Fiori. La prima cosa che ricordo sono proprio i fiori che continuavano ad arrivare e poi le persone..in ordine sparso: c’era chi conoscevo e chi non conoscevo.
Ogni volta che intravedevo, riconoscevo un viso, il mio cuore mancava un battito.
Lo cercavo tra la folla pur sapendo che non ci sarebbe stato mai.
Avevo chiesto che non mi fossero fatte domande, che l’emozione mi tagliava la voce..ma Antonio non era di quel parere.
Mi consegnò una copia del libro:
”Devi leggere tutto quello che ti ho sottolineato”
Mi sentii scomparire e tremare le gambe dietro quell’enorme scrivania, dietro i microfoni:
”No, Antò, non ce la farò mai!”
Mi sorrise noncurante e diede inizio alla presentazione.
Calò il silenzio ed io temetti che fino in fondo alla sala si sentissero i battiti impazziti del mio cuore.
Le prime cose che fui costretta a leggere furono le dediche…
No, proprio queste no, pensai ma lui già mi stava passando il microfono.
Respirai, imprecai dentro di me e rimpiansi quell’idea folle ma dovetti leggere:

A Mario che un giorno mi scrisse: le tue parole danno coraggio non solo a te ma a chi legge”

Scivolarono veloci dalle mie labbra quelle parole: troppo veloci, troppo forti o troppo piano.
Scivolarono insieme ad una lacrima..non solo mia: c’era tutta la sua famiglia lì seduta, accanto alla mia.
Poi la seconda dedica..che si bloccò per un momento infinito sulla lingua, combattendo tra i denti, inciampando tra le labbra.
Questa no, avrei voluto urlare ma non mi ascoltò nessuno.
Lessi
:

A te che continui ad usare scarpe chiodate per camminare sui sentieri più teneri dei sentimenti umani, calpestando terra e bruciando fiori”

Ecco, un pugno in pieno stomaco quella dedica: scritta di getto per ferirlo, per rispondere per una volta con cattiveria a cattiveria,quando mi aveva detto che non voleva aver niente a che fare con quel libro.
Le parole delicate avevano ceduto il posto a quell’orrore, macchia indelebile sulla dolcezza di quelle pagine, su tutto quell’Amore.
Continuai leggendo i brani che mi aveva sottolineato Antonio, poi fu la volta di Pasquale, con il suo brio, la sua presenza da animale da palcoscenico, fece salire in alto l’emozione di tutti.
Un lungo applauso a chiudere il tutto.
Respiro.
E’ finita.
Ma non era ancora così. Lentamente prima, più velocemente poi, cominciarono ad avvicinarsi tutti: ognuno con la sua copia, ognuno a chiedermi due righe personali su quelle parole stampate.
E fu così che ognuno di loro ebbe la sua dedica personale, ognuno il suo grazie, ognuno il suo piccolo pezzetto privato di me.

 
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