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Anna

Post n°147 pubblicato il 23 Febbraio 2012 da katie1972c

ANNA-

“Anna”… Il suo viso. Ogni volta che penso a lei mi appare sempre come in una fotografia leggermente sfocata, oserei dire “romanticamente sfocata”, perché a quel modo, è ancor  più bella! Pare quasi provenire da una fiaba. La favola che continuo a raccontarmi ormai da un anno.

C’eravamo conosciuti per sbaglio. Colpevole fu un suo errore nel comporre un numero di telefono.

Era convita di parlare con un suo collega di lavoro ed io, per un po’, glielo lasciai credere…Non so nemmeno ora perché lo feci…Forse per via del suo delicato timbro di voce: era un piacere stare ad ascoltarla. Quando mi decisi a rivelarle l’inganno, mi ero immaginato  una reazione del tipo “Fanculo! Stronzo!”  ed invece rimasi sorpreso quando lei scoppiò a ridere fragorosamente!!

Quel giorno dopo le presentazioni, ci scambiammo i nostri numeri di cellulare promettendoci di risentirci ogni tanto. La chiamai subito il giorno dopo e lei lo fece quello successivo. Fino ad arrivare ad oggi: era nata un’amicizia particolare che molti chiamano “feeling”.

Di lei so tutto o quasi… il giorno del suo compleanno, il colore che preferisce, il genere di film che guarda e le letture che ama di più…e via via discorrendo sino ad arrivare al numero di scarpe che porta!! Mi raccontò che era uscita da poco da una storia d’amore importante durata quasi sei anni e che ora amava la sola compagnia di se stessa.

Era stato bello farsi trasportare nella sua vita così…Lentamente, instillando in lei particelle di me e ricevendo in cambio giornate colme d’allegria e spontaneità. Sì, perché Anna è così.

E’ riuscita a risollevarmi dal torpore malefico che si era impossessato della mia anima dopo essere stata uccisa da Marina,la mia ex moglie, che mi aveva abbandonato, senza preavviso, senza una lettera d’addio o nemmeno un sms…Semplicemente facendo finta che non esistevo più. Ma questa è un’altra storia.

Anna è riuscita a riportarmi in “vita” senza alcuna ricercatezza, senza alcun piano prestabilito.

Mi è bastato conoscerla e subito mi sono sentito più leggero, ho come ripristinato le funzioni del mio cervello, ma soprattutto ho ricominciato a sentire i battiti del mio cuore.

Quella donna, la mia Musa, il mio Angelo terreno!

Bastano pochi attimi al telefono ascoltando la sua voce unica e pulita ed ecco che la magia avviene…Ritrovo il buonumore, ritrovo quella parte di me sepolta sotto anni di polveroso dolore.

Tutt’ora non capisco se sono innamorato veramente di lei o se ne sono solo infatuato e grato, per via di quelle emozioni, sensazioni che mi provoca, come se riuscisse ogni volta a creare un piccolo Carnevale di coriandoli colorati volanti solo per me, in grado di spazzar via tutta l’oscurità che spesso ancora mi possiede.

Più volte mi chiedo cosa lei provi per me. Un anonimo, triste, uomo di mezz’età…Credo non riuscirò mai a trovare il coraggio d’affrontare quel tipo di discorso. Un anonimo, triste, uomo… vigliacco. Mi rendevo conto, certo, che non poteva essersi innamorata di me: non c’eravamo mai visti, o meglio, lei non aveva alcuna idea di come fossi fisicamente, mentre io, un giorno, ricevetti un mms contenente una sua immagine…rimanendone colpito positivamente. Era molto carina,di una bellezza genuina, come lo era il suo cuore.

Oggi cade il nostro “anniversario d’amicizia”.

Ieri sera  Anna mi ha chiamato. Sempre alla solita ora. La sua voce era diversa, titubante, seria, quasi temesse di parlare. Non capii bene quello che poteva passarle per la testa, in fondo non era accaduto nulla di strano tra noi ,negli ultimi giorni, che potesse renderla triste o altro.

Finalmente si liberò delle sue paure e buttò fuori quello che doveva (voleva) chiedermi.

- Voglio incontrarti. Sono stanca d’immaginare come sei…-

Non dissi nulla. Ero senza fiato, pur sapendo che prima o poi sarebbe accaduto e che sarebbe stata lei a volerlo per prima! Possedeva una quantità di coraggio superiore alla mia.

- Va bene. - risposi secco.

- Bene, allora domani ci prenderemo un aperitivo insieme prima di pranzo…ok? -

- Certamente. Dimmi l’ora ed il posto e ci sarò. -

Sono qui, seduto nella mia auto, davanti a questo bar-pasticceria sulla statale che unisce i nostri due paesi e che presto unirà anche la mia mano a quella di Anna. La sto aspettando. E come al solito, per colpa dell’ansia, sono arrivato in anticipo. Mancano ancora dieci minuti. Saranno eterni.

Intanto, attraverso i finestrini appannati,  osservo distrattamente persone che si salutano sorridenti  abbracciandosi e le auto che sfrecciano sull’asfalto a folle velocità.

“Ho un vecchio maggiolone nero…”mi ricordai disse Anna prima di salutarci al telefono.

“Io, una Golf grigia -risposi- Ha ancora la vecchia targa…Non puoi sbagliarti.”

Eccolo il maggiolone. Eccola scendere un po’ impacciata nel suo lungo vestito verde di lana.

Scendo anch’io. Le brillano gli occhi. Sono lucidi, grandi.

- Perché piangi?...sono forse così brutto? -  lo dico sperando di cancellare l’imbarazzo di cui mi sento un po’ prigioniero.

- Perché sono felice.-

Poi mi abbraccia. Le sue lacrime bagnano il mio viso, il mio collo. La stringo forte. Non la lascerei più andar via.

- Beh…vogliamo entrare? O preferisci passare il resto della mattinata al freddo respirando smog sul ciglio della strada?-

Senza dire niente mi prende sottobraccio ed insieme attraversiamo la statale per raggiungere il bar.

- Oh cavolo! - esclama.

- Ch’è successo? - domando perplesso.

- Ho lasciato le chiavi dell’auto attaccate al cruscotto!! - risponde lei battendosi una mano sulla fronte.

-Sei distratta bambina mia…- le dico sorridendo mentre lei, ritornando sui suoi passi, mi fa cenno di aspettarla dentro.

Entro e aspetto. Ma lei  pare non arrivare mai. Mi sorge un dubbio atroce: e se fosse stata solo una scusa per scappare via?...No, Anna, la “mia Anna”, non lo farebbe mai! Sono solo troppo impaziente ed insicuro: devo stare tranquillo e tutto andrà per il verso giusto.

Là fuori qualcuno sta urlando. Le solite risse tra automobilisti e pedoni. Esco incuriosito e per andare incontro alla mia dolce amica.

Non è un bello spettacolo: nessuna rissa, si tratta di un incidente. Un uomo anziano ha investito con l’auto un pedone che stava attraversando la strada, forse incautamente o forse no.

Cerco Anna. Scorro velocemente i volti delle persone che mi stanno accanto, ma non la vedo.

Mi avvicino al gruppetto che staziona attorno al guidatore, reo d’aver compiuto quell’azione irrimediabile, il quale  si dispera invocando che la Morte lo venga a prendere!! E continua a ripetere “non l’ho nemmeno vista…non l’ho vista…”, più a se stesso che agli altri.

Era morta una donna. Per un attimo mi scordai della mia amica, ma qualcosa nello stomaco si stava come contorcendo. Il mio sguardo scivolò verso la povera vittima. Il volto era ormai irriconoscibile, ma quando vidi quell’abito verde intriso di sangue avrei voluto che i miei occhi divenissero ciechi pur di risparmiare al mio cuore quel tragico epilogo.

Anna era la vittima.

Anna era morta e io stavo morendo per la seconda volta.

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Commenti al Post:
roy_altrove
roy_altrove il 27/02/12 alle 17:02 via WEB
... un pugno allo stomaco. Lo intitolerei "nascere da una parte della strada e morire dall'altra"
(Rispondi)
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