Creato da KayRouge il 15/02/2011
 

Kay Rouge

Nei meandri della mia mente contorta

 

 

La mia anima chiede venia....

Post n°3 pubblicato il 15 Febbraio 2011 da KayRouge
Foto di KayRouge

Giocherellava con la sua collana di perle bianche, quella che aveva acquistato in Australia molti anni prima.Il fumo dolciastro della sua Capri fuoriusciva delle labbra tinte di un rosso Dior. Era l'emblema dell'eleganza, circondata da persone di cui non conosceva neanche il nome che la mangiavano con gli occhi. Elemosinavano un suo misero sguardo, uno dei suoi sorrisi perfetti da lasciare incantati.  Lei li ignorava con perfetta noncuranza rigirando tra le mani , al sapore di fumo, le sue amate perle. Non aveva bisogno di uomini, di sguardi, di baci.  Amava il suo materialismo. Perle, nicotina, vino e Dior.  Null'altro.
Aveva paura di farsi piacere qualcuno perchè, quando questo succedeva, inevitabilmente se ne stufava. Paragonava le sue cotte ad una passata di smalto. Iniziando con l'indecisione iniziale per scegliere il colore, in seguito partiva nel colorare la prima unghia, lentamente per paura di sbagliare, di uscire fuori e macchiare la pelle.  In seguito, preso coraggio, iniziava piu' velocemente con le altre e qui accadeva, ogni qualvolta, per la troppa sicurezza di sbagliare. Provava a rimediare con una passata di acetone e lentamente arrivava anche all'ultimo dito.  Si accorgeva, però, ben presto che quel colore non andava bene per lei. Trovava sempre una scusa.  "Non va bene con la mia carnagione", "Non sta bene con il vestitino di questa sera", "mi annoia", "è troppo provocatorio". Prendeva il batuffolo di cotone e dava una passata secca a tutto quel lavoro. A quella cotta provvisoria. Aveva paura ,si, forse perchè non aveva ancora trovato il colore che si adattasse ad ogni esigenza. Forse perchè quel colore non esisteva, ancora.
***
Stasera mi sento un po nostalgica e, di conseguenza, ho ritirato fuori un po di "storielle" scritte circa un annetto fa. Probabilmente sarà ancora l'influsso del S.Valentino appena passato, e poi mi si chiede il perchè odi così tanto queste feste! Adesso mi ci vorrà una dose massiccia di cinismo. Iniettatemela subito per favore!! Comunque il motivo principale di questo nuovo post è, principalmente, per autocritica personale (e voi siete liberi di pensare cose come "mastigrancazzi?" non vi darei assolutamente torto) mi sono resa conto di quanto una persona possa cambiare nel giro di un anno, di pochi mesi ed addirittura poche settimane. Di recente, in merito a questa mia tesi, mi ha colpito la nuova canzone di Noemi, "vuoto a perdere" . In particolare questa frase "sono un peso per me stessa, sono diventata grande senza neanche accorgermene. Sono qui che mi guardo crescere." Dannazione, quando l'ho sentita ho pigiato immediatamente "pause" e sono rimasta a fissare il vuoto tra il mio armadio ed il comodino, dove spicca il bel giallo tramonto del mio muro, che facilita i miei pensieri di un certo calibro.  E la domanda mi è sorta spontanea "chi diavolo sono diventata?" Non mi sono resa conto dello scorrere del tempo che si è aggrappato alla mia anima strattonandola, di giorno in giorno, sempre un po di più. Posso quasi vederla, invecchiata, con uno strato di rughe che pensavo non sarebbe mai venuto a farmi compagnia. Una sorta di brutta copia del "ritratto di Dorian Gray". Mi verrebbe voglia di accarezzarla, stringerla a me sussurrandole <<non preoccuparti piccolina, andrà tutto bene!>>
Ed invece mi ritrovo a fissare un punto vuoto, con gli occhi che mi bruciano senza riuscire a trovare un misero straccio di risposta, un qualcuno che mi spieghi e mi insegni a non aver paura del tempo che passa così veloce cambiandoci radicalmente.
Perchè la nostra anima invecchia il triplo rispetto al nostro aspetto fisico? Già è enormemente sottovalutata, nascosta li dove nessuno può vederla, isolata e maltrattata, non meriterebbe l'immortalità o almeno un'eterna aria da bambina?
Vi lascio con la parte finale di questa fantastica canzone "sono un'altra da me stessa, sono diventata questa senza neanche accorgermene" e vi domando "voi pensate di essere cambiati a distanza di un anno? Vi fa paura questa cosa?"
Buona serata, dolcezze.
Kay.

 
 
 

Amantide religiosa fatale.

Post n°2 pubblicato il 15 Febbraio 2011 da KayRouge
 
Foto di KayRouge

In questo periodo mi sento particolarmente ispirata alle figure difemme fatale, sarò forse un po l’influsso del ’77 che sto ampliamente conoscendo grazie alla preparazione della mia tesina. Sarà un po per le lezioni di storia dell’arte che mi prendono sempre di più. Si sa che la mia mente contorta è sempre a lavoro, purtroppo, e guardando questo quadro di Klimt mi sono ritrovata a vagare con la creatività verso luoghi immaginari, persone immaginarie e una Giuditta-Salomè immaginaria. Non è un caso se la figura di Salomè, nel vangelo, abbia affascinato ed ispirato molti artisti. Nonostante i miei numerosi anni di catechismo, da bambina, sono rimasta sorpresa di non sapere assolutamente chi fosse questa donna misteriosa e così diabolicamente affascinante. Così mi sono documentata su internet, non avendo più a mia disposizione una bibbia da anni, ed ho capito il motivo per cui non si sia mai parlato di lei durante la catechesi.

Salomè è quel genere di donna che è stato tanto raccomandato, a noi dolci bambine, di non diventare. Opportuniste, consce della propria femminilità ed in grado di giocarci e addirittura sedurre fino alla morte. Il suo sguardo in questo quadro mi ha catturato, la sua aria fiera, il suo godimento macabro ha ispirato Kay, sono arrivata quindi ad immaginare questo personaggio nella società moderna in una delle mie storie. Qualora lo vogliate, la troverete qui di seguito.

Il sorriso freddo e calcolatore di Giuditta era, senza dubbio, la sua arma migliore. Lo odiavano tutti, non era un segreto, ne rabbrividivano di nascosto, senza darlo a vedere. Quel sorriso sghembo, leggermente storto, mostrava a malapena la fila superiore di denti perfetti e di un candido bianco. Le labbra carnose, rosse inferno, leggermente screpolate erano in contraddizione con quel colore accecante. L’inferno ed il paradiso. Sesso selvaggio ed affetto sconfinato. Ma, nel contempo, ne andavano tutti pazzi. Sembrava una sorta di droga di livello superiore, una di quelle che ti lascia tramortito e fatto per interi giorni. Lei lo sapeva, sapeva tutto, conosceva ogni anfratto della sua mente, del suo corpo da donna. Conosceva e prevedeva con meticolosità le reazioni di quegli esseri inferiori che tanto amava amaliare. Ciò che più le piaceva, inoltre, era sentire quel pizzicore dietro alla schiena, classico degli sguardi invidiosi e carichi di desiderio, che riceveva dovunque si recasse. Giuditta si sarebbe ben paragonata ad una eroina dei film, quella cattiva che tutti odiano ed additano ma che, in fondo, tutti vorrebbero “farsi”. Non aveva timore dei giudizi nè tanto meno della facciata che si era costruita, lei non doveva nascondersi dietro a lussuose case o a falsi perbenismi. Giuditta era sesso, sangue, violenza carnale. Giuditta era sensualità ai picchi massimi, era potenziale sprigionamento di ferormoni maschili. Giuditta aveva un debole per gli uomini poco intelligenti, poco valorosi, con pochissimo carattere. Sapeva che su di loro il suo fascino era triplicato. Josè rientrava a pieno in questa categoria. Alto ed allampanato, di una carnagione molto chiara, con piccoli occhi scuri privi di qualsiasi minimo luccichio di capacità intellettiva. Giuditta l’aveva incontrato durante una conferenza di lavoro e, bagnandosi le labbra, si era avvicinata per conoscerlo. Aveva scoperto, con disappunto, che era sposato da un paio di anni. Non si era affatto demoralizzata, anzi, il suo cervello si era subito messo in moto. Aveva captato la splendida sensazione di avere un qualcosa di inaccessibile, nonostante il gioco non valesse la candela. Erano diventati amanti in così poco tempo che Josè ancora non riusciva a ricordare quando fosse successo. Se nel momento in cui aveva bevuto più di un bicchiere di gin o nel momento in cui Giuditta aveva preso a danzarle di fronte con solo un minuscolo completino intimo. Spesso tutto questo lo faceva rabbrividire, gli sguardi di Giuditta, i suoi movimenti felini, i suoi pensieri scabrosi. Gli sembrava di aver conosciuto Satana in persona, solamente più eccitante di come lo descrivevano tutti. Spesso, dopo aver fatto l’amore, si ritrovava a pensare all’amantide religiosa e al suo cannibalismo post copulatorio. Di notte era arrivato a sognarla in veste di quell’animaletto verde, con tette,culo ed un volto da capogiro. Lei che prendeva a divorarlo dalla testa, lentamente facendolo soffrire da perfetta sadica qual’era. Si risvegliava, quindi, nel cuore della notte madido di sudore percependo ancora una volta quella sensazione di brividi che odiava. Quando decise di lasciarla, il suo volto già bianchiccio era ancora più tetro. I suoi occhi insignificanti cercavano di celare il terrore che aveva, non riusciva a capacitarsi del profondo potere che aveva quella donna. Giuditta era arrivata nell’hotel del sobborgo con la sua aria fiera, i tacchi vertiginosi ticchettavano sul parquet e Josè rimase a fissarli per un attimo immaginandoseli conficcati nel cuore. Ci mise un attimo, parlò tutto d’un fiato evitando di guardarla negli occhi e si sorprese in maniera incredibile sentendo la risata fragorosa di Giuditta ed osservando i suoi occhi carichi di desiderio e morte. Quella risata era stata molto più pungente di qualsiasi tacco conficcato nel cuore, una risata che aveva sentito solamente nei peggior film dell’orrore, risata da pazza omicida. Aveva capito in quell’istante che l’ultimo suo pensiero era di una verità sconcertante, la sua amantide religiosa pazza omicida.

Kay.

 
 
 

Artisticamente invalida.

Post n°1 pubblicato il 15 Febbraio 2011 da KayRouge
 
Foto di KayRouge

Salve a tutti! Il mio titolo è tratto da una    domanda che mi è stata fatta sul mio profilo di formspring http://www.formspring.me/KayRouge che diceva più o meno così:

" Se la tua vita fosse un romanzo, che titolo ti piacerebbe avesse?"

Ho risposto, per l'appunto, con il titolo di questo mio primo post. Mi sembra anche un po assurdo tornare ad avere un blog, chissà poi per cosa! Forse principalmente il motivo è stata la mia riflessione sul titolo del presunto libro immaginario sulla mia vita. "Artisticamente invalida", sto seriamente arrivando a pensare che il mio lato artistico mi stia mandando in pezzi. Oppure, semplicemente, sia in una fase transitoria. E' diventata una parte invalida, una parte sconveniente, una parte della mia anima malata e tossica. Mi accorgo che pretende sempre più attenzione, urla, crepita, graffia lacerandomi interiormente. Anche questa iniziativa, presumo, sia stata dettata dalla mia parte creativa, io non posso far altro che obbedire. E' molto più forte di me. Kay vince, senza dubbio, su Jessica.

N0n credo sia il caso di presentarmi. Kay non ne ha voglia. Parlano a nome suo gli scatti ed i suoi vecchi scritti.

 

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