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Un blog creato da LACARTADELTEMPO il 29/09/2005

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Post N° 69

Post n°69 pubblicato il 31 Luglio 2007 da LACARTADELTEMPO

Vanno le anime silenziose per le strade senza tempo, coi loro vestiti senza colore ed i loro visi pallidi ed inespressivi. Percorrono rotte solitarie, senza fretta, con gli occhi che guardano senza vedere, illuminati solo di pure idee, nello scandire regolare dei giorni e delle notti. Colte da improvvisi pensieri, si fermano, quasi rincorressero un ricordo, poi lentamente, impercettibilmente, riprendono la via.
E vanno anche altre anime per le stesse strade, e a volte i percorsi si incrociano, per imprevedibile ed imprevista magia, e la stessa direzione complice le spinge a condividere la rotta. E le anime - senza parlarsi - si sfiorano appena, come le formiche con le antenne, allacciano e seguono fili invisibili e silenziosi, fanno un pochetto di strada assieme. Solo allora, in quella reciprocità inattesa, parlano con sguardi senza parole, ascoltano suoni senza rumore, ma ugualmente si comprendono. In quel ristare comune perdono il senso del loro esistere, dimenticano la purezza della loro entità: allora si emozionano, si inteneriscono, si toccano disperate come ad inseguire e condividere un unico sogno. Si prendono per mano.
Ed agli incroci le anime che si comprendono si fermano, stupite dal desiderio di altra strada assieme… non chiedono ma vogliono, non cercano ma desiderano. Qualcuna procede allora più lenta, per evitare il dolore del distacco, qualcuna si separa senza salutare, o senza spiegare, o più semplicemente evita di sincronizzarsi agli altrui passi, per non rischiare di incrociarli... prende dunque un’altra via. Ma le separazioni tornano silenziose come i primi incontri, senza alcun ridere o piangere, senza alcun voltarsi a guardare indietro... chissà, forse esisterà un altro incrocio a cui ritrovarsi, o forse i cammini divergeranno per sempre... o forse una lunga, larghissima ed imprevedibile virata riporterà i passi sulla stessa via, e le anime si ritroveranno nuovamente di fronte, si riconosceranno, chissà, forse ritroveranno il solco leggero del vecchio percorso.
Altre anime cercano facili scorciatoie di aggiramento, brulicanti di viottoli scoscesi, di sterpi calpestati. Sono le anime vagabonde e frettolose, trasportate, trascinate dal vento dell’immediato, e le anime ignave, impegnate nell’eterno disimpegno del non risolversi, lontane da ogni meta in quanto distolte dall’artificiale, che pure appare loro reale. Le anime-non-anime, quelle i cui discorsi iniziano regolarmente per “Io” e mai per “Noi”, quelle incapaci di guardare il cielo, di volare, di sognare. Il più delle volte non ritrovano il punto di partenza, né giungono al punto di arrivo. Il loro destino è errare alla ricerca di una meta che si sposta con la loro fatuità, dunque mai raggiungibile.
Nessuna stella illumina il percorso notturno delle anime, eppure la strada è chiara. Ed esisteranno mille, e mille, e mille altre strade ancora da percorrere in solitudine, o con anime affini, sino a perdersi, o ad incontrarsi di nuovo, a riprendersi per mano, a calpestare la stessa polvere, a bagnarsi della stessa pioggia, a condividere ancora pensieri, emozioni, tenerezze, dolori.
Nessuna storia che cominci o che finisca può sfuggire alle regole del crocevia, e del proseguire, o dell’abbandonarsi. E nessuna storia può sfidare l’eterno avvicendarsi delle anime che in coppia errano, si incontrano, stanno vicine, poi nuovamente si dividono...

 
 
 
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Morpheus: Matrix è ovunque, è intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L'avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse.
È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.

Neo: Quale verità?
Morpheus: Che tu sei uno schiavo, Neo. Come tutti gli altri sei nato in catene. Sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha muri, che non ha odore.

 

Una volta che ha realizzato di essere in prigione,
allora, e solo allora
un essere umano
può progettare la sua fuga.

 

 
 
 
 

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