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Post n°188 pubblicato il 11 Dicembre 2009 da lelfodellago

Bertolaso il comunista: Scuole che cadono a pezzi e 5500 comuni a rischio frane e/o alluvioni

L'Italia ha bisogno di azioni importanti e decise per la messa in sicurezza delle scuole e di moltissimi comuni a rischio frane o alluvioni, a dirlo è l'insospettabile comunista Guido Bertolaso che punta il dito contro l'abusivismo sponsorizzato da anni da Tremonti e Berlusconi e sui mancati finanziamenti per gli interventi da effettuare sugli edifici che ospitano le scuole pubbliche. Bertolaso precisa inoltre che è vergognosa la situazione che vede per la scuola la proroga del rispetto della legge 626 del 94, aplicata invece a tutti re realta del paese, con il risultato che il posto meno soggetto alla sicurezza è proprio quello dove madiamo ogni giorno i nostri figli. 

 

 Tratto da unita.it

L’Italia dei condoni: 5mila comuni a rischio frana

di Maria Zegarellitutti gli articoli dell'autore

Come se non bastassero tutti i lutti e i disastri: l’Italia è un paese dalla memoria corta e così malgrado le frane e le alluvioni, nel 79% dei Comuni che hanno partecipato all’indagine di Legambiente e Protezione civile, «Ecosistema rischio 2009», c’è ancora chi vive in aeree a forte rischio idrogeologico. Nel28%dei casi, poi ci sono interi quartieri mentre nel 54% fabbriche e industrie. In alcune zone, concentrate nel 20% dei comuni, ci addirittura strutture ricettive turistiche o «sensibili». Stiamo parlando di 5.581 comuni che ballano sull’incognita «tenuta» di fronte a piogge forti, di questi 1700 sono a rischio frana, 1285 a rischio alluvione e 2596 che le rischiano entrambe. «Il nostro territorio è reso ancora più fragile dall’abusivismo, dal disboscamento dei versanti e dall’urbanizzazione irrazionale - si legge nell’indagine di Legambiente e Protezione Civile -. Sono la Calabria, l’Umbria e la Valle D’Aosta le regioni con la più alta percentuale di comuni classificati a rischio (il 100%), subito seguite dalle Marche (99%) e dalla Toscana (98%)».

ITALIA INDIETRO TUTTA
Ad oggi soltanto il7%delle amministrazioni comunali ha delocalizzato le abitazioni dai luoghi a rischio, mentre soltanto nel 3% dei casi si è provveduto a spostare aziende e fabbriche. Quindici comuni su cento non si sono dotati di piani urbanistici che mettano paletti all’edificazione, a riprova del fatto che in una situazione così drammatica e in presenza di forti ritardi nel prevenire i disastri, l’impatto dei condoni edilizi emanati dai vari governi Berlusconi, sia stato devastante. «Le frane che hanno colpito inmaniera drammatica Ischia e Messina - dice Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente - sono l’ultima tragica testimonianza di quanto sia urgente invertire la tendenza nella gestione del territorio. La continua e intensa urbanizzazione lungo i corsi d’acqua e in prossimità di versanti fragili e instabili, fa si che il nostro Paese sia fortemente esposto ai rischi del dissesto idrogeologico». Desolante anche lo stato di manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua. il 36% dei Comuni non se ne preoccupa. A questo si sommano intubazioni lungo torrenti e fiumare, discariche abusive e costruzioni negli alvei, «È necessario iniziare ad abbattere le costruzioni abusive e puntare decisamente sulla delocalizzazione delle strutture a rischio», ha sottolineato Cogliati Dezza. In questo senso il Piano casa approvato dal governo di certo non aiuta, «in molti casi peggiora la situazione accrescendo i rischi, perché può consentire nuove deroghe senza alcun rispetto per le regole della prevenzione del rischio idrogeologico».



VIRUS E CONDONI
L'abusivismo per Guido Bertolaso, capo della protezione civile. è «il virus che ha interessato il nostro Paese » e va bloccato. Come funziona è chiaro: «Oggi è una capanna, tra sei mesi un insediamento più permanente, tra 12mesi ci saranno i mattoni, tra 36 mesi sarà condonato, e dopo 10 anni ci ritroviamo con quello che è successo a Giampilieri». Ma, aggiunge, «alla natura non gliene frega niente della sanatoria. Se non si imposta una cultura della prevenzione potremmo anche stanziare grandi somme di denaro ma non otterremmo alcun risultato». Cita i due fiumi, il Tevere e l’Aniene, dove «ci sono circoli sportivi frequentati da politici, magistrati, e alti funzionari che non sembrano accorgersi di niente». Resta da chiedersi se le stesse osservazioni il sottosegretario Bertolaso le abbia fatte anche a Berlusconi, di fronte a condoni e Piano casa. L’unica buona notizia è che l’82% dei comuni possiede un piano di emergenza da mettere in atto in caso di frana e alluvione che nel 54% dei casi è stato aggiornato negli ultimi due anni.

 

tratto da Il sole 24 ore

Bertolaso: «Per la messa in sicurezza delle scuole servono 13 miliardi»

di Nicoletta Cottone
25 novembre 2008

Il cedimento di un soffitto pesante, del peso di 150 chilogrammi al metro quadrato nella scuola di Rivoli ha travolto 17 studenti. Una vittima, Vito Scafidi, ancora 3 i ragazzi ricoverati in ospedale, uno in prognosi riservata. Sono in corso le indagini della magistratura. In aula alla Camera si è svolta l'informativa del Governo sul crollo della scuola di Rivoli. A riferire il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Guido Bertolaso, in assenza del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini che è in missione all'estero. Bertolaso ripercorre puntualmente l'accaduto. All'istituto Darwin di Rivoli, ha spiegato Bertolaso, non c'é stato un cedimento strutturale. Dai primi elementi quanto accaduto «sembra che sia stato causato dal cedimento di un controssoffito pesante di circa 150 kg per metro quadro ancorato al solaio della struttura e alla tubazione metallica appeso al solaio di copertura». Le lezioni sono sospese, riprenderanno lunedì, ma il Darwin «sarà ospitato in un altro edificio, i ragazzi saranno trasferiti». Bertolaso ha ribadito che «va terminata la vergogna della proroga della legge 626 nelle scuole. «Lo dobbiamo - ha detto Bertolaso - ai bimbi di San Giuliano di Puglia, a Vito. Non perdiamo un'occasione importante». L'applicazione della normativa 626/94 sulla messa in sicurezza dei luoghi di lavoro è sempre stata prorogata negli ultimi anni con decreti legge di fine anno. «La motivazione alle proroghe è sempre stata dettata da gravi carenze economiche e su queste proroghe - ha accusato Bertolaso - c'è sempre stata l'unanimità delle strutture centrali e degli enti locali interessati». Con il paradosso assurdo che «la legge madre sulla sicurezza nei luoghi di lavoro si applica quindi in tutte le realtà istituzionali del paese, fatta salva la scuola: è una condizione assolutamente inaccettabile».



Bertolaso ha specificato che «ciò che è avvenuto nel liceo Darwin di Rivoli non è una situazione episodica nelle scuole italiane d'epoca. Sappiamo che questo istituto é stato riconvertito come istituto scolastico e ha diversi anni di esistenza». Le scuole, ha proseguito il capo della Protezione Civile, «andrebbero sistematicamente sottoposte a manutenzione straordinaria ed è evidente che questi interventi siano ancora più urgenti nelle zone a rischio sismico». Situazioni, ha ricordato Bertolaso, divengono ancora più pericolose e bisognose di interventi urgenti nelle zone del paese che sono soggette a rischio sismico dove anche un terremoto relativamente lieve può determinare facilmente il crollo sistematico dei controsoffitti pesanti, delle tubazioni, degli elementi non strutturali ancorati, a volte assolutamente in modo precario.Indispensabile l'eliminazione dei controsoffitti pesanti e, dove é necessario l'eventuale sostituzione degli stessi con altri composti da materiale leggero.

La messa in sicurezza delle scuole già esistenti nelle scuole in zone a rischio richiede fondi non indifferenti. «Se si volesse intervenire in tutti i 57mila istituti del paese, soprattutto nelle zone sismiche, servirebbero circa 13 miliardi di euro per la messa a norma, una somma difficilmente sostenibile». Tuttavia, per gli interventi più urgenti il fabbisogno sarebbe di 4 miliardi di euro. Gli interventi nelle prime 100 scuole che hanno maggiore bisogno di intervento costeranno 75 milioni di euro: previste modalità di utilizzo più veloci. Le Regioni devono preparare un piano degli interventi più urgenti e necessari.

 
 
 
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