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La situazione Italiana

Post n°105 pubblicato il 28 Settembre 2009 da laletterascarletta
Foto di laletterascarletta

 

Il nostro paese è il primo consumatore d’acqua in Europa ed il terzo nel mondo dopo Usa e Canada. Pur avendo disponibilità superiori alla Germania e Francia soffriamo di annosi problemi dovuti alla cattiva gestione ed allo spreco. L’agricoltura consuma grandi quantità d’acqua con sistemi obsoleti d’irrigazione, mentre la rete di distribuzione perde un terzo dell’ACQUA trasportata. La legge che regolamenta la gestione dell’ACQUA è la n. 36 del 5/1/1994 detta “Legge Galli”. I fondamenti sono di assoluto valore etico in quanto, in base all’art. 1, tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà; qualsiasi utilizzo deve essere effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future. L’interesse pubblico viene salvaguardato dal possibile comportamento monopolistico del gestore privato. Quindi, se pur concessa al capitale privato, la gestione rimane sotto il controllo pubblico per la salvaguardia dei diritti dei consumatori, del controllo della qualità del servizio e delle tariffe applicate. In effetti la gestione è ancora delegata alle regioni, comuni e comunità locali, che operano autonomamente al di fuori di un efficiente programma di razionalizzazione nazionale. In realtà la situazione registrata in Italia da Legambiente, con un dossier pubblicato nel 2003 (anno internazionale dell’ACQUA) è ancora assai preoccupante. In quasi tutte le regioni esistono situazioni di pericolo idro-geologico, d’inquinamento e interventi della criminalità organizzata nella distribuzione dell’ACQUA Il Governo italiano ha ricevuto, nell’aprile del 2003, una lettera di messa in mora dalla Commissione Europea per la procedura d’infrazione, segnalata da Legambiente, per cattiva applicazione di direttive comunitarie a seguito dell’apertura di miniere a cielo aperto nelle vicinanze degli acquedotti nella Val di Lemme in Piemonte. Nel Mugello, le gallerie scavate per la ferrovia ad alta velocità hanno perforato alcune falde acquifere provocando la dispersione dimilioni di metri cubi d’acqua e, di fatto, l’essicazione di centinaia di sorgenti e pozzi. Milano che depura solo il 12% degli scarichi fognari, mentre l’88% dei liquami prodotti finisce nel fiume Lambro e quindi nel Po. Il Tevere è saccheggiato con attingimenti d’acqua per uso irriguo e industriale superiori alla sua portata, impoverito dal massiccio prelievo di sabbie lungo il suo corso oltre che rallentato con la costruzione di sbarramenti e dighe. La conseguente riduzione del trasporto solido del fiume ha generato l’erosione della costa e danni biologici alla fauna.  Emblematico è il caso dell’acquedotto Pugliese. Costruito oltre cento anni fa è il più lungoacquedotto europeo con 20 mila chilometri di tubature. Le tre regioni che da sempre ne usufruiscono - Puglia, Campania e Basilicata - hanno recentemente iniziato una disputa. Dopo il risanamento dell’azienda, nel 1998, l’Ente Acquedotto Pugliese fu trasformato in Spa con Decreto Legislativo 11/5/1999 n. 141. Al cambio di Governo, la società fu ceduta dallo Stato per 88% alla regione Puglia e per il 22% alla regione Basilicata sulla base della popolazione residente. La regione Campania, esclusa dalla divisione, rimise la questione al Presidente della Repubblica Ciampi in quanto le fonti dell’acquedotto si trovano anche il Irpinia, nella provincia di Avellino. La cessione alla regione Puglia fu presentata come un’occasione di sviluppo per il Sud, in previsione di massicci investimenti pubblici in infrastrutture e opere di risanamento della disastrata rete distributiva. Di fatto, dopo tre anni, l’AQP Spa non ha attivato nessun piano industriale e gli investimenti pubblici non sono stati stanziati
Ultima peculiarità tutta italiana riguarda il consumo dell’ACQUA  minerale in bottiglia. La pubblicità dell’ACQUA minerale, bene irrinunciabile quindi di per se poco bisognoso di pubblicità, invade la nostra vita quotidiana e ne siamo diventati i primi consumatori al mondo, malgrado l’ottima qualità  dell’ACQUA distribuita dagli acquedotti. La normativavigente prevede limiti strettissimi di sostanze tossiche e inquinanti nelle acque potabili distribuite, mentre per le acque minerali vige un regime diverso (dato il mancato recepimento della direttiva CEE 96/70 del 1996). Per esempio, nel dossier di Legambiente viene citata la possibilità che a parità di arsenico L’ACQUA potabile dell’acquedotto pubblico verrebbe vietata mentre quella in bottiglia potrebbe essere venduta liberamente. Ultimo effetto indiretto della diffusione esagerata dell’ACQUA  minerale riguarda l’inquinamento ambientale generato dallo smaltimento annuale di quasi 5 miliardi di bottiglie di plastica che, riciclate dai comuni mediamente solo per il 20%, inquinano per il restante 80% le discariche pubbliche.
 
 
 
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