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Le Mille Bolle Blu
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LA GESTIONE DELL'ACQUA
Post n°107 pubblicato il 28 Settembre 2009 da laletterascarletta
•Mentre da noi, gli slogan proliferano, acqua per tutti i gusti e per tutti i costi, da quella attinta in cima ad una vetta, purissima altissima levissima, a quella priva di sodio, per arrivare a quella di una nota marca francese per palati più delicati e più snob. •Se vivi in Africa e sei una donna e arrivi a casa con una quantità d'acqua che scarseggia rischi di litigare con tuo marito. Dove il deserto è terra ingrata, occorre mettersi in marcia per ore e ore, alla ricerca di pozzi, Centinaia di uomini e di donne assediati dalla necessità, fanno la fila alle fontane già dalle prime ore della notte e così il tempo trascorre nell'attesa del rumore dei primi scrosci, e a quel punto bisogna essere forti e cominciare a sgomitare per poter beneficiare di poche gocce dalla fontana. Neanche una goccia deve andare sprecata e il più delle volte i gestori dell'argento trasparente decidono chi deve beneficiarne ma è difficile protestare perché l'acqua è vita, anche se la sua conquista si traduce in lotta. • L'acqua è un bene preziosissimo per le popolazioni che vivono ai margini del deserto, ed ormai si vende in barili, vi ricordate dell'oro nero? Un barile deve durare almeno due giorni ammesso che si possa fare a meno di fare il bucato, il suo prezzo a barile e di 2 o 3 mila lire a barile. Così, la società dell'acqua ci racconta la storiella che servono dighe, che raddoppino la quantità d'acqua, ma questo significa anche gestione delle risorse, che generalmente si traduce in speculazione da parte dei finanziatori, certo tutto mascherato dietro i soliti aiuti internazionali. E' difficile, in questo stato di cose continuare a vivere nelle bidonville, le conseguenze della privatizzazione sono devastanti, è sempre più difficile mantenere un lavoro, riuscire a trovare un po' di riso e continuare a mandare i bambini a scuola. Con questi presupposti e con la prospettiva di esenzione dalle tasse, è semplice per le compagnie investitrici mantenere a basso costo la manodopera locale, nella più totale mancanza di garanzie sindacali, e godendo di una certa extraterritorialità. Presupposti che ovviamente ben dispongono le compagnie straniere all'investimento. I finanziatori hanno bisogno di garanzie, e questo significa privatizzare. La privatizzazione sperpera il patrimonio nazionale, proliferano i manifesti pubblicitari per gli investitori. Si sa, il ricco cerca sempre di portare le situazioni agli estremi. • I panorami attorno alle dighe, sono desolanti, e le proteste si moltiplicano. Materialmente,chi vive nei luoghi non può beneficiare di queste immense distese d'acqua, viene impedito a chi vive di pesca di continuare a farlo, i governi locali non riescono ad usufruire delle proprie risorse, sono incapaci di opporsi al potere delle multinazionali. Raccontano, che con l'attivazione della diga di Zigà ci sarà acqua per tutti e si potrà scegliere tra diverse miscele. Il 45% della popolazione civile vive al di sotto della soglia di povertà, è materialmente impossibile quindi che questa gente possa collegarsi all'acquedotto. •Siamo di fronte ad un paradosso, si sa che l'acqua scarseggia e che abbia assunto un potere strategico per chi ne detiene la maggiore quantità, ragion per cui visto che le multinazionali non sono un ente di beneficenza votata alla filantropia, il prezzo dell'acqua dovrà necessariamente aumentare, ciò non significa però che la gente sarà più ricca. Di fatti si configura per l'Africa una nuova periodo di colonizzazione. Con l'attivazione della diga di Zigà l'allacciamento all'acquedotto costerà solo trecento mila lire, vi pare possibile pagare con i salari attuali in Africa? •E intanto gran parte della situazione ricade sulle donne, le più fortunate raccattano. Raccattano qualsiasi cosa, ma il risultato che conseguono è schiena spezzata e figli falcidiati dalla diarrea. •l'acqua in gestione ai ricchi non può che tradursi nell'inferno per i poveri. •Prendere coscienza del problema da parte di noi occidentali significa comprendere le ragioni dell'immigrazione, clandestina o regolare che sia, mi pare che tutti noi siamo destinati, con la scarsità dell'acqua, in tempi neanche tanto lontani ma quanto mai apocalittici a divenire clandestini. •Morire di diarrea senza aver raggiunto i dieci anni di vita è scandaloso, questo accade per la pessima qualità dell'acqua che si ricava dai pozzi tradizionali che non sono sorgente di vita ma sinonimo di morte, l'acqua non può avere un prezzo,non può divenire un affare. •Davanti a tali sciagure, a tali spettacoli dettati dalla regia dell'umana scelleratezza, diventa intollerabile persino decidere di mantenere intatta la lucidità mentale che dovrebbe, uso il condizionale, caratterizzarci. •Diventa insostenibile continuare a rapportarsi con ciò che ci sta' attorno, se è questo il mondo che ridisegna i suoi confini attorno al nostro corpo. E' opprimente sentirsi impotente, non avere possibilità di controllo. Nonostante questo, cercare un punto d'incontro tra le necessità,resta un obiettivo fondamentale. Viviamo in una società di non vedenti per non accorgerci che il drastico sperpero delle risorse, ci conduce sull'orlo di un baratro, eppure ci vantiamo di aver tutti, degli occhi molto intelligenti e volti straordinari. •Siamo di un ritardo imbarazzante nell'affrontare le tematiche che stanno portando il nostro pianeta al collasso, è questa, la più che amara realtà, e quando qualcuno, facendosi carico di queste istanze, scende nelle nostre piazze a manifestare il proprio diniego, diviene il nemico numero uno, viene costretto entro argini d'incomprensione e additato come fomentatore o peggio ancora in taluni casi si rispolvera persino il codice Rocco e si comincia a contestare ai portavoce dei manifestanti persino il reato d'opinione, retaggio di un regime fascista, dimenticando che l'Italia gli preferì altro. Magari non quel che ebbe visto che ormai è risaputo che l'America intervenne con una massiccio investimento economico che garantisse la perdita delle elezioni da parte della sinistra italiana, ma questa è un'altra storia. |
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