CINEMA
Ieri, 29 aprile 2011, il signor Luciano Bianciardi, presidente della LUTEC, come di consueto ha parlato di “cinema”, davanti a un uditorio attento e numeroso. L’argomento centrale di questa conferenza, come anche di quella precedente, è stato “I grandi amori nel cinema”, a partire dai film del cosiddetto “neorealismo popolare” , nato in concomitanza con l’affievolirsi di quello senza aggettivi, esploso nell’immediato dopoguerra. Trovata la propria strada il “neorealismo popolare” sfrutta l’occasione con proficuo esito commerciale e di questo cinema è protagonista assoluto il sardo Amedeo Nazzari. Ed ecco quello che, a proposito di Nazzari, scrisse Vittorio Spinazzola, nel prendere in esame la “fioritura” del film popolare degli anni ’50. “I valori umani esaltati da Matarazzo (regista “principe” di questo tipo di cinema) e dai suoi emuli trovarono incarnazione esemplare nel volto accigliato, gli occhi onesti, il gestire breve di un attore che ha rappresentato uno dei maggiori fenomeni divistici del nostro cinema drammatico: Amedeo Nazzari.” (“Cinema e pubblico”, Bompiani, Milano, 1974)Il primo film, di cui ci sono state anche proposte alcune sequenze, è stato “L’amore è una cosa meravigliosa”, un film del 1955 diretto da Henry King, famoso soprattutto per la colonna sonora, scritta da Webster e da Sammy Fain (premiati con l'Oscar). La pellicola, interpretata da Jennifer Jones e William Holden, ebbe otto Nomination e tre Oscar, per la canzone, le musiche di Newman e i costumi. L’ambientazione è la Hong Kong degli anni '50, e l’idea di prendere un’attrice asiatica come protagonista venne filtrata con la storia di questa dottoressa “euroasiatica”, andata via dalla Cina alla morte del marito, che dedica tutto il suo tempo all'ospedale. L’incontro con il corrispondente americano Mark Elliott cambierà per sempre la vita della non più giovane Han Suyin. “L’amore è una cosa meravigliosa” è certamente uno fra i più popolari film sentimentali della storia del cinema. La storia narrata, tratta da un romanzo autobiografico di Han Suyin, ha tutti i requisiti del film strappalacrime, con al centro un amore viscerale fra due amanti, una dottoressa (Jennifer Jones) ed un giornalista (William Holden), ostacolato da tutti gli elementi pensabili (la guerra, la differenza di cultura, le malelingue, la moglie che non concede il divorzio, etc. etc.), e che, ovviamente, non può finire se non tragicamente. Insomma quello che si definirebbe un polpettone, senza concessioni di spazio a null’altro che all’amore, colmo come è di siparietti romantici fra i due protagonisti, i quali non perdono mai l’occasione per dichiarare il loro reciproco, viscerale sentimento. Logico pensare di starne alla larga se non si apprezza un certo tipo di materiale, ma il film è comunque apprezzabile per svariate note di merito: la sopracitata colonna sonora, indimenticabile; la coerenza dello spettacolo, che nasce e muore all’insegna del sentimentalismo; l’eleganza della confezione (ottime scenografie e costumi) e dello script, con mai una parola fuori posto, e, naturalmente, le appassionate interpretazioni dei protagonisti, con la Jones capace di coinvolgere lo spettatore nel suo folle innamoramento. A tal proposito, è curioso pensare che a cinepresa spenta l’attrice si lamentasse continuamente del suo partner, rivolgendogli raramente qualche parola. Per concludere, “L’amore è una cosa meravigliosa” è un classico fatto con mestiere, nel bene e nel male, e che con la stessa facilità può sia commuovere che stuccare. Quello di cui successivamente si è parlato è un film del 1965, non meno famoso né meno applaudito del precedente: “Il dottor Zivago”, diretto da David Lean d tratto dall'omonimo romanzo di Boris Leonidovič Pasternak, che nel 1958 vinse e, per le pressioni delle autorità sovietiche, respinse il Nobel. Il film fu presentato in concorso al 19º Festival di Cannes e vinse cinque Golden Globe e cinque Oscar, celebre quello per la musica, il "Tema di Lara", che vendette centinaia di migliaia di copie. Lean rimase, purtroppo, deluso per non avere ricevuto l'Oscar alla regia, che già aveva vinto precedentemente con Il ponte sul fiume Kwai e Lawrence d'Arabia. Jurij Zivago è un medico giovane, ad inizio carriera. Onesto, intelligente e capace è stato allevato dalla famiglia Gromeko. Stessa famiglia di Tonja, la donna che Jurij porterà all'altare. Ma proprio durante i suoi studi a Mosca, Jurij conosce e s'innamora di una bellissima ragazza di umili origini, Lara, dolce figliola di un sarto. Ma la giovane, durante la notte di Natale, uccide con un colpo di fucile l'amante della madre, un uomo senza scrupoli, che ha tentato di farle violenza. Deve perciò fuggire. E grazie all'amico Pasa, un rivoluzionario coraggioso e integerrimo, trova rifugio. L'uomo, che da sempre è innamorato di lei, le fa evitare la prigione, e Lara, per riconoscenza, lo sposa. Ma l'amore per Jurij è più forte del tempo e di qualsiasi altra circostanza. Il destino sembra compiacersi del loro indissolubile legame ed è sempre in agguato. Tanto che, durante la Rivoluzione, Lara e Jurij si rincontrano e non pongono freno alla passione che da sempre li unisce. Ma Tonja, la legittima moglie, scopre di essere in attesa del secondo figlio. E la notizia risulta dirompente e dolorosa per Lara.I due, lacerati quanto forti, si dividono nuovamente. E poco dopo Jurji viene accusato di attività anti-rivoluzionarie ed arruolato con urgenza fra i medici dell'Armata Rossa. Il tempo passa, le loro vite trascorrono separate da un dolore costante e sempre vivo. E quando, ormai vecchio, fra la folla moscovita, Jurij crede di intravvedere l'amato volto di Lara, il suo cuore triste non regge a tale emozione. È una delle storie d'amore più amate della storia del cinema. Record di prima visione nelle sale romane, dove è stato proiettato per 600 giorni consecutivi, la pellicola fa incetta di riconoscimenti, tra i quali figurano cinque Oscar: Miglior Sceneggiatura non originale, Miglior fotografia a colori, Miglior colonna sonora originale, Miglior scenografia e arredamento per film a colori, Migliori costumi. Oltre alle prestigiose statuette, conquista anche tre David di Donatello: Miglior produttore di un film straniero, Miglior regista straniero e Migliore attrice straniera. Ma il film se ottiene un incredibile successo di pubblico, non ottiene troppi elogi dalla critica. Resta, comunque, puntuale la ricostruzione di una Russia martoriata, effettuata in Spagna, e dell'intrecciarsi delicato e meticoloso delle vite personali dei personaggi, con il contesto storico nel quale sono inseriti. Straordinaria l'interpretazione drammatica di Omar Sharif. Se la sceneggiatura segue innamorata l’amore del capolavoro di un libro come “Il dottor Zivago” del genio russo Boris Pasternak, Premio Nobel per il romanzo nel 1958; se la regia è intensa e classica come le rigide atmosfere russe; se la recitazione incarna i ruoli riuscendo a fondere i lineamenti del libro con quelli del film; tutto questo rende un film capolavoro! Quelle storie mitiche e lontane della Russia dispersa all’interno dei suoi epici romanzi sono capaci di trasudare il calore e lo spirito nobile di una nazione sotto gelide coltri di neve insanguinate dalla Rivoluzione civile e culturale più intensa della Storia Umana. Epica è la storia di Yurij Andrèevic Zivago, medico e poeta nella sua Russia. Sposato alla cugina Tonja, in un legame d’affetto dolce e commovente, capace dell’unione e del perdono, ma travolto da una passione d’amore, impossibile da colmare e da domare, nel risuonare dell’incanto della musica di uno dei 5 Oscar del film. Maurice Jarre ha creato un tema capace di risuonare eternamente, unico nell’unire perfettamente la bellezza della melodia allo sviluppo delle immagini. “Il tema di Lara” scorre tra le immagini di quest’amore impossibile, diviso dalla Storia, dai Bolscevichi, dai Partigiani, ma mai dal tempo, che ritorna continuamente incontrando i suoi amanti anche tra distanze impossibili. E l’incontro più bello avviene nei Monti Urali, divisi da Inverni epici e da risvegli lucenti di Primavera; l’ultimo invece in un finale che non è ancora avvenuto, ognuno di noi libero di immaginarlo. La prima Guerra Mondiale sullo sfondo di Mosca appare dilaniata, le immagini di David Lean sono di una bellezza sconvolgente, inquadrature classiche capaci d’interpretare ogni frammento lasciandoci innamorati dello schermo durante le oltre tre ore del film. Omar Sharif e Julie Christie donano il loro volto illuminando i personaggi e mitizzando le loro figure nella poetica fantasia degli spettatori di ogni tempo, come l’arcobaleno finale, che accarezza la vista e ci disperde nel sogno. Sicuramente a uno dei migliori film dell’intera Storia del Cinema, scelto tra i 100 più bei film americani dall’American Film Institute.
Ultimo film di questa bellissima, e lunghissima, serata di cinema è stato “Espiazione” (Atonement), un film del 2007 diretto da Joe Wright, tratto dall'omonimo best seller di Ian McEwan. Il film, prodotto dalla Working Title Films, è stato girato nell'estate 2006 in Inghilterra. Seconda opera di Wright dopo Orgoglio e pregiudizio, è stato scelto per aprire la 64ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia il 29 Agosto 2007, partecipando come film in concorso, e facendo così di Joe Wright il più giovane regista ad inaugurare tale evento. Keira Knightley e Brenda Blethyn sono sotto la regia di Wright per la seconda volta dopo Orgoglio e pregiudizio.Distribuito dalla Universal Pictures, è uscito nelle sale italiane il 21 settembre 2007. Il film ha ricevuto 7 nomination agli Oscar 2008, vincendo il premio per la Miglior Colonna Sonora grazie al compositore pisano Dario Marianelli. Il tempo fa il suo corso, ma non risana le ferite. E se anche c'è un modo infinito per amare e per espiare le proprie colpe, le forze dell'amore, questa volta, non vincono su quelle che tentano di distruggerlo. Quello fatto attraverso il film è un viaggio nella coscienza degli opposti e nel turbine dei sentimenti, a diverse età e stati d'animo, centellinando ottimamente parole e scene, dall’omonimo e difficile romanzo di Ian McEwan. L'età dell’innocenza, questa volta, è messa in seria discussione, perché l'adolescenza di Briony, immersa nella natura attonita e sensuale di un Surrey estivo nell'anno 1935, manifesta segni di crudeltà emotiva, di pregiudizio sociale, di invasiva gelosia per la sorella Cecilia, interpretata da Keira Knightley. Le due vivono due stagioni contemporanee cronologicamente, ma abissalmente opposte sul piano umano e questa drammatica divisione-scissione, che porta anche a interpretare la realtà in modo diverso - ed è un ottimo, avvincente e moderno accorgimento di regia - non troverà guarigione alcuna. La passione di entrambe per Robbie - aitante e appassionato è l'attore James McAvoy - le travolge come la guerra imminente travolgerà nazione, famiglia, benessere, vite e futuro. Briony, autoritaria, prolifica autrice di sogni e finzione, che ha il volto magico e inquietante di Saoirse Ronan, inscenando con la menzogna una strategica e falsa accusa, offusca e distrugge la "stagione dei fiori" della loro vita bohémienne. Gli eventi precipitano, le armi ora sparano e in un superbo ingorgo di corpi e di follia sulla spiaggia di Dunkerque, descritto in un magistrale piano sequenza, Robbie sogna un ritorno che non avverrà. Non avverrà nulla di buono e di bene anche nella vita delle due sorelle, infermiere a Londra. I loro destini non si incrocieranno mai più. E la travolgente, appassionata confessione di Briony, invecchiata e romanziera famosa - magistrale la presenza di Vanessa Redgrave in questo finale inaspettato - non tradurrà mai il senso di rabbia in un moto di pietà. Il peccato di ùbris (tracotanza) dell'adolescente Briony troverà la sua nemesi finale. Il ticchettio di una macchina da scrivere che batte il tempo dell’amore e della vendetta continuerà per molti, forse, oltre lo schermo.
LinkVicino alla fontana -
VIDEOPLAYIn biblioteca -
VIDEOPLAYL'arresto -
VIDEOPLAYTre anni e mezzo dopo -
VIDEOPLAYBriony e il soldato -
VIDEOPLAYSulla spiaggia di Dunkerque -
VIDEOPLAYLa verità -
VIDEOPLAYClip finale -
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