CINEMA"La poesia e la denuncia sociale e politica nei film del grande Charlot". -Parte Quinta-CONSIDERAZIONI FINALI DI NINO DEJOSSO
Sentimento ed emozioni nell’opera di Charlie Chaplin Anche se Chaplin ha spesso dichiarato che il suo unico obiettivo era quello di far divertire il pubblico, non si può parlare dei suoi film senza considerare la grande carica emotiva e sentimentale che riescono a trasmettere a chi li vede. Man mano che il personaggio di Charlot si caratterizzava, la dimensione del sentimento emergeva in modo forte. Ha scritto nella sua autobiografia lo stesso Chaplin: “Ai tempi della Keystone il vagabondo era più libero e meno legato a una trama. Allora il suo cervello non lavorava quasi mai; funzionavano solo i suoi istinti, che miravano all’essenziale: un po’ di cibo, un po’ di calore e un tetto sulla testa. Ma ad ogni comica successiva il vagabono divenne più complesso. Nel personaggio cominciava a filtrare il sentimento (…). Trovai una soluzione pensando al vagabondo come a una specie di Pierrot. Sulla base di questa concezione ero più libero di esprimere una gamma di emozioni e di arricchire la comica di sfumature sentimentali” Ha scritto Timothy Lyons nel 1968: “Originariamente il linguaggio del cinema chapliniano è caratterizzato dal fondersi di opposte emozioni: pathos e humor. Il patetico è un sentimento di compassione o la comprensione che accompagna il dolore per l’umanità in una data situazione. Il pathos, invece, è basato su una identificazione sentimentalizzata e fortemente personale, con un desiderio di esprimere melanconia, senza riguardo alla drammaticità della situazione. Elementi che derivano da entrambe queste emozioni compongono il pathos, un’identificazione con l’umanità in una situazione di dolore”. La grande carica emotiva che riescono a trasmettere i film di Chaplin nascono proprio da questo: la fusione del comico e del tragico che riescono a far identificare lo spettatore con chi subisce ingiustizie e dolori, e reagisce a tutto questo guardando il mondo con gli occhi di un bambino e comportandosi come un Augusto si atteggia con il Clown Bianco: non prendendolo sul serio, scanzonandolo ma senza mai arrendersi e adattarsi alla logica crudele e cinica della realtà. Ecco quindi che Chaplin, nell’immaginario comune, appare come un attore e egista comico, mentre per la critica egli è soprattutto un autore serio o addirittura tragico, in cui il comico svolge un ruolo marginale o comunque subalterno. Questa non era certo l’intenzione di Chaplin, ma il risultato è di straordinario effetto. Scrive sempre Ejzenstejn: “L’amoralismo crudele dei comportamenti infantili (che sono il punto di vista di Chaplin nelle sue commedie) traspare dai suoi personaggi insieme a tutte le altre caratteristiche commoventi dell’infanzia (…). Di qui l’autenticità commoventi di Chaplin, che riesce quasi sempre a evitare la sentimentalità artificiosa”. Ed il segreto per evitare di scadere nel patetico sentimentalismo è quello un giusto mix; “quando intelletto e sentimento sono perfettamente equilibrati, allora abbiamo l’attore superlativo”.