Silvia Giancola - La clinica in Francia nel XIX secolo. Jean Martin Charcot. - PARTE PRIMA - Quanti in Italia conoscono Charcot? Pochissimi, se si escludono gli addetti ai lavori: medici, neurologi, psicologi. Infatti Charcot, medico e scienziato francese, è considerato il padre della neuropsichiatria moderna. I suoi studi sull'isteria lo condussero a importanti e innovative scoperte e considerazioni sulle malattie neurologiche e psichiche. In questa opera l'autrice, oltre a narrare la vita scientifica dello scienziato, ne elenca puntualmente e scrupolosamente i tanti successi che ne fecero uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi. Lo stesso Freud trasse dagli studi del "maestro" gli spunti per la nascita della psicoanalisi. Gli studi di Charcot sul sistema neurologico, iniziati con l'isteria, spaziarono su campi patologici confinanti: l'epilessia, l'amnesia, la psichiatria, malattie neurologiche e cerebrali collegate. Di tutto questo ci ha parlato ieri, in una simpatica, interessante ed apprezzata conferenza, la dottoressa Silvia Giancola. Prima del 1600 si può dire che la fisiologia esiste solo in quanto «anatomia animata», come la chiamavano allora i suoi creatori, e la si individua solo a fatica impastoiata come era tra la metafisica e i dogmi religiosi. Alla fine del XIX secolo la fisiologia riesce finalmente, anche se con notevole ritardo, come tutte le altre branche della scienza medica, a diversificarsi. Solo dopo il periodo rinascimentale contraddistinto dalla descrizione anatomica del corpo umano si afferma la fisiologia medica con la scoperta della circolazione del sangue ad opera di Harvey nel XVII secolo e dei meccanismi della generazione (Spallanzani), quelli della digestione (Réaumur, Spallanzani) e della respirazione dovuto a Lavoisier nel XVIII.Galeno aveva introdotto il concetto anatomico di malattia, sistema dottrinale fondato sul principio che la conoscenza della struttura fisica è la base su cui fondare la compresnione della malattia. Il concetto di malattia che la medicina scolastica lascia in eredità ai filosofi e ai medici dei tempi moderni è un concetto eclettico: comporta infatti delle incertezze, che favoriscono interpretazioni divergenti. La spiegazione della malattia può fermarsi alle cause efficienti o necessita invece del ricorso alle cause finali? I quattro umori del corpo umano sono i responsabili esclusivi della patogenesi ? Le affezioni patologiche derivano solo dal disequilibrio umorale, o anche dai disturbi somatici c/o psichici? Tutte queste domande, e molte altre ancora, restavano senza una risposta soddisfacente. All'inizio del XIX secolo, la medicina romantica dominava non soltanto in Germania, ma anche in Inghilterra, in Italia ed in Francia, dove la maggioranza dei medici, nella loro pratica quotidiana, si lasciavano guidare dai precetti della cosiddetta medicina fisiologica di Francois Broussais. René Théophile Laennec ebbe un approccio anatomo-clinico radicalmente nuovo. la lesione locale non era più, come nel pensiero di Morgagni, la causa prossima della malattia, e neppure, come pensavano i medici romantici, il suo effetto: essa era l'essenza della malattia, la sua definizione. Una frattura epistemologica separa la medicina anatomo-clinica parigina dalla patologia organica morgagnana. La clinica si orientava verso la ricerca e l'analisi delle lesioni interne, e voleva superare l'empirismo terapeutico per accedere all'osservazione dei cambiamenti morfologici nascosti nel corpo e spiegare i sintomi dando loro lo statuto di segni, bisognava che l'esame del paziente vivo fosse completato dall'autopsia del suo cadavere.Nel corso dei primi vent'anni del XIX secolo, fra i medici interessati allo sviluppo dell'anatomia patologica, si delinearono due tendenze. I partigiani della prima, come ad esempio Guillaume Dupuytren, volevano fondarla e svilupparla in quanto scienza autonoma, non chiusa entro i limiti della medicina clinica e dell'anatomia. Gli adepti della seconda, e in particolare Bayle e Laennec, tentarono invece di fondere la patologia anatomica e la medicina clinica in una sola disciplina. Francois Broussais realizzò il passaggio concettuale dalla medicina dei sintomi a quell delle lesioni, ma, generalizzando troppo, finì per tentar di ridurre tutte le malattie, somatiche o mentali che fossero, a infiammazioni gastrointestinali croniche. Nel 1819, Jean Lobstein inaugurò a Strasburgo la prima cattedra francese di anatomia patologica, e diei anni più tardi scrisse un trattato che classificava tutte le malattie secondo criteri anatomici, creando la nosologia psichiatrica, e accontentandosi di definire le malattie mentali come pure sindromi cliniche. Egli realizzò l'autopsia di un gran numero di cadaveri, la cui storia clinica era stata, in vita, accuratamente seguita durante il ricovero all'Ospedale Generale di Vienna. Per Rudolf Ludwig Karl Virchow (1821 – 1902) i fattori patogeni agiscono sulla cellula attraverso modificazioni fìsiche o chimiche, la qual cosa si manifesta biologicamente sotto forma di eccitazione, blocco o rallentamento di una o più funzioni cellulari.Dato che lo stesso fattore può agire in modo diverso su cellule diverse, l'essenza della malattia, l’ens morbi, risiede nella cellula stessa, cioè nella sua disposizione interna, nella sua vita propria. Quasi tutte le sue esperienze consistettero nella creazione artificiale di stati morbosi. Claude Bernard cercò sempre di determinare le condizioni, le concatenazioni e le caratteristiche «normali» delle funzioni vitali, esagerandole o deviandole. Fu lo studio della malattia a permettergli la conoscenza del funzionamento della vita in buona salute. L'idea che Bernard si faceva della malattia era dominata dal postulato secondo il quale le differenze fra il fisiologico e il patologico sono soltanto di ordine quantitativo. Per giustificare la medicina sperimentale, Bernard ha insistito su altri due postulati: il rigoroso determinismo degli agenti vitali, e quindi anche della malattia, e l'analogia fra la concettualizzazione della malattia nell'uomo e il modello della malattia animale.Rudolph Hermann Lotze e Jacobe Henle insistettero sulla necessità di sostituire la nozione aristotelica di càusa con quella di Kant. I limiti fra le cause che dispongono alla malattia e quelle che la scatenano sembravano loro mal definiti. Agostino Bassi aveva fornito la prima prova sperimentale che una malattia - non umana, ma che colpisce i bachi da seta – proviene dall'infezione provocata da un essere vivente microscopico. Friedrich Martius fondò la Konstitutionspathologie (patologia costituzionale). A partire dal 1898, abbandonò il concetto di causa esterna e lo sostituì con quelli di «momenti scatenanti» (ad esempio l'esposizione al freddo), di «eccitanti» (ad esempio certi veleni) e di «provocatori» (ad esempio i microbi patogeni). Le malattie che gli servirono da modello furono la nevrastenia,il raffreddore e l'achilia gastrica. Nel sistema medico di Martius, il fattore centrale della patogenesi è la costituzione, definita nel 1900 come l'insieme delle tendenze specifiche dell'organismo. Secondo Martius, la'costituzione è fondamentalmente innata, seppur modificabile dal vissuto individuale. La nozione di costituzione individuale venne particolarmente apprezzata dalla medicina italiana grazie all'opera di Giacinto Viola e di Nicola Pende. Sfortunatamente, le loro riflessioni a proposito del significato medico della costituzione, assolutamente legittime sul piano scientifico, verranno distorte dal darwinismo sociale e sfruttate nel contesto ideologico del nazismo e del fascismo. Nel 1908, il medico inglese Archibald Edward Garrod dimostrò che l'alcaptonuria (una malattia definita dalla presenza nelle urine di un prodotto metabolico anormale) si trasmette geneticamente come un carattere mendeliano recessivo. Avendo scoperto che questa malattia consiste essenzialmente nell'assenza congenita di un enzima, Garrod coniò il concetto di «errore innato di metabolismo» (inborn error of metabolism) e affermò che certe malattie non sono altro che la trasformazione di uno o diversi geni, contenuti nei cromosomi delle cellule germinali. Il termine di errore indica che Garrod ha fatto un passo decisivo verso la nozione di malattia come difetto di un programma biologico. Se è vero che la malattia investe la persona nel suo insieme, allora la psiche vi è necessariamente coinvolta. A valle, la malattia è sofferenza, sotto forma di dolore, di diminuzione delle capacità psichiche o di frustrazioni sociali. A monte, la causalità psichica, elusa dalla maggior parte dei modelli medici della malattia. La moderna riabilitazione della psiche nella ricerca medica è iniziata grazie all'opera di Jean Martin Charcot. Attraverso le nevrosi, nella fattispecie lo studio dell'isteria di conversione, venne individuato un preciso rapporto causale fra i disordini psichici e i sintomi corporei. La fondazione della psicoanalisi da parte di Sigmund Freud nei primi anni del nostro secolo ha aperto poi orizzonti nuovi. La causalità psichica era sfuggita agli sguardi scrutatori dei clinici perché si situa al di fuori, o meglio al di sotto della coscienza.