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« Il lato oscuroFrammenti »

Parti intime

Post n°183 pubblicato il 28 Novembre 2011 da edy.21

 Ogni tanto sfioro il pudore dei vecchi. Le vergogne, dicono. Un tabù, siamo abituati a pensare. Come se le forme del decoro, la timida ritrosia, il velo di orgoglio del mistero fossero retaggio di un costume ipocritamente abbottonato, una sciocca schiavitù, una forzatura della morale.

Chissà.

Eppure mi sorprendo a godere di quella tenace resistenza alla libertà discinta. Come se insieme alle parti intime fossero la volontà e la convinzione. Un’essenza da difendere, per rispetto innanzi tutto. Che a spogliarsi di ogni remora e cura c’è sempre tempo, sembrano pensare.

E’ intima la parte che non è da lasciar violare dall’indiscrezione, dalla smania, dalla leggerezza. Ma, al più, da donare alla confidenza amorevole, al legame della vita, ai privati e autentici affetti.

Ora che esibire, più che audacia o sfrontatezza, è addirittura banalità quotidiana e lo spazio sottile dell’immaginazione è solo una partita chiassosa tra strisce di stoffa, pizzi e microlunghezze il corpo prorompe, si spalma davanti agli occhi, si mostra ai pensieri, si impone ben oltre ogni fantasia.

Fino a rappresentare. Fino a raccontare. Fino a sovrapporsi, forse. Che di intimo, è vero, resta l’anima. Ma quasi sempre inesplorata, confusa, annebbiata dai fianchi, dalla bocca, dai pettorali scolpiti. E’ paradossale che i nervi scoperti della crisi economica e sociale lascino ancora tempo, spazio, energia per il culto smodato della fisicità. E’ paradossale che l’immagine abbia assorbito sforzi e attenzioni ma abbia travolto quel ritegno delicato e prezioso che era fascino e mistero di uomini e donne.

Non c’è più gioco. E non c’è più decenza, dice la signora Emilia.

Non so. A me piacciono i vecchi che arrossiscono, i vecchi che nascondono le virtù, i vecchi che sono fieri della carnalità accudita e coperta. Mi piacciono quelli che infilano nell’ago il filo e cuciono le associazioni. Tra l’intimità e l’interiorità. Tra quella tensione emotiva che corre sulla pelle e nel cuore e il portamento dignitoso, impeccabile.

Non è un soffio moraleggiante. E’ una questione più spirituale.

 
 
 
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