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Per la libertà dei popoli europei e la valorizzazione delle culture locali, per un federalismo che permetta ai cittadini di decidere direttamente per il bene del proprio territorio, per difendere la civiltà contro la barbarie del 3° millennio!

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IL BUFFON MORTADELLON TORNA A CASA!!!

Post n°38 pubblicato il 22 Febbraio 2007 da legaitaliana2006

AVETE VISTO CHI AVETE VOTATO? BRAVI BEOTI!

ROMA (Reuters) - Il Senato non ha approvato oggi la mozione della maggioranza di sostegno alla politica estera del governo innescando nelle file dell'opposizione la richiesta di dimissioni del governo Prodi.

Hanno votato no 136 senatori e 24 si sono astenuti, mentre i sì sono stati 158, due in meno della maggioranza richiesta di 160 voti.

La mozione non è un voto di fiducia e dunque l'esecutivo non è formalmente obbligato a dimettersi dal punto di vista della Costituzione, ma il presidente del Consiglio Romano Prodi incontrerà alle 19 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano "per informarlo della situazione alla luce del voto odierno al Senato".

Ieri il ministro degli Esteri Massimo D'Alema aveva detto che senza maggioranza sulla politica estera un governo si deve dimettere . "Il governo deve continuare", ha detto poco fa il leader di Rifondazione comunista Franco Giordano.

Secondo una fonte politica della maggioranza "l'ipotesi più probabile a questo punto è che il governo Prodi venga rinviato alle Camere dal presidente della Repubblica per un voto di fiducia che si suppone possa essere positivo".

In Parlamento però non si esclude neanche che Prodi possa rimettere il mandato già stasera.

Sebbene lo stesso parlamentare dell'Ulivo dia per scontate le dimissioni del ministro degli Esteri "la cui politica è stata oggi bocciata dal Senato e che Prodi prenda l'interim", il leader di Rifondazione al Senato, Giovanni Russo Spena, ha detto che "D'Alema non ha annunciato le sue dimissioni".

In precedenza la capogruppo dell'Ulivo al Senato, Anna Finocchiaro, aveva detto che D'Alema avrebbe illustrato quanto prima a Napolitano quanto accaduto a Palazzo Madama.

Il ministro degli Esteri, con il segretario Ds Piero Fassino, è in questo momento a Palazzo Chigi, dove si trova Prodi.

Il ministro della Giustizia Clemente Mastella, lasciando il Senato dopo il voto, ha commentato coi giornalisti: "Meglio prima che dopo, ci sono problemi seri che vanno affrontati".

Finora non è stato convocato alcun vertice di governo e il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha deciso di non cambiare i suoi programmi ed è partito per Bruxelles dove domani parteciperà alla riunione del Consiglio Ue.

 
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Moschee, l’invasione silenziosa: in Italia sono già più di 600

Post n°37 pubblicato il 30 Dicembre 2006 da legaitaliana2006

Moschee, l’invasione silenziosa: in Italia sono già più di 600

La cifra esatta pare impossibile da ottenere. E grande è la reticenza dei rappresentanti delle comunità islamiche in Italia quando si rivolge loro la domanda. Ma tra mezze ammissioni e silenzi imbarazzati, un dato finalmente emerge: le moschee in Italia sono ben più di 600, oltre la metà delle quali situate nel Nord. Il che significa che i luoghi di culto riservati ai musulmani nel nostro Paese sono più che triplicati nel giro di cinque anni. E di mezzo ci sono i furbetti...



1)

Moschee, l’invasione silenziosa: in Italia sono già più di 600

Tra silenzi imbarazzati e mezze ammissioni, la scoperta che nel nostro Paese negli ultimi 5 anni i luoghi di preghiera islamici sono più che triplicati
Domanda semplice: quante sono le moschee in Italia? Mistero. Lo ignora l'Ucoii, l'Unione delle comunità islamiche nata dall'organizzazione radicale dei Fratelli musulmani e protagonista delle roventi polemiche estive contro Israele, che è il gruppo cui è legato il numero maggiore di locali di preghiera nel nostro Paese. Non lo sa la Lega musulmana, dalla quale dipendono il Centro culturale islamico d'Italia e la moschea di Roma. Non filtrano dati precisi nemmeno dal ministero dell'Interno, cui pure fa capo la Consulta islamica. La stessa Consulta nega che sia affar suo. In sostanza, non se ne occupa nessuno. Niente censimenti che diano un'idea della dimensione complessiva di un fenomeno in crescita tanto silenziosa quanto costante.
Altra domanda: si tace perché si ignora, oppure perché si vuole mantenere il segreto? Anche questo interrogativo è destinato a restare insoluto. Circolano soltanto voci difficili da verificare. A Colle Val d'Elsa, nell'incandescente terra di Siena dove è in costruzione una nuova, grande e contestatissima moschea, l'imam Ferras Jabareen (senza però specificare la fonte) parla di 612 associazioni islamiche con luogo di preghiera annesso. Cifra ridimensionata da Hamza Piccardo, portavoce dell'Ucoii, che ammette di conoscere 250 indirizzi, di cui 160 direttamente legati alla sua associazione: ma l'elenco dettagliato dei centri islamici (città, recapito e telefono) è stato cancellato dal sito Internet dell'Unione.
IGNORANZA E MISTERI
Nel 2002, quando le cose erano un po' più trasparenti, l'Ucoii dichiarava ufficialmente 133 luoghi di culto, più altri 120 segnalati ma non verificati, più un altro centinaio di centri sorti qua e là disordinatamente, senza pianificazione. In totale, circa 350. Appena un anno prima Magdi Allam, nel libro «Islam, Italia», ne contava 214 distinti in quattro tipi: le tre moschee vere e proprie (a Roma, Catania, Segrate, con tempio e minareto); una trentina di centri culturali islamici; un'ottantina di centri islamici e un centinaio di semplici luoghi di culto. Siamo alle soglie del 2007. Se si considera l'aumento dei musulmani in Italia e il consolidarsi delle comunità, l'ipotesi di 600 moschee non solo verrebbe confermata ma potrebbe rivelarsi addirittura riduttiva. A queste vanno aggiunte le sale di preghiera delle varie confraternite musulmane come per esempio quella della muridiya, che trova adepti soprattutto tra i senegalesi e ha la capitale a Pontevico (Brescia), dove una vecchia fabbrica di biciclette è stata trasformata nel più grande luogo di culto murid d'Europa.
Sul web si trovano elenchi dai quali si possono ricostruire quasi 400 riferimenti, dai circoli regolarmente costituiti fino a semplici indirizzi di posta elettronica di aspiranti imam. La maggiore concentrazione (oltre la metà) è al nord: 55 in Piemonte, 65 in Lombardia, 35 in Veneto, una decina in Friuli, oltre 20 in Liguria, una cinquantina scarsa in Emilia Romagna e una dozzina in Trentino Alto Adige. Perché al nord? «In realtà la terza comunità islamica italiana è a Napoli - dice Piccardo - ma le moschee nascono dove c'è stabilità. E la stabilità presuppone il lavoro, mentre il sud è la patria del precariato e del lavoro nero». Comunque, stando a Internet, in Campania le associazioni islamiche sono quasi una trentina.
UNA RIPRODUZIONE RAPIDA
Dunque, la moltiplicazione delle moschee significa che l'islam, seconda religione più diffusa in Italia, si consolida di anno in anno. Secondo uno studio del ministero dell'Interno basato sui dati del dossier annuale Caritas-Migrantes, è praticata da oltre 1.200.000 persone, circa il 2,5 per cento della popolazione. Numero destinato a crescere rapidamente, visto che un bambino su 10 è straniero (addirittura 1 su 5 nelle regioni del Nord).
Ma non c'è soltanto il fattore demografico: è anche aumentato il numero dei musulmani praticanti. Nel 2001 Allam sosteneva che non più del 5 per cento degli maomettani seguisse rigorosamente i precetti del Corano. Ora gli studiosi sostengono che la quota ha superato il 20 per cento. E basterebbe girare per i quartieri a forte presenza straniera per constatare quanto siano aumentati i veli. Dopo l'11 settembre 2001 i gruppi più radicali si sono rinsaldati, i fedeli più lontani sono stati «re-islamizzati» e costretti ad allontanarsi dagli influssi occidentali. Così la sempre più estesa rete di moschee, oltre a consentire le pratiche rituali di una galassia polverizzata di fedeli, serve anche a riprendere il controllo dei musulmani tiepidi, moderati o laicizzati e ad accrescere il peso delle organizzazioni come l'Ucoii.
GLI STATUTI IN FAC-SIMILE
Formalmente, in mancanza di una forma di concordato, non si potrebbe parlare di moschee se non per l'edificio di Roma. Per aprire un luogo di preghiera si costituisce un centro o associazione islamica (bastano tre persone: presidente, segretario e tesoriere), registrarla in Comune o in Provincia sborsando poche decine di euro e affittare un locale. Di solito gli statuti sono basati sui modelli distribuiti dall'Ucoii.
I musulmani pregano in garage, palestre, scantinati, magazzini, capannoni industriali abbandonati, stanzette concesse sui luoghi di lavoro. Nulla di paragonabile con lo splendore dei grandi templi moreschi della Spagna meridionale o di Istanbul; del resto le moschee non sono templi consacrati come le chiese cristiane e gli arredi sono ridotti al minimo: un locale per le abluzioni rituali, scaffali per le scarpe, tappeti sgargianti, un leggio che sostituisce il pulpito dell'imam, una nicchia orientata verso la Mecca. La sacralità è garantita dal semplice fatto che qualcuno si prostri in direzione della pietra nera e reciti le preghiere rituali.
IMAM, CARRIERE VELOCI
Gli imam, cioè i «dottori» coranici, vengono scelti dalle varie comunità. Nei Paesi dove l'islam è religione di stato le cose non funzionano così: è il ministero degli Affari di culto che nomina i predicatori, accerta che conoscano il Corano e la legge del Profeta, sorveglia che cosa dicono e cosa fanno. Controlli ferrei: mentre da noi le moschee raddoppiano, in Marocco l'anno scorso ne sono state chiuse 145. Soltanto l'imam della grande moschea di Roma viene designato da una delle massime autorità islamiche mondiali. Lo scorso giugno, alla morte di Mahmoud Shweita, il Grande imam egiziano dell'università di al-Azhar, Mohammed Sayyed Tantawi, ha spedito a Roma il quarantanovenne cairota Ala Eddin Mohammed Ismail el Ghobashy. Il quale ha dovuto aspettare tre mesi per prendere possesso della moschea in attesa del visto e di sistemare le questioni familiari.
Per il resto, da noi si diventa imam per autocandidatura confermata dai pochi praticanti. Jabareen, per fare un esempio, fisioterapista in una clinica di Firenze e fautore di una moschea per migliaia di fedeli, è stato investito da 95 elettori. Gli imam italiani fanno i lavori più diversi: quello di Carpi (Modena), un ex giornalista pakistano, è responsabile di produzione in una azienda tessile; quello di San Giovanni in Persiceto (Bologna) vive di sussidi comunali; a Torino Bouriqui Bouchta, espulso il 6 settembre 2005, gestiva tre macellerie halal. L'imam di Casalmaggiore (Cremona), operaio in un'azienda chimica, ammette che non serve nessuna specifica preparazione teologica: «Nessun conduttore ha avuto una formazione esterna. Abbiamo imparato il Corano e gli Hadith diventando adulti nei nostri Paesi di origine. Da 1565 anni il Corano non cambia. Non possiamo certo essere noi poveracci quelli che mettono in discussione la legge islamica».
Accade così che vengano eletti non i più dotti ma i più loquaci, i più intraprendenti, i più legati alle varie organizzazioni. Non ci sono controlli, e se ne lamentano gli stessi moderati che chiedono allo Stato un'intesa complessiva (cioè che riguardi anche questioni come le scuole islamiche, la macellazione rituale, le sepolture). Nessuna garanzia sull'ortodossia della predicazione, sulla precedente formazione culturale e religiosa, sulla conduzione delle attività dei centri. E tra insegnamento religioso e centrale di indottrinamento il confine è quanto mai sottile. (1. Continua)
di Stefano Filippi
Il Giornale n. 304 del 2006-12-24 pagina 6

 
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Da Prodi per Prodi

Post n°36 pubblicato il 29 Dicembre 2006 da legaitaliana2006

Da Prodi per Prodi

 

Zitto zitto, il premier ha rinnovato il contratto statale a suo fratello. E ha pure partecipato al voto. E attaccava le leggi ad personam di Berlusconi...

 

 E Prodi ha rinnovato il contratto di lavoro al fratellino

Di: Camelotdestraideale

E leggi ad personam di qua, e leggi ad personam di là.

E uso dello stato per arricchimento personale, chè tanto lo stato è mio e me lo gestisco io.

Parola di Caimano?

Ma de che!

Parola di Romano Prodi.

Il quale, per invertire la tendenza introdotta dal suo predecessore - il nano di Arcore - ha pensato bene, nel corso del Consiglio dei Ministri che si è tenuto venerdì 22 dicembre, di far approvare una proroga contenuta nel cosiddetto decreto “milleproroghe“.

Con la quale, sic et sempliciter, ha rinnovato il contratto al fratellino, Franco Prodi.

Il quale, per bontà del suo amatissimo Romano, continuerà a ricoprire l’incarico di direttore dell’istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr.

Il tutto è avvenuto, ovviamente, senza che l’Augusto Romano Prodi abbandonasse il Consiglio dei Ministri.

Insomma ha partecipato alla votazione.

Diversamente dal suo predecessore, che almeno il gesto di alzarsi e di non partecipare ad una deliberazione nella quale egli si trovasse in “conflitto d’interessi”, lo faceva.

Che dire: “La serietà al governo”.

Contenti voi..

Tratto da: www.camelotdestraideale.it

 
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FARAONICO CENONE AL MINISTERO DEL TESORO…

Post n°35 pubblicato il 23 Dicembre 2006 da legaitaliana2006

I dipendenti del ministero del Tesoro (dal fattorino ai capi dipartimento), su cui regnano i super-tassatori Visco e Padoa Schioppa, si divideranno questo Natale una «gratifica» di 447 milioni di euro. Pari a circa 900 miliardi di vecchie lire. E con il beneplacito dei sindacati.
Sì, avete letto bene.
Se volete leggete meglio…




Morto Welby: trovarne un altro subito...
… Altrimenti gli italiani apprendono notizie sul governo Prodi e sui miliardari di Stato che questo governo rappresenta e difende, protegge e crea.
Per esempio, i contribuenti potrebbero farsi domande sullo splendido, ricchissimo Natale che attende i dipendenti del ministero del Tesoro, su cui regnano i super-tassatori Visco e Padoa Schioppa.
Costoro, tra personale e dirigenti, si divideranno una «gratifica» di 447 milioni di euro.
Pari a circa 900 miliardi di vecchie lire.
Sì, avete letto bene.
Come funziona il trucco, lo ha spiegato Dagospia, in un articolo segnalatoci dal lettore Simoncini.
La Finanziaria del 2004 (dunque il responsabile è Tremonti) previde una «doppia retribuzione fuori contratto» per dirigenti e dipendenti, legata «ai risparmi di spesa effettuati su tutti i capitoli di bilancio dello Stato». Sic.
Fanno i risparmi, e se li mangiano loro.
Di fatto, ogni dipendente ha ricevuto da allora, oltre allo stipendio e alla tredicesima, 10 mila euro il fattorino, e fino a 16,5 mila euro (lordi) gli altri impiegati, secondo il grado; per i direttori generali, da 28 a 45 mila euro.
Per i capi dipartimento la fetta più grossa, perché questi dipendenti pubblici (in quanto pagati dai contribuenti) godono di contratto di dirigenti privati, perché, si sa, hanno un genio manageriale che va compensato secondo «il mercato», anche se il mercato non ha nulla a che fare con loro: personalità come il Ragioniere Generale dello Stato, il Capo Dipartimento, il Capo di gabinetto, il Capo degli uffici legislativi, che già prendono sui 400 mila euro l'anno, si sono aggiudicati anche la gratifica fuori contratto di 175 mila euro a testa.
Natale d'oro per i miliardari di Stato.
A noi le tasse, la frusta, la disciplina, la flessibilità: a loro i miliardi.
Nessun aumento per i poliziotti e i vigili del fuoco, i soli dipendenti pubblici di cui la gente ha bisogno: a lorsignori, la torta di 900 miliardi da spartisti.
Niente per la ricerca, tutto per i burocrati.
Ma non è finita qui.
La commissione Affari Costituzionali (presidente Violante) ha votato all'unanimità per sopprimere questa gratifica.
Senza esito alcuno.
Nelle intricate 300 pagine del maxi-emendamento, la gratifica è rimasta.
Il che non è affatto strano: il maxi-emendamento è stato stilato dai dirigenti del Tesoro, quelli stessi che godono della gratifica miliardaria.
Nell'opera altamente illegale di vanificare il dettato del potere legislativo si sono distinti i sindacati, CGIL CISl e UIL.
Hanno mobilitato gli impiegati del ministero, che a quanto pare hanno inscenato manifestazioni nei corridoi del palazzo.
Immediatamente, sono stati rassicurati da Visco in persona: la gratifica resta e resterà.
Per quali meriti venga riscossa la super-gratifica è detto chiaro: «per le maggiori entrate dalla vendita degli immobili di Stato, per risparmi di spesa sugli interessi», per le somme riscosse in più nel controllo fiscale.
Dunque, come spiega l'articolo su Dagospia, le riduzioni dei servizi pubblici dati ai cittadini grazie al governo Prodi-Schioppa, si traducono in un vantaggio per i miliardari del Tesoro.
«Meno opere pubbliche, meno incentivi allo sviluppo, più sacrifici, più vendite di beni pubblici [pagati da noi], più ticket, più chiusure di uffici ed ospedali significano più soldi nelle loro tasche».
E' la precisa descrizione del regime in cui viviamo: la dittatura totalitaria delle burocrazie inadempienti, che si riempiono i piatti (d'oro) scarnificando le famiglie italiane.
Così si capisce come mai l'introito fiscale aumenta dell'11 % all'anno, mentre l'economia si sviluppa dell'1 %: questi ormai stanno tagliando la polpa all'osso, e l'osso è il nostro.
Così si capisce come mai i finanzieri esibiscano trionfalmente le loro scoperte: beccati 7 mila evasori totali, che secondo loro hanno nascosto un reddito di 15,3 miliardi di euro.
E' una cifra puramente fantastica, come spiega l'imprenditore dai pensieri in libertà nel suo blog.
Ciascuno degli evasori, 6950, dovrebbe avere avuto un fatturato di 3 milioni a testa, 6 miliardi di vecchie lire.
«E secondo voi con i tempi che corrono e i continui controlli che ci sono veramente si riesce a mettere in piedi un business da milioni di euro (che comporta parecchi dipendenti, struttura, trasporti, pagamenti, ecc) come evasori totali?».
Di solito, queste scoperte annunciate finiscono poi per recuperare l'1 o il 2 % di quanto annunciato dalla buro-dittatura, con uno strascico costosissimo di ricorsi e cause in tribunale.
Ma non importa.
L'esibizione dei successi nella mitica «lotta all'inflazione» serve, anche per aumentare la gratifica di lorsignori, collegata ai «recuperi fiscali».
E non crediate che, scoperto lo scandaloso trattamento natalizio dei miliardari del Tesoro, esso venga soppresso.
Sta avvenendo il contrario: i dipendenti degli altri ministeri sono in subbuglio per la gratifica dei «furbetti di via XX Settembre», vogliono anche loro la «doppia retribuzione fuori contratto».
Vedrete che CGIL CISL e UIL faranno faville - nei corridoi dei ministeri, fuori dallo sguardo dei contribuenti - per rimediare a questa ingiustizia.
Non a caso, i sindacati dedicano la loro missione alla difesa dei lavoratori.
Visco rassicurerà, perché quelli sono i «lavoratori» secondo lui, e i votanti per la sedicente «sinistra».
Nella prossima Finanziaria, nel maxi-emendamento finale di 300 e passa pagine con migliaia di commi incomprensibili, ci sarà la gratifica anche per l'ultimo archivista di prima nomina di ogni ministero.
E sarà votato con la fiducia, ossia senza discussione né esame.
E poi, protesteranno i dipendenti delle Regioni, delle province, dei consigli di zona.
Ma rallegratevi, o contribuenti dissanguati: non è tutto pubblico nel regime, entra dalla porta principale «il privato», il «mercato».
Provate a indovinare: sotto forma di Goldman Sachs.
Padoa Schioppa ha assunto la Goldman Sachs come consulente per studiare il futuro ruolo della Cassa Depositi e Prestiti.
Perché Prodi, ossia l'ex dirigente Goldman Sachs, vuol trasformare la Cassa Depositi e Prestiti in una nuova IRI come a lui conviene.
Lo ha dimostrato col suo tentativo di ri-statalizzare Telecom, per ora fallito.
La Goldman dovrà appunto mettere a punto i trucchi e gli inghippi per aggirare le leggi, nazionali ed europee, che ostacolano il piano.
Per esempio, Prodi vuole che i fondi della Cassa raccolti col risparmio postale siano usati per «le infrastrutture» (la legge vieta quest'uso del risparmio postale, risparmio dei poveri).
E Bruxelles ha da ridire sul fatto che la Cassa sia fuori dal bilancio consolidato dello stato: se dovesse entrarci, su ordine europeo, il buco del debito pubblico ora mascherato sarebbe più vasto di quello che appare oggi.
Inoltre, le norme europee ingiungono che le fondazioni bancarie (tutte così amiche di Prodi) escano dalla Cassa Depositi e Prestiti: attualmente ne detengono il 30 % del capitale; dovrebbero scendere al 5 %.
Come ritardare questo evento, o magari impedirlo in eterno?
Questo dovrà pensare la Goldman Sachs, che dei trucchi è la riconosciuta massima competente mondiale: non a caso un suo dirigente altissimo è oggi capo del Tesoro americano, ossia dell'economia più fallita del pianeta.
Quanto ci costerà quella consulenza - che dovrebbe pagare Prodi, visto che è lui il beneficiario - è un segreto di Stato.
Come tutto il resto, per quanto riguarda i privilegi delle burocrazie che ci tengono lo stivale sul collo.
Ecco perchè Welby morto, occorre trovarne subito un altro.
E' il piacere specifico che Pannella fa al regime: trovare un moribondo, fargli spedire lettere che scrive lui (Pannella), agitare il problema inesistente.
Italiani, non pensate alla gratifica del Tesoro!
Dite piuttosto la vostra sull'eutanasia!
Siete pro o contro? E che ne pensate dei PACS?
Parlate, discutete, dividetevi su questo: siamo o no in democrazia?

di Maurizio Blondet
EFFEDIEFFE - 21/12/2006

 
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POVERE FAMIGLIE!

Post n°34 pubblicato il 20 Novembre 2006 da legaitaliana2006

Finanziaria: stangata da 251 euroSarà l'aggravio medio secondo l'Adusbef

Sarà una stangata da 5,5 miliardi quella che si abbatterà sulle famiglie italiane secondo i calcoli dell'associazione consumatori Adusbef. Tra rincari, nuove tasse e aumenti dei ticket, l'aggravio sarà di 251 euro per ogni nucleo familiare se la legge resterà così com'è e sarà approvata senza modifiche anche dal Senato.

L'associazione dei consumatori ha fatto dunque una stima sulle spese aggiuntive che ci aspettano dopo che la manovra diventerà legge, stilando un elenco che riassume le principali voci di costo a carico dei cittadini.

Il presidente dell'associazione, Elio Lannutti, giudica positivamente l'eliminazione della tassa di soggiorno e dell'obbligo di assicurare la casa di proprietà contro le calamità naturali. Bene il ripristino del 5 per mille sull'Irpef a favore del volontariato; la norma "antifurbetti" che aumenta, a partire dal 2009, del 9,5% l'aliquota da applicare alle plusvalenze realizzate dalla compravendita di immobili posseduti per meno di 5 anni; i tagli agli sprechi dei ministeri. "Ma restano troppe ombre", come l'aumento del bollo per auto e moto; i rincari dei ticket del pronto soccorso; la detrazione del 20% sul prezzo pagato per frigoriferi nuovi ad alto risparmio energetico e tv con sintonizzatore digitale, perchè favorisce "imprese 'amiche' già beneficiate dal cuneo fiscale".

Negativi anche i tagli agli enti locali, lo sblocco dell'addizionale Irpef per i Comuni, i tagli alla ricerca, l'abolizione delle graduatorie dei precari della scuola, il finanziamento delle missioni militari. L'associazione ha riassunto in una tabella le nove principali voci di costo, determinate dalla Finanziaria, che andranno a gravare sulle famiglie.

Voci di costo in euro totale mln euro
----------------------------------------------------------------
AUTOSTRADE: sovrapprezzo tariffe 12 280
per adeguamento tratte di adduzione
alle autostrade
BANCHE: tracciabilita' dei pagamenti 35 1.080
superiori a 100 euro,
maggiori commissioni bancarie
BENZINA: aumento automatico imposte 18 170
regionali su benzina
e diesel autotrazione
BOLLO AUTO: aumento automatico 15 450
tassa automobilistica
CASA: aumento Ici ed estimi catastali 63 1.260
ESATTORIE: aumento aggio riscossione 12 470
a carico dei contribuenti
IRPEF: sblocco aumento addizionale 27 835
Irpef Comuni
SANITA': ticket pronto soccorso 53 530
e ricette per prestazioni
specialistiche
TARSU: rincaro tariffa raccolta 16 370
e smaltimento rifiuti
----------------------------------------------------------------
TOTALE 251 5.445

 
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