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« SorridereVita da film »

...quindi uscimmo a riveder le stelle

Post n°295 pubblicato il 22 Febbraio 2010 da ilMEV
 

 

Sei lì che ormai te la senti, ne sei fuori, ogni tanto ci pensi, ma pensi anche ad altro (per non dire altre) e quindi stai certo che hai già tirato fuori i piedi dal tuo personalissimo pantano che hai chiamato relazione.

Ormai fai cose e vedi gente (cit. Nanni Moretti) da tempo immemore. Di lei c'è solo un vago ricordo nell'animo soprattutto quando constati che sei fuori con altre 10 coppie e tu sei uno dei due singol rimasti. Però hai un tuo spazio, una tua dimensione e vivi una tua vita dove impari a volere bene a te stesso in modo diverso, dove torni ad essere tu il centro del mondo e non più la coppia che ti vedeva coprotagonista.

 

Poi arriva una giornata come quella di oggi dove vai allegramente in ufficio, cominci a fare le tue cose, scherzi coi colleghi perchè ti confronti per il w.e. appena trascorso. "Sai ho fatto questo..." "Ah, sapessi com'è andata a finire quella cosa che ti avevo accennato..."

Una telefonata, come tante ed ecco la voce dall'altra parte della cornetta che ti chiama per nome. Che dice che cerca qualcun altro e non te. Tu ascolti in silenzio e sei professionale. Dall'altro capo c'è la tranquillità di chi non è sorpreso. Dal mio invece ci sono io e sono incredulo. Sbigottisco e inizio a tremare... forse ho inteso, ma voglio che sia la persona dall'altra parte a dirmi nome e cognome. "In questo momento non può rispondere... se mi lascia il suo nome ed un suo recapito la faccio richiamare..."
Sì, tu sei tu ed io sono io e siamo al telefono.

Sto tremando di brutto. C'è un fantasma. Qualcuno ha aperto l'armadio e si è divertito a spargere gli scheletri in giro. A me sinceramente mi ci son voluti due minuti per tornare alla normalità. E normale ancora non mi sento.

O ti ho amata troppo, o sono sbagliato, oppure ho sbagliato ad amarti troppo. Insomma, tu m'ingeneri confusione. E questo è un problema che non so risolvere, nè solo, nè in compagnia. 

Mi sono lodato con un post pochi giorni fa? (giuro che ho cercato d'essere il più possibile obiettivo) 
Ecco che immediatamente mi arriva un macigno che, come zavorra, mi tiene coi piedi per terra.

Credo davvero che da me stesso non fuggirò mai (non riuscirei nemmeno se fossi Eddie Merxx) e credo che ho un buco grosso dentro che non so colmare. Io a quel vuoto ho dato un nome e un cognome. E forse quel nome è cognome magari è lì che non dorme e legge queste righe. Sa che esiste questo posto, questa accozzaglia di parole che chiamo blog e sa anche che effettivamente mi sto riferendo a lei.

Ho fatto pace con me stesso parecchio tempo fa, non potremmo provare anche noi? Solo pace, promesso. Perchè la sensazione è quella che quando tornerò a sentire anche solo la voce potrei ricominciare a tremare è estremamente sgradevole.

 

 

Grazie Dante per avermi prestato le parole per il titolo.

 

 
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