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Souvenir

Post n°311 pubblicato il 06 Marzo 2010 da ilMEV
 

 

Nella mia vita porto diversi ricordi legati al collo come un souvenir.

A 16 anni cominciai a fare il disk jockey per una radio locale.

 

Mettevo i dischi (perchè allora c'erano i vinili e pochissimi cd), preparavo fisicamente le cassette con le pubblicità e il segnale orario. La cosa più bella era prendere le telefonate delle persone che chiamavano per le dediche/richieste. Il programma era così: la trasmissione iniziava alle 9 ed io mi presentavo mezz'ora prima, preparavo i primi dischi e aprivo le telefonate al pubblico. Salutavo insieme alla speaker (Stefania dove sei? mi manchi!) e nei saluti c'infilavo sempre qualche amico (ok, amica, va bene, anche se ero piccolo non ero stupido). Chiamavano molte persone per essere una piccola realtà e mi divertivo a parlare con chi faceva le richieste... a volte dicevano "fai tu" e poi richiamavano per ringraziare perchè la canzone era piaciuta. Ero un adolescente e quindi ero l'ultima pedina della scacchiera ma la radio mi piaceva e la facevo volentieri. Perchè la radio si fa. 

Poi era molto bello quando ti mandavano in giro ai concerti (in realtà oggi li chiameremmo bootleg perchè, anche se i più grandi se li prendeva chi era lì da più tempo, potevi andare a vederti i cantanti in mezzo alla stampa anche se poi io, di solito, mi infilavo di sotto nel "prato"). Dopo c'era l'intervista di rito e una piccola recensione che avrebbe letto qualcun altro perchè io non ero mica lo speaker, ovvio! In questo modo ne ho visti tanti di giovani artisti, principalmente di meteore della musica, ma uno invece ha fatto un po' più di strada degli altri.

Bellissimo poter valutare di persona l'artista, la sua umiltà e il suo spessore musicale, capire se sapeva qualcosa del successo che gli stava capitando o se aveva lavorato sodo e fatto gavetta per arrivare lì. Alcuni esempi: il più caXXone di tutti fu sicuramente Bracco di Graci che si presentò ubriaco alla presentazione al suo ultimo (in tutti i sensi) disco, peccato perchè scriveva molto bene; quello che scriveva meglio in assoluto era Gatto Panceri ma era dotato di una presenza scenica impalpabile; il Liga riempiva tutti gli spazi del palco, forse anche per via di quel suo chitarrista salterino, vero Fede?; ho adorato i Rats perchè perfetti con canzoni rudi e forti, ma da adolescente i gusti sono quelli che sono; Marcello Pieri, piccolo e minuto, non sapeva bene da che parte girarsi ogni volta che saliva sul palco, sembrava quasi che dovesse essere spinto.

Come tutte le cose belle, anche la mia personalissima esperienza alla radio è terminata; sono arrivati altri impegni, altre cose, altre esigenze. 

Quella radio ora non c'è più. Come tante altre.

Era un pezzo di produzione artigianale di questa terra, della mia terra e credo che non sia stato un caso se la prima radio privata in Italia sia nata proprio qui e se Marconi fosse di queste lande.

La radio l'abbiamo lasciata ai professionisti ma, per me, è ancora sangue.

 

 

 
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