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Il dio dell'amore non bada ai sentimenti
Post n°424 pubblicato il 05 Agosto 2010 da ilMEV
Settembre. Erano rientrati dalle vacanze. Rigorosamente separate. Erano troppo giovani per poterle fare insieme ma erano abbastanza grandi per essersi promessi qualcosa di più di un bacio. Si erano mancati. Parecchio. Come nella migliore delle occasioni fu un bacio appassionato a suggellare il loro reincontro. Una panchina e una vespa, un bacio e due ragazzini che stanno diventando adulti. Era stato un bacio a vederli separare per l'estate. Non c'erano i cellulari, gli sms, le mail e la possibilità di sentirsi se non a orari e scadenze all'interno di pensioni in riviera. Nella maggior parte dei casi, durante la cena il consierge si avvicinava al tavolo imbandito e sussurrava: "Signorina, la cercano al telefono". Immancabilmente i geneitori si scocciavano e mettevano il muso per va di una figlia che si alzava da tavola per andare a rintanarsi per un'ora al telefono. La cena si freddava e anche lì l'abitudine prendeva il sopravvento: il primo quarto d'ora veniva attesa poi immancabilmente suo padre si stancava dell'allontanarsi della figlia e cominciava a chiedersi (retoricamente) perchè avrebbero dovuto aspettarla, la moglie prima la scusava e poi, dopo un altro buon quarto d'ora si spazientiva anche lei e concedeva al resto della famiglia la possibilità di mangiare. Dinamiche familiari semplici. Il loro contatto era stato quello tra luglio e agosto. Si erano lasciati con la promessa di rivedersi e così fu. Il bacio ne era la conferma. Anche quella era semplice chiara e netta. Avreste dovuto scorgere lo sguardo destabilizzato di lui quando due anni dopo lei gli andò incontro al ritorno dal mare in un giorno di settembre ma non gli disse nulla e nemmeno lo baciò. Ormai lui aveva la patente, una macchina e l'autoradio. Non era più un ragazzino, forse cominciava ad assomigliare ad un ragazzo. La foto sulla patente lo faceva sembrare più vecchio, l'utilitaria che guidava lo faceva sentire ancora più vecchio della foto. Si videro loro due e lei gli parve una ragazzina viziata; sì, viziata anche se questo termine lo avrebbe capito solo lui. In realtà lei non lo era ma poco prima della metà di luglio le risposte alle telefonate di lui si erano fatte più rade. Era chiaro che c'era qualcosa che non andava ma era altrettanto lampante che ne avrebbero parlato a quattr'occhi. Ed erano lì per farlo. Salirono sulla macchina di lui e si recarono al parco naturale, quello nascosto, quello nel quale scorreva il fiume, quello nel quale tante volte avevano steso una coperta e si erano amati indisturbati. Quel giorno furono pianti, grida, urla e scene d'isteria. Lui voleva amarla per un'ultima volta, lei invece era già di un altro e tre anni insieme finivano così. Potenza di eros che governa l'Amore ma non gli amanti ed è probabilmente l'unico dio che se ne infischia di quanti doni gli vengono fatti e come. Il dio dell'amore non bada ai sentimenti. Così presero la macchina e rientrarono verso la civiltà. Saliti partì l'autoradio e una cassetta cominciò a suonare questa canzone:
casomai restiamo amici non si dice così
Il finestrino scese automatico e veloce con il leggero ronzio del suo motore elettrico. Lui espulse la cassetta e la lanciò verso la strada ed il vuoto. Probabilmente finì in un fosso o fu sbriciolata dall'auto che passò successivamente a loro.
[...]
Ora vi svelo l'arcano: questo è il motivo per cui conosco a memoria tutta la discografia di Luca Carboni (anche gli album meno belli) ma ho un buco enorme su DiarioCarboni.
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