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Post N° 2

Post n°2 pubblicato il 28 Marzo 2006 da MusiCali
 
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Il mito di Edipo e la Sfinge

Laio, re di Tebe, fu un giorno informato da un oracolo che il figlio appena nato lo avrebbe un giorno ucciso per poi sposare sua moglie Giocasta. Il re, per sbarazzarsi del figlio, ordinò di abbandonarlo sul monte Citerone, appeso ad un albero per i piedi.

Un pastore trovò il bimbo e lo portò a Polibo, re di Corinto. Polibo impose il nome Edipo al bimbo perché in Greco significa 'dai piedi gonfi', conseguenza dell'esser stato appeso per i piedi.

Una volta adulto Edipo si recò dall'oracolo di Delfi che ripetè quanto era già stato detto a Laio. Convinto sempre di esser figlio di Polibo, pur di scongiurarne l'uccisione per mano sua e il successivo incesto con la presunta madre, Edipo decise di non tornare più a Corinto. Per strada incontrò Laio e, ignorando che fosse il suo vero padre, nel corso di una lite sorta per futili motivi, lo uccise. La prima parte della profezia si era avverata.

Proseguendo il suo viaggio, Edipo si imbattè nella Sfinge [Sfinge: dal greco Sphínx, con riferimento al verbo greco sphíngein (stringere), con significato di 'strangolatrice']. La Sfinge era una creatura con testa di donna, ali di aquila, corpo di leone e coda di drago. La Sfinge bloccava il passaggio dei viandanti su una delle strade che portava a Tebe: chi voleva proseguire doveva risolvere il quesito che essa puntualmente proponeva ai malcapitati, pena il venire divorati o precipitati giù da una rupe.

Il quesito proposto era:
Chi è quell'essere che all'alba cammina con quattro zampe, a mezzogiorno con due, al tramonto con tre?
La risposta corretta, data da Edipo, fu:
L'uomo perché da bambino cammina carponi, da giovane e adulto con le sue due gambe, da vecchio aiutandosi col bastone.

Non è chiaro quale fu la reazione della Sfinge al sentire la risposta: forse lanciò un grido e scappò per la vergogna di esser stata sconfitta, forse si gettò dalla rupe sulla quale stava seduta o forse si scagliò su Edipo venendone trafitta mortalmente.

In ogni caso Edipo ebbe la strada libera per arrivare a Tebe dove fu accolto come un eroe. Ricevette, come ricompensa per aver liberato la regione da quel flagello che era la Sfinge, Giocasta in sposa, offertagli da Creonte suo fratello, divenuto re alla morte di Laio. Edipo ebbe da Giocasta quattro figli: Eteocle, Polinice, Antigone e Ismene. Anche la seconda parte della profezia si era avverata.

Tebe fu in seguito colpita da una terribile pestilenza e un oracolo, interrogato da Edipo sul da farsi, disse che l'assassino di Laio doveva venire allontanato da Tebe. L'indovino Tiresia rivelò a Edipo la verità: lui era l'assassino di Laio. Venuta a conoscenza di ciò, Giocasta si suicidò mentre Edipo si accecò e cominciò a vagare per la Grecia, amorevolmente accompagnato dalla figlia Antigone.

 
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