Viaggiavo su un beemo stracarico, un normale beemo che effettuava servizio passeggeri, in una foresta pluviale nel nord di Sulawesi. Ero partito la mattina da Manado, il beemo non si era quasi mai fermato ed era notte, non saprei che ora della notte, più vicno al mattino che alla sera, credo. La foresta era piena di lucciole che, a differenza delle nostre, stavano ferme posate sugli alberi. La strada era uno sterrato in terra rossa, definito dai locali highway, quando si cominciò a sentire un rumore sospetto, era partito il cuscinetto di una delle ruote. Arrivammo fino ad un guado, altri ne avevamo passati in precedenza. La macchina veniva caricata su di una zattera legata con delle corde e trascinata da una sponda all’altra. Questo se il fiume era largo, altrimenti lo si attraversava sulle ruote, talvolta impantanadosi. Lì ci fermammo a riparare il cuscinetto. Non a sostituirlo, a ripararlo: vidi che veniva tirata fuori una lima e mi accinsi ad una lunga attesa, niente pezzi di ricambio bel mezzo della foresta. Scesi, c’erano una manciata di capanne ed alcune bancarelle scarsamente illuminate da lampade a petrolio. Non mi chiesi chi potesse vivere in quel posto, ero stanco di pormi domande del genere. Su una delle bancarelle vidi qualcosa che mi impressionò: una banana che neanche John Holmes, almeno ottanta centimetri, verde. Una cosa in cui non miero ancora mai imbattuto. Mi avvicinai e chiesi quanto costasse (berapa argania?). Costava molto poco, se non ricordo male qualcosa come venti lire, al cambio di allora. La comprai, faceva impressione, non sapevo dove metterla. Chiesi se andasse cotta, mi risposero di si. Era quello che in sudamerica si sarebbe chiamato un platano, ma per quanto mi riguardava poteva essere anche un olmo, o un baobab. Ne fui molto deluso, ma dovevo aspettarmelo, le cose non sono mai esattamente quello che ci si aspetta che siano. Feci capire all’uomo della bancarella che poteva tenersela, non chiesi indietro i soldi. Mi chiamarono, con straordinaria efficienza il cuscinetto era stato riparato. Ripartimmo nella notte tropicale calda ed appiccicosa, c’era ancora molta strada da fare.
Inviato da: stefania.lovati
il 13/09/2005 alle 16:45
Inviato da: Nannim
il 27/07/2005 alle 23:49
Inviato da: cari0la
il 27/07/2005 alle 23:43
Inviato da: Nannim
il 18/07/2005 alle 02:15
Inviato da: Cane_nero
il 18/07/2005 alle 01:26