Faceva due passi avanti e poi un passetto indietro, spostava una gamba verso l'esterno, la destra, si girava come a controllare qualcosa di intravisto con la coda dell'occhio e poi tornava nella posizione di partenza, il tutto in assoluto silenzio, con grande concentrazione. Aveva i capelli lunghi e sporchi, gli occhi troppo vivi e penetranti, ai piedi portava due scarpe sformate di qualche numero troppo grandi e un sacco di plastica, poggiato negligentemente poco lontano, conteneva probabilmente tutti i suoi averi. La vetrata in alto che doveva dar luce alla galleria era diventata quasi opaca e, nel momento in cui il sole la colpiva obliquamente, la mattina presto, la cosa si notava di più. C'era in giro poca gente e frettolosa, si sarebbe detto che i passanti cercassero di evitare il guardarsi intorno. Ci sono condizioni in cui anche un oggetto può catturare il tuo sguardo e rimanere appiccicato alla tua coscienza per chissà quanto tempo. In un angolo c'era la bancarella di un venditore di libri, libri usati e libri vecchi, si sarebbero voluti antichi. Una soltanto dove avrebbero dovuto essercene diverse. La verità era che l'uomo dietro la bancarella aveva sbagliato giorno, ma ancora non riusciva a rendersene conto, la sua testa era confusa, le immagini gli apparivano sdoppiate, in certi momenti addirittura moltiplicate, tanto che il barbone al centro della galleria sembrava, a tratti, un'intera fila di ballerini, il sangue gli pulsava nelle orecchie. Aveva qualcosa nella testa che premeva per uscire, presto sarebbe stato così male da rendere indispensabile una visita medica e allora avrebbe avuto una sgradevole rivelazione. Nel frattempo il suo problema era un'altro: che fine aveva fatto il mercatino di libri? Dov'era la fila di bancarelle, dove i suoi amici a cui aveva dato appuntamento? E se la fiera quel giorno non era prevista allora lui stava correndo un rischio, non aveva il permesso di vendere i suoi libri quando gli pareva, rischiava una multa ed il sequestro. Tuttavia non si decideva a spostarsi, c'era ancora la possibilità che fosse presto, che gli altri -Tutti gli altri?- avessero subito dei contrattempi. E già un vigile urbano lo stava sorvegliando come una lince un coniglio. Una lince perplessa, però, la sfrontatezza del venditore di libri gli risultava eccessiva e sospetta, la bancarella era grande, i libri molti e pesanti, non era roba che potesse esser portata via in fretta in caso di necessità. Possibile che quello non avesse un permesso di qualche genere? Lui avrebbe dovuto saperlo, ma alla ripartizione le cose non erano mai funzionate troppo bene, tutto era possibile. Sarebbe bastato avvicinarsi alla bancarella e chiedere, ma per qualche motivo al vigile non andava di farlo, non aveva voglia di cominciare la giornata con uno scontro. Avrebbe preferito non immischiarsi e questa sarebbe stata certamente la sua linea di condotta senza il timore di una protesta da parte del negozio a cui la bancarella dava le spalle, una grossa rivendita di libri di cui alcune vetrine si affacciavano sulla galleria. Le vetrine posteriori, però, delle vetrine trascurate, il cui contenuto era in parte nascosto da una mano di vernice opaca data sul vetro, come se l'opinione della gente di passaggio da quella parte non contasse nulla. Certamente non contava granché l'opinione del gruppetto di turisti giapponesi che calpestava proprio in quel momento il pavimento di marmo, in cerca dei monumenti che avrebbero dovuto trovarsi la vicino e a cui quella strana via coperta dall'aria trascurata, ignorata dalla guida, non assomigliava affatto. Avevano le regolamentari macchine fotografiche al collo oppure minuscole telecamere a supportare la memoria. Uno del branco si era attardato e aveva perso il contatto con gli altri, sciamati via verso la piazza del parlamento. Una cosa insolita questo distacco, quasi quanto la presenza inesplicabile della bancarella: uno dove avrebbero dovuto essere molti, il vigile si distrasse nel guardarlo. Gli occhi acquosi del giapponese e quelli attenti del vigile si incontrarono e qualcosa passò tra loro, all'uomo in divisa parve di vedere un tempietto orientale circondato da alberi fioriti di rosa, carichi della nostalgia di chi si sente terribilmente lontano da casa. Avvertì anche un malessere che partiva dalla bocca dello stomaco ed un sudore freddo sulla fronte. Associò le sensazioni che stava provando a quelle, del tutto analoghe, che aveva sperimentato l'unica volta che in vita sua aveva mangiato in un ristorante cinese, il tempietto aveva contribuito decisamente all'evocazione del ricordo. Per il giapponese le cose stavano differentemente: lui aveva mangiato in un ristorante italiano, la sera prima, e qualcosa si rifiutava ostinatamente di abbandonare il suo stomaco per la via normale. Aveva preso delle pasticche ma non erano servite, sapeva di essere malato e che avrebbe dovuto evitare la cucina locale ma i suoi compagni erano stati così collettivamente entusiasti delle pennette alla rucola che lui non se l'era sentita di fare eccezione. Inoltre la differenza di fuso orario gli pesava, era il suo primo viaggio all'estero e l'avrebbe evitato volentieri. Era stato il suo capo a costringerlo: una settimana in Italia avrebbe impedito alla sua efficenza di diminuire, doveva porre nel viaggio la stessa diligente attenzione messa nel lavoro svolto, monotonamente, per tanti anni. Ma il suo stato d'animo non era quello giusto e se ne sentiva in colpa. L'uomo della bancarella scorse il vigile, lo mise a fuoco con lo sguardo, fu difficile ma alla fine vi riuscì, e cominciò a riporre i suoi libri, con calma, come se non avesse nulla da temere, ed in effetti non temeva nulla, voleva solo tornare a casa a riposarsi, la sua calma apparente era dovuta esclusivamente alla paura di quello che un movimento brusco avrebbe potuto provocare nella sua testa. Il vigile stava provando, attraverso gli occhi del giapponese, l'orrore per lo sporco, il disordine e la generale trascuratezza della galleria, poi il filo mentale tra i due si spezzo. Il funzionario si scosse come svegliandosi dal sonno e si avvicinò alla bancarella. Con inaspettata, innanzitutto per lui stesso, cortesia orientale, chiese all'uomo se avesse sbagliato giorno, poi prese ad aiutarlo a mettere via la merce. Una merce che poteva anche essere composta da materiale di costruzione per quanto riguardava lui, ormai praticamente analfabeta di ritorno, o per lo stesso libraio, incapace da settimane di concentrarsi e di mettere a fuoco una riga. Per non parlare del giapponese, assolutamente non coinvolto nella faccenda e niente affatto intenzionato ad imparare lingue straniere. Bisogna sperare nel barbone, che continuava nei suoi movimenti stereotipati, seguendo chissà quale musica sentita anni prima, si, lui ancora di tanto in tanto si trovava tra le mani un libro e lo leggeva, quando la nebbia che circondava i suoi pensieri si diradava un poco e ricordava chi era e chi era stato.
Inviato da: stefania.lovati
il 13/09/2005 alle 16:45
Inviato da: Nannim
il 27/07/2005 alle 23:49
Inviato da: cari0la
il 27/07/2005 alle 23:43
Inviato da: Nannim
il 18/07/2005 alle 02:15
Inviato da: Cane_nero
il 18/07/2005 alle 01:26