In caso di stitichezza il grande Stefano Tamburini, in uno dei primissimi numeri di Cannibale, mi pare, a meno che non fosse Frigidaire, suggeriva di introdursi due dita nell’ano. E muoverle su e giù al fine di rilassare e dilatare l’organo. Il sistema non è privo di una certa efficacia, ma si ha l’impressione che il Tamburini badasse più al piacere erotico che si può ricavare dall’atto che al risultato finale, cioè alla liberazione degli intestini dalla fastidiosa massa fecale indurita. Certo, come si diceva allora, siamo tutti polimorfi perversi, però le inclinazioni mutano da persona a persona. C’è chi è prettamente anale e chi orale, chi apprezza particolarmente l’autostimolazione e chi preferisce essere stimolato da altri. Tutto si fa ma non tutto con la stessa identica soddisfazione per tutti. Il mondo è bello perché è vario. Così mi permetto di suggerire un metodo meno edonistico e più pratico, utile a chi odiasse lordarsi le mani e volesse evitare estenuanti lavaggi o l’uso estensivo di profumazioni e deodoranti.
Bisogna sedersi un poco in avanti, sulla coppa defecatoria volgarmente nota come tazza del cesso. Si porta un braccio, è indifferente che sia il destro o che sia il sinistro, alle proprie spalle e lo si fa scendere accarezzando la spina dorsale, fino a raggiungere, con la mano, la zona perianale. Due dita, per la precisione il medio e l’anulare, vanno appoggiati un centimetro al di sotto dell’osso sacro, il pollice invece deve toccare la base del pene, appena dietro la sacca scrotale, se siete uomini, un punto compreso tra il termine inferiore della vagina e l’ano se siete donne. Spingendo e stringendo con le tre dita ci si renderà conto, con sorpresa, di avere il controllo di un bel tratto dell’intestino retto. Con tutto il suo contenuto, compreso l’eventuale bolo fecale coagulato. A questo punto sarà possibile modellare lo stronzo senza entrarvi in diretto contatto, ammorbidirlo, sfinarlo e spingerlo verso la naturale uscita. Che avverrà in modo pronto ed indolore. Occorre naturalmente un po’ di pratica, in particolare il cavo della mano non deve essere posto al di sotto dell’ano ma posteriormente, con una studiata torsione del polso. Ciò al fine di evitare di raccogliere con lo stesso il prodotto dell’evacuazione (quello che viene detto, di solito in senso metaforico, il “cagarsi in mano”). A meno naturalmente che non lo si voglia esaminare da vicino o, eventualmente, annusarlo. Come ho già detto nella premessa: il mondo è bello perché è vario. Ci sarà anche chi sarà tentato dall’uso plastico del materiale, che può effettivamente avere la consistenza della plastilina o della creta. Nel caso, però, prima di mostrare i propri capolavori artistici alla critica, scegliere un locale molto ben areato.
Inviato da: stefania.lovati
il 13/09/2005 alle 16:45
Inviato da: Nannim
il 27/07/2005 alle 23:49
Inviato da: cari0la
il 27/07/2005 alle 23:43
Inviato da: Nannim
il 18/07/2005 alle 02:15
Inviato da: Cane_nero
il 18/07/2005 alle 01:26