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Loculo. Parte #7(2).

Post n°61 pubblicato il 20 Settembre 2005 da Ofyp

Altre parti qui .

*** 7 (parte 2)*** 

La signora continua ad inveire. Sono riuscito ad isolarla a fatica, la sua voce stridula continuava ad attirare la mia attenzione, pian piano l’ho fatta scivolare dietro le altre e mi sono concentrato su altro. Il Contini ha smesso di ridere, mi ha detto di avere le lacrime agli occhi e mi ha fatto sorridere. Certo che, fosse stato in carne ed ossa, avrebbe avuto anche un dolore insostenibile ai muscoli addominali. Ma in questa situazione dubito potesse avere una qualsiasi sensazione. E’ carina questa situazione. Siamo cadaveri ma ce la spassiamo. Sembra di essere in una specie di residence estivo. Ognuno con le sue particolarità, ognuno con i suoi difetti, costretti a convivere – o conmorire – per forza.  Nell’oblio dei discorsi da bara ho fatto conoscenza con il dottor Luigi Dipartito, abitante del loculo qui a fianco, a destra, suppongo, visto che la mia dolce mammina mi ha comunicato che alla mia sinistra c’è Yelena. Ha cinquantasei anni, e li avrà per il resto della vita dei suoi parenti. E’ morto in un banalissimo incidente stradale una settimana prima di me. Accomunati dall’esperienza di aver cessato l’esistenza senza alcun tipo di preavviso, abbiamo chiacchierato per un po’, toccando argomenti che, discussi in un bar,  avrebbero animato gli animi e scaldato le gole, tanto che, immersi in un “meglio Pelè o Maradona” l’impulso irrefrenabile di chiedere al barista un altro bianco è stato fortissimo. Non gli ho nascosto che il suo cognome, in un contesto del genere, mi scatenava un’ilarità devastante. Non ti puoi chiamare Dipartito e discutere con me dal fondo di un loculo. Ne ha riso anche lui, un po’ amaramente, ma ha riso. Le battute sulla Talpa e sulla Di Venuta sono state accolte dalle risate del Contini che pare divertirsi parecchio ultimamente. Abbiamo iniziato un discorso a tre. Il Contini ha di ribadito il concetto che la condizione di tranquillità dell’essere trapassato a lui sta benissimo. Certo, i piaceri della vita terrena mancano a tutti qui dentro, lui che era un fumatore sente ancora adesso lo stimolo a mettere le mani nelle tasche, parole sue, ma la fine una vita fatta di doveri e privazioni, stancante all’inverosimile, lo ha reso sereno e felice. Insomma, pare che oltre all’arpia qui sotto la serenità regni sovrana. D’altronde si dice vai in pace, no? Per essere sereni, lo siamo, non fosse per qualche insulto sparso. Aprendo alla Di Venuta ho notato con dispiacere che non ha ancora finito il suo monologo. A questa donna l’acidità non è andata via neanche con la decomposizione.

Mentre stavamo avendo una dissertazione politica, manco potesse interessarci, dovremmo aver finito di pagare tasse o inalberarci su destre e sinistre varie, Yelena ha timidamente chiesto se poteva intervenire. Ha una vocina leggera e vellutata. Mi piace il suo modo di parlare. Dopo poche battute ho lasciato il Contini e il Dipartito alle loro dissertazioni sui generis ed ho iniziato a parlottare con la dolce ragazza. Mi avessero detto che un giorno avrei amabilmente parlottato del più e del meno con una fotomodella di biancheria intima avrei risposto che manco morto mi sarebbe potuto capitare. Mi sarei sbagliato. Inizio ad apprezzare il piaceri della vita, ed è straordinario, visto che proprio vivo non sono.

 
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