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Loculo. Parte #8(1).

Post n°65 pubblicato il 22 Settembre 2005 da Ofyp
Foto di Ofyp

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*** 8 (parte 1) ***


Yelena è una ragazza simpatica, molto simpatica. Si è tranquillizzata rispetto ai primi giorni che era qui, ora riesce a prendere le cose con filosofia. Oggi abbiamo parlato per un po’ di tempo ed ho potuto approfondire la conoscenza. Ha detto che fino a due anni prima era una delle fotomodelle più richieste nell’ambiente. Ha iniziato l’attività a sedici anni. La madre, una grassa donna di diciotto anni più grande di lei, ossessionata dalle luci della ribalta, ha cercato di portarla prima su qualche palcoscenico a colpi di danza poi, visto che la ragazza era flessibile come un blocco di granito, parole sue, ha deciso di puntare sulla bellezza. L’ha letteralmente gettata nella mischia ancora da ragazzina, facendola partecipare ad un concorso locale. Arrivò seconda. Per Yelena era stata una grande vittoria, per la madre un’occasione per ribadire che se non ti butti nel letto di qualcuno non arriverai mai a grandi livelli. Indottrinata a dovere, a diciotto anni ha vinto suo primo concorso, una specie di stage di due mesi con sfilata e premio finale. Una corona in testa e la verginità persa con un grasso e sudato manager. Per tenere in mano uno scettro devi avere una certa esperienza, le disse la madre. Così, a malavoglia, iniziò a tenere in mano lo scettro del potere. A vent’anni, dopo aver girato studi fotografici e letti almeno quanto una comunità di zingari un campo nomadi, era riuscita ad entrare a far parte di una famosa agenzia. Con quel corpo lì, dice lei, più che la modella di intimo non poteva fare. Troppo in carne per sfilare sulle passerelle milanesi vestita dai più grandi stilisti. Abbastanza formosa e morbida per esplodere di sensualità dentro balconcino e perizoma. Mi stuzzicava l’idea di parlare con una donna di tanta devastante bellezza. Non potevo vederla, mai l’avrei vista e il desiderio di chiederle com’era fatta, il colore dei suoi capelli, degli occhi, la taglia di quel reggiseno erano grandissimi. Anche se a voce, o pensiero, mi sembrava di essere entrato in una chat, parlavo con lei senza sapere com’era fatta.

 
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