
Per le altre parti: Post's Criptum.
*** 8 (parte 2) ***
L’approccio è stato più semplice del previsto. Non avevo da fare lo sguardo furbo anche se mi si era versato una intero Cuba Libre sui pantaloni, non avevo da controllare che nessun capello ribelle fosse uscito dalla pellicola di gel a strutturare una pettinatura al limite della fisica, non avevo paura di avere del dentifricio bianco ai bordi delle labbra o, peggio, un topo appisolato in una narice. Anche le scelte su cosa bere o cosa mangiare erano lontane mille miglia al di là del marmo, oltre la coltre di fiori.
Dopo il racconto brevissimo della sua vita, che ho stoppato minuziosamente a cinquantatré chili, quando la bulimia ancora la portava a cibarsi per poi correre in bagno a vomitare, abbiamo iniziato a parlare di musica e cinema. Ho realizzato parlottando con lei di NoFX e Nevermore che, per noi, quella musica rimarrà ultima e immortale. Oddio, anche noi, ma la cosa per ora mi turba e non affronto l’argomento. La ragazza ha dei gusti musicali ottimi. Sarà un po’ un problema andar insieme a qualche concerto ma ci si può lavorare sopra.
Quando le ho ricordato che sono sposato si è fatta, se si può, più fredda. A me divertiva parecchio. Parlavo di mia moglie, del nostro rapporto di coppia, fra alti e bassi, come tutti. Chi dice che il matrimonio è tutto rose e fiori mente spudoratamente, più a se stesso che ad altri. Ma, in fin dei conti, il bilancio era positivo. Ribattendo, Yelena mi ha detto che di uomini sposati se ne era portati a letto parecchi e che le era sempre sembrato squallido. La madre, appena annusava una strada ricca di piscio di successo, la buttava nel loro letto, profumata di vaniglia e con il diaframma già inserito. Quando ha sentito la mia risata rimbombare nella sua cassa mi ha chiesto se la cosa le sembrava così ridicola.
Non mi sembrava per niente divertente, anzi, la trovavo di una tristezza e di uno squallore devastante, ma l’idea che lei pensasse che io, uomo sposato, cercassi di corteggiarla - che era vero - per portarmela a letto - improbabile - mi aveva scatenato una risata incontenibile.
Ridere qui dentro è ancora più bello. Una sensazione strana, tutto quello che c’è di fisico in una risata viene tradotto in mentale, interno. Non è semplice spiegare e non augurerei a nessuno di provarlo da qui, ma è bello.
Quando ho detto a Yelena che, anche volendo, nel mio letto non ci sarebbe finita, nonostante la nostra condizione di supini uno a fianco all’altro, ha riso anche lei. Piccina, ha una paura enorme degli uomini. Non credo abbia mai amato e non credo sia mai stata amata, né dalla madre, né dagli innumerevoli compagni di una notte o due.
Quando Michele ci ha interrotti, dicendomi di smettere di fare il cascamorto, le ho detto che l’abatjour l’avrei spenta io. Egidio e Luigi si sono uniti alla risata, la signora Di Venuta credo abbia accennato un sorriso, grugniva.
Sta diventando allegro l’ambiente. Speriamo che duri in eterno.
Inviato da: toorresa
il 25/03/2009 alle 03:49
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il 25/03/2009 alle 03:06
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il 25/03/2009 alle 02:47
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il 25/03/2009 alle 02:23
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il 25/03/2009 alle 02:02