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Loculo. Parte #10(1).

Post n°84 pubblicato il 06 Ottobre 2005 da Ofyp
Foto di Ofyp

Oggi è il compleanno di Yelena. L’abbiamo intuito dalle due visite di stamattina. Dopo che il distruggi-loculi è passato con la sua scopa sono passate due persone, un uomo e una donna, a trovare la nostra piccola modella. Il primo è stato quello che lei ha chiamato il bastardo, poi è passata la madre. Il “bastardo” è arrivato facendo rumore con tacchi di scarpe classiche. “Avrai quello schifo di vestito gessato”, ha commentato la ragazza dal buio del loculo. Ha salutato, con voce bassa ed è stato zitto per un po’. Poi ha iniziato un monologo su se stesso, sul suo lavoro di selezionatore, sul fatto che era stato a letto con tante donne, fra cui lei, ma che a lei era legato in maniera particolare. Yelena lo ascoltava in silenzio, io con lei. Michele ed Egidio parlavano di nuovo di calcio. E’ brutto quando qui qualcuno sta in silenzio. Non vedendola non riuscivo a capire il suo stato d’animo e, ovviamente, non può sospirare ne singhiozzare.
“Ma che tesoro, mi ha scopata per farmi sfilare, come le altre. Mi ha imbottita di coca ad una festa per regalarmi a due suoi amici. Ma a me ci teneva, in modo diverso. Sarà per questo che quando ho iniziato a scappare in bagno a vomitare pranzi e cene a smesso di frequentarmi dandomi della fragile.”
Ho capito lo stato d’animo di Yelena. Ed era tutt’altro che contenta della visita. L’uomo ha salutato e, con lo stesso rumore di cuoio, è andato via. Ho chiesto alla mia vicina di loculo se stesse bene e lei, dopo avermi risposto di sì, mi ha dato dello scemo e si è messa a ridere. Ho riso anche io, avevo appena chiesto “stai bene” ad una morta.
Poco dopo è arrivata la madre, ha salutato, ha baciato la foto, si è beccata della stronza, ha fatto gli auguri e se n’è andata. Yelena ha una sorella più piccola, avrà da buttarla in qualche letto e una figlia morta, in fin dei conti, per gente del genere è un peso. Come ha detto la figlia distesa era la prima volta che si faceva sentire da dopo il funerale.
Finalmente soli – non c’era anima viva - mi ha detto che il mondo la fuori faceva paura, e ancora ne fa, per via della sorella. Sette anni di attività e due di malattia, nei quali è stata emarginata da tutto e tutti, le hanno insegnato ad avere paura. Gente che l’ha sfruttata solo per portarla a letto, lei che cercava di ribellarsi appoggiandosi all’unica cosa che aveva, sua madre e lei che, come tennista, la ributtava dall’altra parte della rete. La bulimia è stata causata dal "nervoso" e dallo stress, l’anoressia si è aggiunta quando, agli occhi della madre, era troppo grassa per sfilare sulle passerelle che contano. Tenuto conto che sfilava per l’intimo direi che fisicamente non doveva essere più così male, anzi. Se penso alle modelle che si vedono sui cartelloni pubblicitari mi viene male e non ho neanche la possibilità di avere una sana e poderosa erezione. Quando mi ha detto che, alla fine, anche se non ne sarebbe mai uscita così da sola, abbandonata in una clinica, si è lasciata morire, mi ha fatto tenerezza. Ma la capisco.
Mi sono sentito in dovere di spostare il discorso su qualcosa di più futile che ci ha poi tenuto compagnia per parecchio.

 
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