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Loculo. Parte #11(1).
Post n°93 pubblicato il 13 Ottobre 2005 da Ofyp
Oggi giornata pregna di emozioni. A me, Yelena ed Egidio, sono venuti a mettere il marmo. Il Contini, con la sua solita macabra ironia ha chiesto al muratore di far piano che aveva mal di testa. Armato di cazzuola e cemento, logicamente, non ha ascoltato ed ha iniziato addirittura a fischiettare. “Tiè, mo’ stai bello tappato”, ha detto a fine lavoro. Egidio ha risposto che tante intenzioni di andarsene non ne aveva. Poi è toccato alla “minchia che sticchio”, commento del muratore, ovvio. Ha letto l’epitaffio, “ti ameremo sempre”. Yelena è scoppiata a ridere, un risata a metà fra l’amaro e il divertito. La capisco. Non è stata amata da nessuno in vita, figuriamoci ora che non porta soldi. Dai commenti del muratore, che ha continuato una sorta di monologo necrofilo su cosa avrebbe fatto e cosa si sarebbe fatto fare dalla ragazza – che tra l’altro commentava con dei “seee”, “vorrei vederti sai” e “pure tu?” – l’impressione che fosse davvero bella è diventata una realtà nella mia mente. Un giorno di questi provo a fare il fantasma e cambio loculo, non si sa mai. Quando ha finito di “marmare” la persona che si sarebbe fatto anche da morta, parole sue, ha deciso di mangiare un panino. Prima il rumore della stagnola, poi i morsi e il suo masticare ampio, accentuato dal rimbombo del corridoio e dalle cavità delle nostre stanze classe "Excellent". Era disgustoso. Stranamente si è iniziato a parlare, un po’ come quando al tuo tavolo c’è una persona disgustosa. Voltarsi non serviva, ma coprire il suo “chompchomp” si. Michele ha detto che aveva fame e ci ha fatto sorridere. Gli ho detto che con tutta probabilità lui è più pasto che commensale. Ha riso ma poi è stato muto per un bel pezzo. Dice che vuole sentire se il suo corpo fa rumore. Cambiando discorso per il ribrezzo che il solo pensiero provocava, si è parlato, per tutto il pasto del muratore, rutto sonoro compreso – che fatto di là sembrava venisse dal fondo di un vulcano – di cibo. Parlavamo al presente. Egidio adora le lasagne di sua madre, Michele i saltimbocca della moglie. Le inevitabili e susseguenti battute da caserma alle quali rideva anche Yelena hanno scatenato risate che si temeva ci potesse sentire anche il masticatore armato di marmo. Luigi parlava di vino. “Che darei per un bicchiere di Barbera”, ha detto. Gli ho risposto che se ha donato gli organi il vinello se lo scorda. Altre risate. La signora Di Venuta ha partecipato attivamente. Lei andava pazza per le rape. Fossimo stati in cerchio davanti ad un bar ci saremmo guardati in faccia prima di ridere così forte. Tanto per cambiare, s’è ingrugnita ed ha iniziato a smadonnare. Stavolta in turco. Yelena, assente dalla discussione, ha patito un po’. Ma ridacchiava anche lei, ormai si è ambientata, è di una dolcezza infinita e di uno spirito stupendo. Ho comunicato alla truppa che a me piace il pesce. Altre battute. Spiritosi pure loro.
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