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Sogni, spuma e parole.
Post n°113 pubblicato il 04 Novembre 2005 da Ofyp
Quando ero un bambino, non che ora non lo sia, i miei sogni erano grandi come il mare. E come il mare si andavano ad infrangere contro il realismo dei miei genitori. Ho patito tanto per questa scarsa attenzione, per il non essere mai spronato. Ho sempre dovuto fare tutto con le mie forze, alimentando i miei sogni completamente da solo. Ero sempre sbagliato. Lo sono ancora. Mio padre, uomo tutto lavoro e casa, ha sempre schernito ogni mio pensiero, ogni mia attività che non fosse “giusto”. Ed il giusto equivaleva a qualcosa che potesse far soldi. Le mie scelte scolastiche, artistiche, di vita. Non andava bene l’indirizzo scolastico scelto, ovvio. Non andava bene lasciare quella ragazza così inutile ma così benestante, ovvio. Ma ci sta, è nei compiti dei padri padroni. Non ero mai all’altezza. Mai. C’era sempre qualcuno che era meglio, che faceva le cose in maniera perfetta. Il tormentone della mia vita è stato “guarda lui che…”. Ed io crescevo, con i sogni nella tasca più piccola dei jeans, stretti e silenziosi. Quando ho provato a dipingere, mi ha buttato le tempere. Quando ho provato a suonare, entrava in camera e mi faceva il verso, dicendomi di non perdere tempo. Quando scrivevo, buttavo via porzioni di vita che avrei dovuto impegnare meglio. Mi sono diplomato meglio di tutte le persone che conoscevo, non ha detto una parola. Sono stato campione italiano juniores di una sport senza avere mai il piacere di un suo sguardo addosso, per tre anni. Sforzi vani, per lui. Vittorie senza attenuanti, per me. E sono felice di aver vissuto così. Forse è per questo che ora sono abituato a fare le cose solo ed esclusivamente per me stesso. Senza che nessuno sia tenuto al corrente, senza che nessuno sappia. Ora, quel ragazzo che si perdeva dietro giri di sol, che faceva sport inutili, che scriveva pensieri e racconti su fogli protocollo a quadretti, che non era mai all’altezza, ha spedito un libro a ben tre editori. 43755 parole, 218240 caratteri, 157 pagine. Non perché voglia diventare scrittore, non si ritiene all’altezza. Ma perché, regalare un libro col proprio nome a determinate persone, potrebbe far sentire alle sue orecchie la frase “sono fiero di te”.
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