Pablo Di Lorenzo

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COMUNICAZIONI DEL MINISTRO PER LA COOPERAZIONE 21.02.12

Post n°262 pubblicato il 28 Agosto 2012 da torerodgl5
 

Senato della Repubblica XVI LEGISLATURA Giunte e Commissioni RESOCONTO STENOGRAFICO n. 37 1ª COMMISSIONE PERMANENTE (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell’Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione) COMUNICAZIONI DEL MINISTRO PER LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E L’INTEGRAZIONE ANDREA RICCARDI SUGLI INDIRIZZI PROGRAMMATICI IN MATERIA DI INTEGRAZIONE 357ª seduta: martedý` 21 febbraio 2012 Presidenza del presidente VIZZINI CG 1487 TIPOGRAFIA DEL SENATO (83) Senato della Repubblica – 2 – XVI Legislatura 1ª Commissione 37º Res. Sten. (21 febbraio 2012) I N D I C E Comunicazioni del ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione Andrea Riccardi sugli indirizzi programmatici in materia di integrazione PRESIDENTE . . . . . . . . . . . .P.a.g. 3. ,.9., .15. .e. .passim ADAMO (PD) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11 * BASTICO (PD) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13 BIANCO (PD) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9 MALAN (PdL) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11 PARDI (IdV) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10 * RICCARDI, ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione . . . . . . . . . . . 3, 15 N.B. L’asterisco accanto al nome riportato nell’indice della seduta indica che gli interventi sono stati rivisti dagli oratori. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale:Grande Sud-SI-PID-Il Buongoverno: CN:GS-SI-PID-IB; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Liberta` : PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo:ApI-FLI; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdoˆtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVPAUT: UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I. Senato della Repubblica – 3 – XVI Legislatura 1ª Commissione 37º Res. Sten. (21 febbraio 2012) Interviene il ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione Riccardi, accompagnato dal capo dell’Ufficio legislativo, dottor Ignazio Portelli. I lavori hanno inizio alle ore 14,30. PROCEDURE INFORMATIVE Comunicazioni del ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione Andrea Riccardi sugli indirizzi programmatici in materia di integrazione PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca le comunicazioni del ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione Andrea Riccardi sugli indirizzi programmatici in materia di integrazione. Comunico che, ai sensi dell’articolo 33, comma 4, del Regolamento, e` stata chiesta l’attivazione dell’impianto audiovisivo e che la Presidenza del Senato ha gia` preventivamente fatto conoscere il proprio assenso. Se non si fanno osservazioni, tale forma di pubblicita` e` dunque adottata per il prosieguo dei lavori. Ringrazio il ministro Riccardi per aver aderito al nostro invito e gli lascio subito la parola. RICCARDI, ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione. Signor Presidente, onorevoli senatori, vi ringrazio per il vostro invito che nell’ambito della mia esperienza ministeriale rappresenta un’importante occasione di confronto. La domanda che pongo innanzitutto a me stesso e` come la cooperazione e l’integrazione possano diventare aspetti essenziali del nostro sistema. Me lo sto chiedendo mentre sto costruendo – non senza fatica, lo confesso – una realta` che tiene insieme i due aspetti della cooperazione e della integrazione in un tempo di crisi. Credo che storicamente – e con cio` ritorno alla mia professione di storico – i momenti di crisi abbiano sempre coinciso con grandi intuizioni: pensiamo alla Seconda guerra mondiale e alla nascita dell’idea di Europa. Ricordo che il termine «integrazione» non nasce dai temi dell’immigrazione, ma da altri temi ed aspetti, quelli relativi alla disabilita`. Il problema immigrazione ed integrazione colloca l’Italia tra le quattro nazioni europee con il piu` elevato flusso migratorio. Ma, come voi ben sapete, si tratta di un’immigrazione che proviene da molti Paesi e questo dato fa la differenza: basti pensare alla Germania che ha una immigrazione di provenienza prevalentemente turca, anche se con forte componente curda. Come parlare degli immigrati? Al riguardo ritengo che esistano una considerazione ed anche un linguaggio che sono prevalentemente legati all’eSenato della Repubblica – 4 – XVI Legislatura 1ª Commissione 37º Res. Sten. (21 febbraio 2012) mergenza immigrazione; si tratta – diciamolo – di un linguaggio emergenziale, che spesso puo` diventare anche testimonianza della preoccupazione che si percepisce rispetto al fenomeno. Tuttavia, sono ormai vari decenni che in Italia risiedono persone che hanno un’altra storia rispetto a quella degli italiani e questo e` quindi diventato un fatto consolidato che non puo` pertanto essere piu` affrontato nell’ottica dell’emergenza, bensý` nella logica della stabilita` di queste presenze, della loro compatibilita` e della loro integrazione. Sono convinto che quella della presenza degli immigrati nel nostro Paese sia una delle grandi questioni da affrontare e che essa rivesta la stessa importanza che, nel secolo precedente, rivestirono le questioni dei confini nazionali. Vi sono infatti intere regioni che si aggiungono al nostro Paese, non dal punto di vista territoriale, ma umano. Il rapporto dell’ISMU, ovvero della Fondazione di iniziative e studi sulla multietnicita` di Milano, segnala una tendenziale diminuzione dei flussi di ingresso. Per quanto riguarda la questione degli stranieri residenti nel nostro Paese, le mie azioni – distintamente, ma anche con spirito di collaborazione con il Ministero dell’interno – dovranno dare impulso all’applicazione della normativa (mi riferisco principalmente al Testo unico sull’immigrazione, riguardante l’integrazione, l’unita` familiare, la tutela dei minori, l’istruzione e l’alloggio). Si tratta, pertanto, di ripensare questa politica in maniera unitaria. Per farlo occorre pero` interrogarci su quali siano oggi la condizione e lo stato dell’arte in materia di integrazione. Al riguardo non sono affatto pessimista, dal momento che buona parte dei cittadini stranieri sono inseriti nel tessuto sociale e il grande merito di questo risultato e` dovuto alle iniziative e alla buona volonta` di tanti italiani. Negli ultimi mesi ho esaminato diversi studi, recentemente pubblicati, che riguardano soprattutto gli stranieri residenti in Italia da piu` di cinque anni, da cui si evince l’incremento del numero delle ditte gestite da essi gestite, la loro propensione ad assumere italiani e l’aumento delle rimesse nei Paesi d’origine. Ci sono, in Italia, 2 milioni di famiglie che hanno almeno un componente straniero e c’e` 1 milione di bambini stranieri, il 65 per cento dei quali e` nato nel nostro Paese. Davanti ad un panorama cosý` complesso, occorre considerare obiettivi a breve e brevissimo termine e a medio termine. Bisogna innanzitutto tenere presente il problema ed il rischio dell’irregolarita`. La Caritas conta circa 600.000 permessi di soggiorno (rilasciati per motivo di lavoro subordinato, lavoro autonomo, motivi di famiglia e attesa di occupazione) che sono ormai scaduti e che non sono stati rinnovati. Mi auguro che una parte di queste persone sia ritornata nel proprio Paese; cio` detto c’e` comunque una percentuale importante di esse (si calcola piu` di 300.000-350.000 persone) che rischia di finire nel circuito dell’irregolarita`. Ebbene, la domanda che in tal caso si pone e` come permanere sul nostro territorio per trovare una nuova occupazione, quando il periodo di permanenza concesso e` limitato a sei mesi? Sono stato in Provincia di Caserta ed ho notato una situazione preoccupante, un addensarsi in Senato della Repubblica – 5 – XVI Legislatura 1ª Commissione 37º Res. Sten. (21 febbraio 2012) quella zona (in cui ci sono lavori stagionali, ma non solo) di immigrati con il permesso di soggiorno scaduto o in scadenza. Di concerto con il Ministro dell’interno, con cui opero, interverro` anche sulla graduazione dei costi di permesso di soggiorno, non per cambiare la normativa, ma per trovare una soluzione equilibrata. C’e` poi un altro grave problema da considerare che riguarda i cittadini extracomunitari venuti in Italia dopo la crisi libica. Si tratta di una situazione problematica, anche perche´ ritenevamo che essi, una volta normalizzata la situazione libica, potessero ritornare in quel Paese, di cui in gran parte non sono cittadini, ma in cui sono stati lavoratori, ma questa e` una prospettiva che allo stato non si sta assolutamente profilando. Un’altra questione di estrema gravita` e` quella dei minori non accompagnati. Per i minori c’e` un tasso preoccupante di chiusura nei gruppi etnici, sul quale occorre operare. In una prospettiva di medio periodo occorre rivolgere la nostra attenzione anche all’ulteriore questione rappresentata dalla separazione abitativa tra cittadini italiani e cittadini stranieri che, nella vita quotidiana, riguarda non solo i giovani ma anche alcune aree urbane. Il punto focale, a mio avviso, e` partire dalla scuola per arrivare agli anziani attraverso iniziative da svolgere in congiunzione con gli enti locali e che contribuiscano a far maturare l’esperienza del contatto e della conoscenza. Questo e` un tema che vorrei riprendere piu` avanti. Passando ad altra questione e continuando a muoverci in una prospettiva di breve e medio termine, segnalo che nel marzo 2012 entrera` in vigore l’accordo d’integrazione nell’ambito del Piano per l’integrazione nella sicurezza. Tale piano rappresenta uno strumento importante di pianificazione per le politiche dell’integrazione e parte dal presupposto della complessita` del fenomeno migratorio, che richiede una definizione urgente in una cornice culturale. E ` un testo importante, rispetto ad una esigenza che ho piu` volte richiamato davanti ai gruppi stranieri che ho incontrato e visitato, come avvenuto pochi mesi fa con la comunita` senegalese a Firenze. C’e` bisogno d’integrazione nella sicurezza, una sicurezza che deve riguardare tutti: gli italiani e coloro che risiedono nel nostro territorio nazionale, posto che integrazione, sicurezza, accoglienza e legalita` sono facce dello stesso problema. E qui tocchiamo il cuore e l’aspetto nodale del discorso integrativo, perche´ la convivenza ha bisogno di regole, ma anche di un ethos condiviso. Tanto per fare un esempio, l’anno appena trascorso, in cui hanno avuto luogo le celebrazioni del 150º anniversario dell’Unita` d’Italia, nella storia del nostro Paese e` stato particolarmente importante ai fini della rifondazione di un ethos nazionale condiviso. Del resto, questo problema di identita`, cosý` come quello dell’integrazione, non lo affrontiamo da soli ma con gli altri Paesi europei. Forse in questo ambito noi abbiamo il vantaggio – che poi corrisponde ad un ritardo – di non avere, come ad esempio francesi ed inglesi, un modello inSenato della Repubblica – 6 – XVI Legislatura 1ª Commissione 37º Res. Sten. (21 febbraio 2012) tegrativo precostituito e, quindi, possiamo orientare il nostro percorso integrativo sul campo, attraverso scelte ponderate. Per raggiungere questi obiettivi, tuttavia, vi e` la necessita` di una cultura che si sviluppi alla base del nostro tessuto nazionale; per esser chiari: non si puo` parlare di ethos condiviso se non si conosce e se non si parla la lingua italiana! Il Ministero dell’interno ha lavorato bene in tale direzione, impegnando somme crescenti del Fondo integrazione per l’educazione civica e per la formazione linguistica. E` importante a questo proposito anche la collaborazione della RAI; proprio in tal senso ho incontrato il direttore generale, dottoressa Lei, per sottoporle alcuni temi riguardanti l’integrazione, anche perche´ sono abbastanza vecchio da ricordare il ruolo che ebbe la RAI nel far crescere la coscienza diffusa dell’identita` italiana. Forse oggi non ci sarebbe piu` un maestro Manzi, ma sicuramente c’e` necessita` di figure che operino in questa direzione. Rispetto al processo d’integrazione, sto anche lavorando – ed e` una parte delle competenze che mi sono venute dal Ministero dell’interno – con le differenti comunita` religiose, sia nuove che tradizionali (islamici, sikh, buddisti, soprattutto ortodossi), onde capire in che modo queste possano impegnarsi per favorire l’integrazione. Un altro grande problema e` dato dal fatto di vivere insieme in tempo di crisi. Questa e` una questione che riguarda le grandi citta` europee (immagino che ricorderete tutti quanto e` successo nelle banlieues di Parigi o in Inghilterra). Si assiste infatti alla crisi delle reti sociali, della scuola, della prossimita`, ed alla fine dei partiti di massa. La questione del vivere insieme, pur avendo tratti diversi, e` comunque decisiva. I fatti di cronaca che hanno recentemente interessato le citta` di Torino, Firenze e Roma, mi hanno indotto, ancora una volta, a riflettere sulla sfida rappresentata dalle nostre citta`. Siamo in un momento delicato, in cui concentrazioni di immigrati possono costituire un elemento estremamente preoccupante. L’UNAR (Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali), che dipende dal Ministero per la cooperazione, ha segnalato un migliaio di casi di razzismo. Sono altresý` in contatto con il ministro Profumo proprio perche´ considero la scuola come un luogo decisivo per l’integrazione, non solo per i bambini ma anche per i genitori. Tanto per fare un esempio, a Torino ho visitato il quartiere di San Salvario, che era il modello negativo della «disintegrazione », e mi sono reso conto di come l’integrazione sia stata realizzata in un quartiere dove si sono intrecciate iniziative di base, impegno della scuola e politiche di riqualificazione dell’ambiente. I programmi sono tanti, ma questi processi d’integrazione vanno accompagnati, come ho avuto modo di sottolineare alle organizzazioni di cittadini e stranieri che ho incontrato. Il Ministro per l’integrazione non si occupa infatti solo degli immigrati, perche´ occorre considerare che gli italiani sono gli attori preminenti del processo di integrazione. In questo quadro emerge il problema dei giovani, con delle punte di grande preoccupazione, specie nel caso dei giovani latino-americani. Senato della Repubblica – 7 – XVI Legislatura 1ª Commissione 37º Res. Sten. (21 febbraio 2012) Penso in particolare alla costituzione di maras, bande giovanili presenti in maniera massiccia in Liguria, a Genova. Sto lavorando con il ministro Profumo ad una iniziativa per la formazione al lavoro dei giovani stranieri. Non voglio tediarvi e quindi tralascio il discorso sull’accesso ai servizi pubblici essenziali che deve essere facilitato, ma non voglio eludere il tema del rapporto tra integrazione e cooperazione e del loro collegamento. Voi sapete – ma forse si tratta di un tema che non puo` essere affrontato in questa sede – come la situazione della cooperazione italiana sia difficile, soprattutto per quanto concerne la cooperazione a dono, bilaterale (il 70 per cento della nostra cooperazione e` multilaterale). Per quanto mi riguarda ho intenzione di rilanciare la nostra cooperazione, che ha un ruolo particolarmente importante, connesso all’immigrazione, anche quando non ha luogo nei Paesi da cui partono i flussi migratori. Sono stato recentemente in Niger, e mi sono reso conto sia di come tale Paese – uscito dall’orbita della cooperazione italiana – soprattutto a seguito della crisi libica svolga un ruolo particolarmente strategico sotto il profilo del contrasto al fenomeno del traffico di esseri umani, sia di come il rafforzamento della cooperazione in quel Paese abbia ricadute non sull’integrazione, ma certamente dal punto di vista dei flussi migratori. Con cio` intendo sottolineare l’importanza che due aspetti come la cooperazione e l’integrazione rivestono in un mondo che vive i nuovi scenari conseguenti alla globalizzazione. Penso che le societa` cambino volto e che noi dobbiamo essere attenti a che questo cambiamento non sia traumatico. Ho preso contatto con le varie realta` espressive degli immigrati. Penso ad esempio alla comunita` cinese, che e` stata colpita a Roma da fatti piuttosto gravi: si tratta di 300.000 persone, per le quali le associazioni e l’ambasciata cinese hanno svolto un ruolo importante. Altre comunita` sono forse piu` frammentate. L’integrazione e` una grande questione culturale, sociale e storica, che tocca anche le relazioni internazionali e, quindi, si connette alla cooperazione. Aggiungo che numerosi demografi, a partire dal professor Antonio Golini (che di essi e` un po’ il decano), sono convinti che l’immigrazione sia ormai un dato strutturale dell’economia dei Paesi industrializzati e che l’invecchiamento delle popolazioni costituisca una costante, al punto che in Italia, nel 2030, un cittadino su tre avra` piu` di sessant’anni. Da poco tempo mi e` stata affidata la delega alla politica per la famiglia e stiamo studiando a fondo questa tematica. La crescita zero della popolazione in Italia e nei Paesi industrializzati pone il problema della presenza e della necessita` degli stranieri, ma pone anche la questione del sostegno alla natalita`. Quando si parla di integrazione, si fa dunque riferimento ad una nuova stagione, che va al di la` dell’emergenza e che riguarda una fetta importante degli uomini e delle donne che vivono in Italia. Nelle scuole gli alunni stranieri, secondo l’ISTAT, sono il 7,5 per cento della popolaSenato della Repubblica – 8 – XVI Legislatura 1ª Commissione 37º Res. Sten. (21 febbraio 2012) zione scolastica. In tal senso si pone quindi il problema importante dell’accettazione di questa realta`, ma anche della sua collocazione nel quadro della vita del Paese. Nel merito, se mi e` consentito, vorrei raccontare un episodio. Sono stato a Villa Literno e sono entrato in un centro che fa attivita` di sostegno a favore degli immigrati; ingenuamente, di fronte ad una classe di ragazzini tutti biondi, che mi hanno detto essere ucraini, ho chiesto se fossero lý` ad imparare l’italiano. Mi hanno risposto dicendo, con un accento napoletano: «No Mini’, noi stiamo qui ad imparare l’ucraino, la lingua di papa` e mamma, con tutti quei segni cosý` noiosi» (sulla lavagna c’era l’alfabeto cirillico). Ebbene, questi ragazzini sono ucraini o italiani? Poi, di fronte ad una classe di magrebini e, forte dell’esperienza precedente, ho chiesto loro se stessero imparando l’arabo ed ho ricevuto in tal senso conferma. Con cio` intendo dire che il problema in questo caso non e` lo ius sanguinis o lo ius soli, come previsto nella legislazione di alcune Nazioni, anche perche´ una situazione di quel genere esporrebbe un Paese poroso e di passaggio come l’Italia a dei rischi concreti; sono invece dell’avviso che si debba pensare, nella prospettiva del riconoscimento della cittadinanza di questi bambini, ad uno ius culturae, cioe` ad un criterio che tenga conto dell’appartenenza per nascita e per cultura di un individuo alla cittadinanza nazionale. Non mi sono mosso in questo ambito perche´ farlo non rientra nelle mie competenze; ritengo pero` che occorra affrontare in maniera seria la problematica del riconoscimento della cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri e confido, signor Presidente, che la discussione su questa materia venga al piu` presto ripresa nel modo che si riterra` opportuno. Certo, esiste la possibilita` di diventare italiani a 18 anni; ma a quell’eta` la personalita` e` totalmente formata, laddove pensarsi italiani ed essere italiani aiuta ad integrarsi. Sono anche consapevole che il Governo non potra` che sostenere ed appoggiare cio` che al riguardo maturera` in Parlamento (ne ho parlato anche con il Ministro dell’interno); personalmente ho preso visione dei numerosi e diversi progetti presentati e li ho trovati tutti interessanti. Faccio presente che dall’Unione europea pervengono richieste di implementazione di tutte le azioni dei Governi nazionali sui temi oggetto dell’odierna audizione. Sono stato a Bruxelles e ho discusso di questa problematica con il commissario Malmstro¨m, confrontando la nostra esperienza ed i nostri problemi e trovando apprezzamento per l’azione svolta dal Governo in proposito. Penso che sia necessario trovare alcune risposte e che non possiamo ne´ dobbiamo attendere altro tempo. Ci troviamo in una situazione molto complessa e il grande rischio oggi e` credere che ci siano soluzioni facilmente percorribili. Dobbiamo diffidare delle semplificazioni, perche´ la gente oggi ci chiede indicazioni precise e, soprattutto, si rivolge agli enti locali e al Governo per non essere lasciata sola nei percorsi difficili di integrazione e di convivenza. Nel conoscere e nel riuscire a comporre diversita` ed alterita`, connessioni, distanze e prossimita`, si puo` creare quelSenato della Repubblica – 9 – XVI Legislatura 1ª Commissione 37º Res. Sten. (21 febbraio 2012) l’arte del convivere che e` frutto della sapienza umana e del realismo politico. Vi ringrazio per la vostra attenzione e saro` lieto di rispondere ai quesiti che gli onorevoli senatori vorranno pormi. PRESIDENTE. Ringrazio il Ministro per la sua esposizione e lascio la parola ai colleghi che intendono intervenire. BIANCO (PD). Signor Presidente, signor Ministro, desidero esprimere, a nome dei colleghi del Gruppo Partito Democratico, il piu` sentito e sincero apprezzamento per le parole con le quali il Ministro ha introdotto gli argomenti oggi al nostro esame. Concordo con una valutazione di fondo, che immagino fosse sottesa alle sue parole, signor Ministro; sono infatti anch’io convinto che la questione che stiamo affrontando sia tra quelle da cui dipende il futuro della societa` italiana nei prossimi decenni. La capacita` del Paese di tornare ad essere competitivo dipende infatti anche dalla capacita` con cui sapra` affrontare in modo diverso e nuovo una delle grandi questioni delle societa` contemporanee. Il nostro Paese, purtroppo, in questo ambito ha commesso degli errori. L’errore principale – lo dico avendo io stesso avuto responsabilita` in questo campo come Ministro dell’interno e presidente dell’Associazione nazionale Comuni italiani – e` dovuto al fatto che il Paese ha agito sulla base di spinte emotive, di carattere e di segno profondamente diverso. Tant’e` che di fronte alle ondate di sbarchi, ci si e` mossi talvolta in termini fortemente inadeguati e, in altre occasioni, sulla spinta dell’emotivita` provocata ad esempio dallo speronamento e dall’affondamento di una nave di immigrati o del ritrovamento di cadaveri in mare, sono stati assunti atteggiamenti di tipo opposto. Il punto di equilibrio che mi permetto di sottolineare, signor Ministro, condividendo le impostazioni da Lei illustrate alla Commissione, riguarda quindi la necessita` che gli intenti manifestati si trasformino in azioni concrete, sia sotto il profilo legislativo sia, soprattutto, sul piano amministrativo. In tal senso mi permetto di segnalare l’assoluta necessita` di coinvolgere, nelle politiche attive del Governo attorno a questa problematica, gli enti locali e, ovviamente, le Regioni. Questo e` un punto centrale della possibilita` di successo di questa operazione. Al di la` dell’impostazione di fondo, mi permetto di ricordare anche alcune finalita` essenziali. Un obiettivo fondamentale e` quello di limitare al massimo il fenomeno dell’immigrazione clandestina e, soprattutto, di contrastare, con la massima determinazione possibile, quelle aree di disagio che possono diventare, in un momento immediatamente successivo, aree di criminalita`. E` naturale, infatti, che in certe condizioni spesso il grigio diventi nero. Signor Ministro, un fattore di successo fondamentale in questo ambito e` inoltre la cooperazione internazionale. L’Italia ha ottenuto i migliori risultati in questo campo quando, con l’allora Ministro dell’interno, Giorgio Napolitano, affronto`, con lo strumento della cooperazione bilaterale, e Senato della Repubblica – 10 – XVI Legislatura 1ª Commissione 37º Res. Sten. (21 febbraio 2012) poi anche multilaterale, la questione relativa al contrasto all’immigrazione clandestina, richiamando alla loro responsabilita` i Paesi dai quali provenivano o da cui partivano le ondate migratorie. Questo e` un fattore decisivo di successo, e voglio ricordare che in questo ambito da ultimo il ministro Maroni – di cui pure non condividevo molte scelte – nell’ambito della cooperazione internazionale si era mosso in qualche misura in una linea di continuita`. Altro dato fondamentale, soprattutto da parte del Ministero dell’interno, e` la tolleranza zero nei confronti delle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani. Questa mattina e` stata ad esempio posta in essere un’azione molto efficace nei confronti di un’organizzazione terroristica turca che credo si chiami «Hezbollah», anche se ritengo non abbia nulla a che vedere con gli Hezbollah libanesi. Una forte determinazione in questo senso e` quindi un requisito di successo fondamentale perche´, naturalmente, il rigore e la severita` devono accompagnarsi alla disponibilita` e all’integrazione e a tutte le azioni che lei ha prima segnalato. La mia non e` una domanda specifica, signor Ministro, quanto piuttosto la richiesta di una valutazione su questi argomenti. Da parte nostra vi e` comunque piena disponibilita` sul piano legislativo a svolgere ogni azione necessaria affinche´ gli intenti da lei esplicitati possano tradursi, anche in tempi rapidi, in atti legislativi che procedano nella direzione indicata. PARDI (IdV). Signor Presidente, ringrazio il Ministro per la sua presenza e per la sua relazione, a margine della quale vorrei fare alcune brevi note. Il Ministro in un passaggio ha fatto riferimento a un fenomeno che i sociologi definiscono «divisione sociale dello spazio». Da quando la Scuola di Chicago affronto` questo argomento, gli studi si sono moltiplicati e il libro di Park, Burgess e McKenzie affonda nel secolo precedente di molti decenni. Noi abbiamo conosciuto questo fenomeno di divisione sociale dello spazio prima ancora dell’immigrazione straniera, perche´, come lei ben sa, nel nostro Paese vi fu una immigrazione di giovani operai dal Sud al Nord del Paese che andarono ad abitare nelle cantine o nelle soffitte e in determinati quartieri che rapidamente si trasformarono in ghetti. Noi abbiamo quindi una certa esperienza del fenomeno, tanto che si puo` provare ad affrontare l’argomento dal lato della cultura. Cio` mi porta a richiamarmi al suo accenno alla questione della lingua. Lei e` stato a Firenze, dove ha incontrato la comunita` senegalese e Pap Diaw, che di quella comunita` e` uno straordinario rappresentante. Michele Serra, intorno a quell’evento ha scritto un corsivo nel quale si e` dichiarato orgoglioso di come Pap Diaw usi e impersoni la lingua italiana.

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- sostenitore del partito : ITALIA DEI VALORI
- laureando in giurisprudenza presso l' Università di Salerno
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Ho sempre combattuto per qualsiasi cosa, e non ho nessuna intenzione di sporcare la mia correttezza morale e politica con comportamenti IMMORALI.

- Settembre 2006 / Giugno 2007 vincitore del progetto imprenditoriale promosso dall' associazione IGS Campania, coofinanziato da Confindustria.

- il 15 Giugno 2010 partecipazione al primo corso di alta formazione politica a Benevento, promosso dalla Fondazione Magna Carta, ed il Partito Popolare Europeo ; coordinato dall' On. Erminia Mazzoni.

 

 

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 Il Punto Magazine-quotidiano on line-Caporedattore · giugno 2010 - ottobre 2010 · Napoli###AREA BLU TVCAMERAMEN · febbraio 2010 - ottobre 2010 · Napoli### IL FARO PER IL SUD - associazione-COORDINATORE · settembre 2009 - febbraio 2010### GIOVANI IDEE - associazione -COORDINATORE · giugno 2009 - febbraio 2010 · Napoli###

 

 

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