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La vivisezioneLa vivisezione (dal latino: vivus, vivo, e sectio – onis, taglio) è una pratica di ricerca utilizzata nel campo della sperimentazione animale consistente nell'effettuare una dissezione su animali ancora vivi. Se vi capita di sentire questi termini: “ sperimentazione animale”, “ricerca animale”, “ricerca in vivo” e “vivisezione”, fate attenzione perché hanno differenti significati. Il termine vivisezione, storicamente si riferisce agli esperimenti compiuti nei secoli passati e in particolare alle metodologie di studio diffuse nel secolo XIX. Oggi il termine vivisezione viene spesso usato dai critici della sperimentazione animale (detti anche antivivisezionisti) in virtù della sua connotazione negativa che implica tortura, sofferenza e morte, e per estensione viene talvolta usato anche dai media o in documenti politici o legislativi. Anche su alcune enciclopedie e dizionari il termine vivisezione viene indicato come sinonimo di sperimentazione animale. E così, leggendo queste informazioni su Wikipedia, ho saputo che, ad esempio, nell’Encyclopedia Britannica alla voce vivisezione si legge: « operazione su un animale vivo per scopi sperimentali piuttosto che terapeutici; più generalmente, qualsiasi esperimento su animali vivi » . In ambiente scientifico prevale invece l’uso del termine sperimentazione animale (insieme a ricerca animale e ricerca in vivo), preferito anche dai sostenitori di questa pratica in quanto privo di connotazioni emotive. Per sapere di più clicca su "Sperimentazione animale" Scopo della vivisezione: Lo scopo della vivisezione è quella di investigare quegli aspetti della biologia animale che non sarebbe possibile studiare con un organismo non in vita. La pratica è oggetto di numerose critiche a causa delle numerose sofferenze inflitte agli animali sottoposti a studio. Alcuni casi di vivisezione su umani sono stati denunciati durante la “Seconda guerra mondiale”, in esperimenti condotti dalla Germania e dal Giappone. Ma quali sono gli animali usati come cavie? Sono conigli, gatti, cani, scimmie, cavalli, ratti, topi, mucche, maiali, pecore, piccioni, furetti, rettili, pesci, uccelli, provenienti da allevamenti o, per alcune specie, catturati in natura.
E così .. la vicenda dei cuccioli di Green Hill ha riportato il tema all'ordine del giorno. Il 28 aprile all'allevamento Green Hill di Montichiari, in provincia di Brescia, c’è stato un blitz che ha portato alla liberazione di 50 beagle destinati alla vivisezione e all'arresto di 12 attivisti, è (ri)scoppiata la polemica su un tema che, da sempre, divide l’opinione pubblica. C’è chi sostiene che la vivisezione sia una pratica da abolire, e chi, invece, è convinto che sia necessaria per il progresso della medicina (e non solo). Ieri, martedì 8 maggio è stata indetta una manifestazione internazionale contro il canile di Montichiari a cui hanno aderito il Coordinamento fermare Green Hill, il Comitato Montichiari contro Green Hill e Occupy Green Hill. Le proteste sono arrivate anche fuori dai consolati e dalle ambasciate italiane nelle principali capitali mondiali: da New York ad Amsterdam, da Londra a Parigi, passando per Varsavia, Bruxelles, Madrid. Unico obiettivo: fermare la vivisezione. E intanto la XIV Commissione del Senato sta esaminando gli emendamenti all'articolo 14 della legge comunitaria 2011, per recepire la direttiva europea sulla sperimentazione animale. Il 16 maggio la commissione politiche comunitarie dovrà discutere l'introduzione del divieto di allevamento di cani, gatti e primati destinati a sperimentazione su tutto il territorio nazionale, ultimo passaggio prima del voto in Senato.
Questa sotto è l'immagine che è diventata il simbolo di Green Hill.
Ma in attesa della decisione del Parlamento, riflettiamo un pò su alcuni punti:
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