Due mani sfumate a carboncino
prendono vita sul mio corpo,
condensano senso e desierio
in una coppa di ambrosia celestiale.
La notte si accende
prepara carezze da portarmi via
e lascia che sia carezza insolente,
fra le cosce e sul ventre
l'invisibile nudità del cielo
fremito di seta.
Nel ritmo crescente
al cadere degli abiti lisi
nella camera dei muri di nebbia
si fa corto il respiro,
si fa largo il piacere,
sbattimi e impigliami
al fuco dei muscoli e
coglimi e lacerami i sussurri.
Nutrimi tra le gambe
bagnami e fammi rinascere
oltre la mia pelle
e mi sento cristallo.
Mugolano le pareti alla scoperta
di ogni spiraglio di noi,
noi su terreno senza roccia
la cui estasi arriva sulla crosta terrestre.
Tu ascolti il tocco crescente
cinqua dita come tentacoli
aggrappati al tetto dei pensieri,
il soffio mutevole della
mano che vibra
sulla carne bianca di luna.
D.D