
Mi sono sorpreso nel piangere mentre venivo a conoscenza della scomparsa del Papa. Beh, poco male, si dirà. Chiunque nel mondo ha mostrato la propria sensibilità di fronte a questo evento. Ma io non sono "tutto il mondo". Io non mi reco ad una Celebrazione Liturgica da ormai tre anni, e la volta precedente è da far risalire al millennio secondo. Non ho particolare sensibilità teologica. Non sono ciò che si dice un cattolico praticante. E nemmeno un credente infervorato. E allora perchè, mi sono domandato.
Semplice, perchè malgrado tutto lui era, è e rimarrà il mio Papa. Ho percorso a ritroso gli anni della mia esistenza e, volente o nolente, ce l'ho trovato dentro.
E' stato acclamato pontefice quando ero ancora alle elementari, e mi ricordo una canzone stile discoteca che inneggiava il suo nome. Mi ricordo lo scalpore per il Papa con gli sci ai piedi, con il passato operaio, con digressioni nel mondo della poesia e del teatro. Era una società ben diversa, rispetto alla attuale. E adesso posso anche comprendere che abbia contribuito in modo determinante a cambiarla.
Alcuni anni dopo, in quello che viene definito il periodo dei primi innamoramenti politici, ero infatutato dal brivido comunista. E mi infastidiva non poco quel pontefice chiamato ad incunearsi nei regimi dell'Est per porli, o accentuarne, la crisi. E non l'ho certo amato in quegli anni, quando anche Gorbaciov mi sembrava un eretico e l'unica voce che trovavo famigliare era quella del buon Armando da Sesto. Ma il mio era un comunismo all'italiana, nel quale la Messa domenicale era contemplata senza remore morali o deontologiche. L'Unione Sovietica era il mito... ma qui si stava benone immaginando chissà quali rivoluzioni proletarie.
Dopodichè ci fu la scomparsa di mio padre, e se già di per se quello è un evento drammatico posso dire che a vent'anni si connota in maniera ancor più devastante. E ovviamente la disaffezione alla Chiesa fu totale. Come potevo far affidamento su chi garantiva che, adesso, mio padre stava bene. Lontano da me? Il Papa non fu oggetto della mia reprimenda, ma certo non riuscii a sentirlo vicino.
Con l'ottantanove il mio cuore rosso stava lentamente stingendosi, ma malgrado tutto Wojtyla per me rimaneva sempre un politico, non un pastore.
Più avanti la laurea, il servizio militare, il lavoro, il matrimonio, un figlio perso ed uno ricevuto. Le vacanze da solo per il mondo e da padre di famiglia. Le gioie, le speranze deluse, le sorprese e le delusioni sopportate e causate. E in tutto questo, in ogni avvenimento, la presenza lontana e silenziosa di un unico pontefice. Lui.
Rivedere immagini passate che lo immortalavano in salute, addirittura un'altra persona rispetto ad adesso, ha permesso di far riaffiorare un ricordo lontano e talmente sbiadito da esser pressochè fino ad oggi scomparso.
Estate millenovecentonovantatre, circumnavigazione d'Italia con un amico in macchina. Giunti a Roma di domenica si pensa possa esser un'occasione recarsi in San Pietro per l'Angelus. E' pur sempre un'esperienza, si pensa. Arrivati nella piazza lo scenario è irreale. Praticamente noi e qualche immancabile turista giapponese. Eppure il posto è giusto, si pensa. Da un altoparlante una voce metallica, di li a poco, spazzerà ogni dubbio. "In collegamento da Castel Gandolfo, residenza estiva del santo Padre, verrà trasmesso l'angelus domenicale". Non male, direi... noi li e lui di la...
Ecco perchè ho pianto, e non mi vergogno ad ammetterlo. Perchè in ogni piccola grande occasione della mia vita, se voglio fare un collegamento ideale con un pontefice vedo solo ed esclusivamente Lui. Ecco perchè mi mancherà; ed ecco perchè, con quell'aria sofferente ed estremamente dignitosa, mi sembra di aver perso un nonno. Per la quarta volta.
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il 25/03/2009 alle 02:02
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il 24/03/2009 alle 23:47
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il 24/03/2009 alle 14:30
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il 24/03/2009 alle 14:14