
La metropolitana, oggi, è usualmente piena. I soliti occhi assonnati, i consueti sgradevoli odori, il normale afrore di docce di risveglio intrise di profumi più o meno costosi; i soliti quotidiani gratuiti o a pagamento sfogliati con la tipica rassegnazione del travet.
Nulla di speciale, quindi. Se non la consapevolezza dell'accaduto di ventiquattr'ore fa. Un pensiero normale, distante, che però si materializza non appena si scendono le scale verso i mezzanini. E che si rende ancora più ingombrante al sopraggiungere del convoglio.
Marea umana da orario estivo in vigore. Compressione di corpi con la logica della riduzione dei costi per l'accrescimento del profitto.
Si chiudono le porte e si parte. Ho tra le mani un libro, distante anni luce dalla realtà circostante. Volgarità ed oscenità a tratteggiare miserie astratte, a tracciare paralleli molto concreti con la realtà circostante.
Si guardano le figure vicine con diffidenza, fastidio, quasi con disprezzo. Si osservano i tratti somatici, i lineamenti. Si fa esercizio di froge per analizzare la composizione chimica degli effluvi. Non si immagina che possa accadere quanto visto sugli schermi, quanto letto sui titoli. Però si lavora di fantasia.
Una fermata via l'altra... oceani che escono e che si approssimano. C'è rassegnazione e fastidio. C'è attesa e noia. Ci sono binari che si accompagnano all'infinito. Nessuno lo ammette, ma il fastidio è palpabile.
Fastidio per l'umido appiccicoso, per i compagni di viaggio, per la vita di tutti i giorni. Per una paura lontana che non si pensa possa esser propria.
Poi si scende. E non si vede l'ora di ripercorrere all'inverso il percorso.
Inviato da: volandfarm
il 25/03/2009 alle 02:02
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il 24/03/2009 alle 23:47
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il 24/03/2009 alle 14:30
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il 24/03/2009 alle 14:14