Giorni di angosciosa e fiduciosa attesa. Fremito e palpitizio che nasce dalla sacca scrotale e termina in orizzonti misconosciuti. Il giovane premier affronta con piglio deciso i fantasmi danzanti della crisi. Sicuro, impettito e sprezzante, come nella sua indole da monarca. “Dopo di me il nulla”, tuona con voce stentorea mentre marcia con passo spedito. In barba ai pettegolezzi di “wikileaks”, per cui persino i più fidati collaboratori hanno da tempo cominciato ad avere timore per quel povero vecchio con una labile tenuta fisica e psichica, travestito a giovinetto. E’ chiaro come lo credano pazzo anche i suoi più fedeli sguatteri. Mica lo possono dire. Prendete Bonaiuti, che deglutisce a vuoto dopo averlo visto comparire avvolto da un’aura abbagliante e riesce a malapena a biascicare: “Scusi Presidente, se ho osato parlare in sua presenza.”. Il dipinto di questi sedici anni di dittatura, è lì. Volete che simili personaggi, lo prendano di petto e dicano: “Presidente, lei avrebbe bisogno di un ricovero coatto, magari in una rilassante casa di cura.”? Invece si genuflettono e continuano ad adorare questo fantoccio agonizzante. Lo assecondano con dichiarazioni altrettanto folli. Dennis Verdini, capogruppo dall’abnorme testone ed uomo dei segreti affari gli ottuagenari buontemponi della P3, scevro da qualsivoglia decenza, con voce baritonale esclama: “Ce ne freghiamo delle prerogative del Quirinale.”. Con posa sicura e mani sui fianchi, simile al duce che aizza la folla dal balcone di Piazza Venezia. Mai sentita una cosa simile, in democrazie reali. Tanto per far capire in che diavolo di mani è stato il paese per anni.
“Dopo di me il diluvio”, disse il messia, risparmiandoci per mera distrazione il “muoia Sansone con tutti i Filistei”. Come Napoleone, di cui è autonominato erede. E avanti così. Grida di cospirazione, attentato, complotto. Dei giudici che vorrebbero processarlo. Dei giornali che rivelano le sue manovre spericolate per diventare il padrone dell’Italia. Di Wikileaks che ha svelato i segreti di pulcinella di un piccolo paese dominato da un dittatorello inetto, puttaniere e psichicamente malato. Tutto un grosso, enorme complotto. Continua il continuo accerchiamento paranoico, tipico del pazzo, di Mussolini ed altre centinaia di dittatori alla frutta, ormai devastati da una profonda malattia mentale.
Non potevano essere esclusi dal calderone del tradimento anche i cosiddetti “Finiani”. Delle specie di anime pie, che all’improvviso hanno scoperto la verità. Quasi folgorati dal Dio dell’ovvietà. Per questi iper presenzialisti personaggi, ora l’uomo di Arcore è qualcuno di cui vergognarsi, che sta facendo crollare il paese nell’abisso. Un vanesio tiranno che non ammette dialogo attorno al suo verbo infallibile. Perché l’unto, per sua stessa ammissione, non ha mai conosciuto l’errore dell’umano. Di colpo questo manipolo di onorevoli ha appreso che l’esecutivo è zeppo di loschi faccendieri inquisiti che seguendo l’esempio del loro capo sviliscono l’idea di legalità. Sono feriti nell’orgoglio dalle tante sgallinate che debbono occupare le prime file dei congressi al loro posto, per intonare “Per fortuna che Silvio c’è”. D’improvviso quella canzone celebrativa del capo carismatico e populista, gli è sembrata avvilente. Intollerabile che l’informazione sia nelle mani del potere e che giornali del Messia indichino liste di proscrizione verso gli infedeli, come nemmeno nei paesi dominati dagli Ayatollah. Li scopriamo contrari alle ingerenze della chiesa, fermamente laici ed a favore della libera scelta dell’uomo sui propri destini di vita e di morte. Capiamo come gli uomini di Fini si rivoltino allo scellerato patto dell’unto con la Lega che mira a consegnare l’Italia in mani padane, a rate. A scapito del sud morente. Come sia improponibile che gente al governo dell’Italia parli di Padania, inneggi ogni volta all’autonomia del nord, insulti Roma il sud, tutto quanto è sotto di loro, e che giammai visiteranno. Gli deve finalmente essere sembrata una barzelletta della peggior specie che simili personaggi indirizzino le manovre del Governo, durante le celebrazioni del centocinquantesimo anno dall’unità d’Italia.
Una folgorazione incredibile. I “finiani” ora anelano un partito dove vige la democrazia, rifuggendo l’accentramento tirannico. In pochi mesi, giorni, forse in un’ora, hanno preso in mano tutte le ragioni che da anni cavalca la sinistra, in modo maldestro. Toglieranno la fiducia al governo, il 14. Cadrà finalmente. Calpesteranno la testa del serpente, una volta per tutte. Basta attendere una settimana, poi si vedrà. Ci scopriremo ancora poveri, nella zona retrocessione dei paesi in via di sviluppo, ma con un briciolo di democrazia in più. Grazie a Fini, l’ex fascista, l’uomo nero che ha scoperto la democrazia. Berlusconi ha l’innata dote di far sembrare chiunque un progressista, se paragonato a quel coacervo nauseabondo di intrallazzi, demagogia, populismo sudamericano, papocchi, corruzione e puttane che ha creato in questi anni.
Attendiamo il 14 come l’avvento, dunque. L’alba di un nuovo giorno in cui ci sveglieremo con quel briciolo di libertà riconquistata. Ma la gran sorpresa è dietro l’angolo. Il tiranno ha l’altra dote demoniaca: rigenerarsi come un mostro indistruttibile. Spaventoso. Sembra morto, defunto e sepolto per sempre, quando eccolo riaffacciarsi dalla fossa tombale, con immutato livore e forza propagandistica. Sbraita scomposto, magari si rifà un altro lifting in vista delle elezioni. Ma non ha perso la speranza di rimanere in sella. Cadesse, sarebbe la fine. E’ un omuncolo legato a quella sedia di potere come il disperato che cerca di non cadere giù dal grattacielo, e vi si avvinghia, aggrappato al cornicione con le unghie. Il monarca senza potere è destinato alla fuga o all’inevitabile macchina della giustizia. Quella che giudica gli uomini. E allora sprizza veleno. Continua ad intonare lo stornello sul tradimento. L’irresponsabilità di chi farà cadere il governo e manderà il paese sul lastrico, evocando spettri di crisi alla suburra. Quella stessa crisi negata per due anni “Il potere mi è stato dato dal popolo", ripete. E questa manovra va contro il volere dei cittadini. Una imbarazzante, rivoltante e patetica commistione di amenità deliranti. Di chi considera tutto suo. Chi non conosce la minima differenza tra Democrazia parlamentare e presidenziale, tra stato liberale e monarchia. Che si ritiene al di sopra di uomini, leggi, costituzione e normali situazioni verificatesi in parlamento nell'era moderna. Svela nitidamente egli stesso, senza saperlo, la sua indole di dittatore invece che capo di stato liberale.
Ma ogni cosa ha una degna conclusione. Il 14 sarà una tragicomica buffonata di regime. I liberatori ex missini si dichiarano disposti ad un reincarico a Berlusconi. Basta che questi si dimetta. Il nesso? La logica? Una qualsivoglia coerenza? Niente. Solo giochi di palazzo. Accetteranno di buon grado che il Messia faccia un altro governo. Illuminato stavolta. Magari ricorrendo anche a personalità “tecniche” di spicco. Azzardo la igienista mentale Ministra del Lavoro. Il maestro di tennis di Bubi agli Esteri, poi chessò…Putin ministro della Difesa, Ruby al Ministero della Famiglia, la D’urso ministra del giallo di Avetrana, Lele Mora alle Finanze, la starlette bulgara di Arcore ed onorata da un premio inventato alla Mostra del cinema di Venezia, proposta Ministra della Cultura dall'uscente Sandro Bondi. Sempre che la sua ex moglie non gli imponga l'attuale compagno, come prezzo del divorzio. E poi, il sindaco del padovano che ha pronunciato le progressiste parole: “Niente maratone qui, tanto vincono sempre quei negri in mutande…”, promosso a Ministro dell’Interno.
Basta attendere il 14, poi il volgare papocchio sarà svelato.