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TARANTO TOUT COURT

Post n°32 pubblicato il 17 Gennaio 2012 da aquilotto888
Foto di aquilotto888

Il titolo di questo post potrebbe significare -se tradotto- "Taranto in breve"... e allora non vi facciamo perder tempo !

Vi comunichiamo sinteticamente (e con molto piacere) che Radio Cinque ha acquisito una frequenza anche nel capoluogo jonico, e che fra breve, non appena giungeranno le dovute autorizzazioni richieste, saremo ascoltabili anche lì.

Quindi... ciao, Taranto, a presto !

 
 
 

UN UOMO SOLO

Post n°31 pubblicato il 16 Gennaio 2012 da aquilotto888
Foto di aquilotto888

"Un uomo solo" (A Single Man) è un romanzo dello scrittore Christopher Isherwood pubblicato nel 1964, che ripercorre l'ordinaria giornata di un professore di mezza età che insegna presso un college di Los Angeles, rimasto solo, che trova conforto nella notte passata assieme ad un giovane universitario.

Anche Pirandello si è dedicato al tema della solitudine, nel suo lavoro dal titolo, quasi uguale, "L'uomo solo", quindici racconti tutti incentrati sul tema della solitudine.

La solitudine è uno dei "leitmotiv" principali di questa società. La solitudine può portare persino a disturbi psichiatrici chi, magari dopo aver perso il proprio posto di lavoro, magari un lavoro anche importante, come per esempio un tutore dell'ordine, o anche un lavoro meno importante, come per esempio un fruttivendolo, si sente privato della sua unica ragione di vita, che era forse proprio quel lavoro.

Dobbiamo avere compassione di quell' uomo solo, anche se cercherà in tutti i modi di lenire la propria tristissima vita di solitudine, magari provocando o schernendo il suo prossimo. 

Sono persone disturbate che vanno aiutate. Non importa il lavoro che abbiano svolto, anche il più semplice. Vanno aiutate. 

Dante diceva "non ti curar di lor ma guarda e passa". Ecco un monito da seguire. 

Aiutate l'uomo solo. E' povero, povero dentro. Povero fuori. Poveretto. Non trova pace se vede il tuo successo. Non si rende conto che è malato. Di solitudine. 

Poveretto. Aiutate l'uomo solo. Fategli trovare uno strumento musicale, un computer, qualcosa, insomma, per lenire la sua solitudine. 

E se non avete tempo da dedicargli, non prestate neppure attenzione alle sue ingiurie, alle sue insinuazioni, a qualunque cosa tenterà di fare per attirare il vostro sguardo. Lasciatelo perdere. E abbiate pietà di lui.

 

RadioCinque TheNet

 
 
 

E L'ETERE SI OSCURERA' NUOVAMENTE...

Post n°30 pubblicato il 07 Giugno 2011 da aquilotto888
Foto di aquilotto888

APPARE OPPORTUNO RENDERE NOTA QUESTA INTERESSANTE RELAZIONE DI UNO DEI PIU' NOTI ESPERTI IN MATERIA DI RADIOTELEVISIONE:

 

RELAZIONE TECNICA SULLA LEGITTIMITA’ ALL’USO DI FREQUENZE NEI BACINI DI UTENZA CONCESSI

A cura del Prof. Giuliano Savi

 

Con la legge n.103/1975 (nuove norme in materia di diffusione radiofonica e televisiva) lo Stato italiano regolamenta in modo specifico, richiamando anche le norme contenute nel Codice Postale, (D.P.R.156/1973 – Testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni), il settore radiofonico e televisivo.

Nel 1974, la Corte Costituzionale, interessata nella lite tra il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni e la RAI, con sentenza n.225/1974 dichiarò l’incostituzionalità degli artt. 1, 183 e 195 del D.P.R. 156/1973 nella parte relativa ai servizi di radiotelediffusione circolare a mezzo elettromagnetco, ritenendo legittima l’istallazione di impianti RAI, senza specifica  autorizzazione da parte del Ministero competente. Questo perché il mezzo radiotelevisivo adempie a  fondamentalu compiti di informazione, concorre alla formazione culturale del paese, diffonde programmi che in vario modo incidono sulla pubblica  opinione ed è perciò necessario che non divenga strumento di parte e solo l’avocazione allo Stato può impedirlo. Quindi il possesso dell’autorizzazione dello Stato è di per sé titolo abilitante all’installazione ed all’esercizio degli impianti. E’ bene ricordare che all’epoca non esistevanao ancora le emittenti private.

Nel 1976, la Corte Costituzionale, interessata nella lite tra il Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni, la RAI (che sostenenva le posizioni del Ministero) e numerose emittenti radiotelevisive locali, con sentenza n.202/1976, dichiarò l’incostituzionalita’ degli artt.1, 2 e 45 della legge 14 aprile 1975, n.103, nella parte in cui non sono consentiti, previa autorizzazione statale e nei sensi in cui motivazione (garanzia della pluralità data dalla grande capillarità e diffusione radiofonica e televisiva via etere, di portata non eccedente l’ambito locale.

Di fatto la Corte Costituzionale ha equiparato l’emittenza locale alla RAI, riconducendo la stessa emittenza locale all’interno della legge 103/1975 che, va rammentato, indica nel servizio di radiodiffusione un servizio pubblico essenziale di preminente interesse generale.. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, ed il clamore che la stampa aveva dato alla stessa, in Italia fu un proliferare di emittenti che, approfittando del vuoto normativo, previa una mera denuncia all’Autorità di Pubblica Sicurezza (art.403 del D.P:R. 156/1973), aprirono stazioni radio e televisive, iniziando così l’occupazione selvaggia dell’etere. Della confusione determinatasi ne approfittarono coloro che potevano contare su una maggiore disponibilità economica e per questo nacquero le emittenti private nazionali.

Nel 1981, la Corte Costituzionale, interessata nella lite tra la RAI e la RIZZOLI Editore, l’AGIS ed altri, nella sentenza n.148/1981 ribadisce che l’esclusione del monopolio statale delle trasmissioni locali non contraddice la natura di servizio pubblico essenziale attribuite anche a queste ultime, e cioè anche le emittenti esclusivamente locali, nel loro esercizio, prestano un servizio pubblico essenziale di preminente interesse generale. Con la succitata sentenza, la Corte Costituzionale inoltre, rigettando il ricorso della Rizzoli Editore per la dichiarazione di incostituzionalità dell’art.195 del D.P.R. 156/1973 anche per le emittenti nazionali, ribadiva la natura diversa tra l’emittenza locale e l’emittenza nazionale, cioè che l’emittenza nazionale non poteva godere della stessa tutela data all’emittenza locale.

Nel 1984 lo Stato emana “Disposizioni urgenti in materia di trasmissioni radiotelevisive”, D.L. 6 dicembre 1984, n.807 convertito, con modificazioni, nella legge 4 febbraio 1985, n.10, per porre rimedio ad una situazione di enorme contenzioso che si era venuto a determinare in seguito alla predetta sentenza n.148/1981 della Corte Costituzionale. Infatti, in tutte le regioni del Nord Italia le Preture, applicando la norma penale contenuta nell’art.195 del D.P.R. 156/1973 nei confronti delle emittenti che non avevano le caratteristiche di locali, avevano posto sotto sequestro tutti gli impianti della FININVEST, della RIZZOLI e di altri network.

Il legislatore ritiene di chiarire che il principio affermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza n.148/1981, era applicabile non solo alle emittenti locali in senso stretto ma anche ai cosiddetti network. Infatti:

  • L’art.4, comma 1, del D.L. n.807/1984 convertito in legge n.10/1985, indica che: “I privati che alla data di entrata in vigore del presente decreto, eserciscono impianti di radiodiffusione circolare  hanno l’obbligo di inoltrare al Ministero delle poste e delle telecomunicazioni, entro 90 giorni dalla data stessa, una comunicazione contenente i seguenti dati ed elementi:

a)      i dati realtivi al titolare dell’impianto e le generalità del responsabile dei programmi;

b)      ubicazione degli impianti installati;

c)      indicazione delle zone servite;

d)      collegamenti di telecomunicazioni utilizzati con particolare riferimento al tipo d’impianto e alle caratteristiche;

e)      tipo di trasmettitore, frequenza utilizzata e relativa potenza;

f)       tipo di antenna utilizzata, diagramma d’irradiazione, guadagno nella direzione di massima;

g)      nominativo d’identificazione della stazione;

h)      le ore di trasmissione dei programmi e le loro variazioni;

 

  • l’art.4, comma 2, del D.L. n.807/1984 convertito in legge n.10/1985, indica che la comunicazione di cui sopra integra la denuncia di detenzione prevista dall’art.403 del codice postale, approvato con D.P.R. 156/1973, ed ha lo scopo di mettere a disposizione degli organi preposti alla pianificazione elementi idonei per la definizione del piano di assegnazione delle frequenze di cui al precedente art.2 e per la determinazione dei bacini di utanza;

 

  • l’art.4, comma 3 bis, del D.L. n.807/1984 convertito in legge n.10/1985, indica che: “La presentazione, nei termini, della comunicazione di cui al comma 1 rende non punibili le violazioni amministrative e penali, di cui all’art.195 del codice postale approvato con D.P:R. 156/1973, commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto”.

 

Si consideri ancora che con la sentenza 255/74 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità:

1.      dell’art. 195 DPR 156/73, nella parte relativa ai servizi di radiotelediffusione circolare, a mezzo di onde elettromagnetiche;

2.      dell’art. 1 del DPR 156/73, nella parte in cui prevede l’autorizzazione per l’installazione e l’esercizio di impianti privati di programmi sonori e televisivi e di impianti locali di diffusione sonora e visiva via cavo;

3.      dell’art. 183 del DPR 156/73, nella parte in cui nessuno può eseguire o esercitare impianti di telecomunicazione senza aver ottenuto la relativa concessione o, per gli impianti di cui al comma 2 dell’art. 1 del DPR 156/73, la relativa autorizzazione.

 

Pertanto, in conformità a quanto sentenziato dalla Consulta, è evidente che la domanda, finalizzata all’ottenimento della concessione per il servizio di radiodiffusione circolare in ambito locale, inoltrata nei modi previsti dalle speciali disposizioni di legge, fa sì che il decreto di Concessione rilasciato dal Ministero, conferisce titolo ed obbligo, ad installare ed esercire impianti di radiotelediffusione, senza ulteriori oneri per il concessionario posti in esssere dagli uffici periferici dell’autorità. In merito vedasi l’obbligo, imposto ai concessionari, di cui all’art.16, comma 20 della L.223/90, con cui viene stabilito che allorquando la concessione è rilasciata a soggetti non titolari di impianti già in funzione alla data di entrata in vigore della Legge, il termine entro cui deve avere inizio la regolare trasmissione di programmi non può essere superiore a 180 giorni.

La legislazione ha fissato dei principi generali relativi al servizio di radiodiffusione che costituiscono, nel loro insieme, indirizzi ineludibili a cui sono sottoposti, sia i concessionari, sia coloro che hanno come compito istituzionale il controllo e la vigilanza sul rispetto delle norme che regolano gli obblighi e i doveri nell’espletamento del servizio di radio telediffusione. Il rispetto delle stesse costituisce condizione sine qua non, per il manteimento della concessione. I detti principi sono così di seguito, sintetizzati:

  • art. 3, comma 11, L.223/90 – Il piano di assegnazione individua il numero di impianti atti a garantire la diffusione del maggior numero di programmi nazionali e locali in ciascun bacino di utenza. Per esercizio in ambito locale s’intende quello che garantisce la diffusione in almeno il 70% del territorio del relativo bacino di utenza o della parte assegnata di detto bacino;
  • art. 10, comma 5, L.223/90 – Il Governo, le Amministrazioni dello Stato, le Regioni e gli Enti Pubblici Territoriali per soddisfare gravi ed eccezionali esigenze di pubblica necessità, nell’ambito interessato da dette esigenze, possono chiedere alle emittenti private o alla concessionaria pubblica la trasmissione gratuita di brevi comunicati. Detti comunicati devono essere trasmessi immediatamente;
  • art. 32, comma 4 della L.223/90 – E’ vietata la detenzione, da parte dei concessionari privati, di frequenze non indispensabili per l’illuminazione dell’area di servizio e del bacino;
  • art. 19, comma 1 del DPR 255/92 – La trasmissione di programmi per radiodiffusione sonora e televisiva deve essere effettuata nelle bande di frequenze, previste per detti servizi, dal regolamento delle radiocomunicazioni dell’Unione internazionale delle Comunicazioni

Premesso quanto sopra è il caso di evidenziare che la concessione per la radiodiffusione sonora e/o televisiva assimila il concessionario a soggetto esercente un pubblico servizio; gli stessi titoli debbono valere in termini di “diritti e doveri” per i soggetti autorizzati da decreto amministrativo! Costoro ai sensi dell’art. 4 della L.223/90 hanno titolo a richiedere a tuttte le amministrazioni interessate in materia urbanistica, le autorizzazioni necessarie finalizzate alla realizzazione degli impianti, con carattere di indifferibilità e di urgenza; in virtù dell’implicito riconoscimento di pubblica utilità.

L’art. 195 cod. postale trova la sua applicazione nei confronti di soggetti che installino fuori dal bacino di utenza predeterminato e che l’eventuale trasmissione interferente con altri soggetti autorizzati potrebbe al più configurare il reato di danneggiamento, anche se effettuato nell’ambito del proprio bacino di utanza. Sotto il profilo del riconoscimento giuridico, è molto difficile che l’eventuale contenzioso tra le parti possa trovare una sua applicazione; le responsabilità sarebbero  evidentemente da ascrivere (ancora oggi: ndr dicembre 2004 - ndr aprile 2010 -  ndr febbraio 2011) all’Autorità che non ha ancora predisposto il piano delle frequenze da cui deriverebbe concretamente il “bacino di utenza” di ogni singola emittente.

 
 
 

LA FRUTTA

Post n°29 pubblicato il 10 Maggio 2011 da aquilotto888
Foto di aquilotto888

La radio, come la parola, dovrebbe essere un mezzo di libera espressione e di sano confronto di idee, come si conviene allo spirito democratico che ispira la nostra bella Costituzione.

A volte le parole di qualcuno possono dar fastidio, ma impedirgli di parlare per non sentire la sua voce (e di conseguenza quello che dice) crediamo rievochi in tutti il ricordo di fatti gravi.

In questo periodo in cui taluni si fronteggiano per varie campagne elettorali, esiste persino la "par condicio" per evitare che a qualcuno sia data più voce che ad altri.

Eppure, esistono tanti modi per zittire una voce. Guarda caso, qualche ora fa, un segnale muto si è intromesso sui transiti di collegamento e in alcune zone Radio 5 si è di conseguenza zittita.

I nostri tecnici sono già al lavoro per ripristinare il tutto e ben presto la radio tornerà a farsi sentire.

Forse, dava fastidio. A chi ? Magari a quel lupo della favola, che perde il pelo, ma non il vizio... O forse a qualcun'altro che pensa che per una campagna elettorale una voce di meno sia meglio... chissà. Ognuno intenda e pensi ciò che riterrà più opportuno.

Ci sentiamo solo di dire che chi ha avuto questa bella "idea" per zittirci, è alla frutta.

Serviremo il caffè.

Amaro, ovviamente.

 

RadioCinque TheNet.


 
 
 

ORIA, I CAMPI E IL COMUNE

Post n°28 pubblicato il 19 Aprile 2011 da aquilotto888
Foto di aquilotto888

Alcuni amici ci hanno reso edotti del fatto che il ripetitore di una nuova radio starebbe per essere attivato a Oria.

La cosa emerge da quanto scritto in un documento pubblico depositato in Comune, a Oria appunto.

Pare anche che la nuova eventuale attivazione deriverebbe da una richiesta fatta da un Ente Pubblico, verosimilmente lo stesso Comune di Oria, e che a seguito di tale situazione, qualcun'altro abbia giustamente proposto di attivare anche una stazione di rilevamento dei campi elettromagnetici, conseguenza della nuova attivazione del nuovo ripetitore.

Orbene, detto in altre parole, il Comune (o altro Ente Pubblico), con i soldi dei cittadini vorrebbe attivare un ripetitore di una radio di un paese vicino, e sempre con i soldi dei cittadini, potrebbe poi attivare una stazione di rilevamento di campi elettromagnetici per misurare i campi derivanti dalla stazione in questione (e dalle altre, che però non hanno potenze tali da necessitare ciò).

Poichè quando si parla di cose pubbliche e dei soldi della gente è lecito da parte di tutti preoccuparsene, ci chiediamo a chi giovi tutto ciò.

Ovvero: "cosa ci guadagna, e chi, da queste nuove attivazioni e da queste nuove spese che affronteranno gli Oritani".

E' lecito -e legittimo- azzardare una risposta: ai cittadini le spese che da ciò deriveranno, e all'emittente che si attiverà, i frutti della raccolta pubblicitaria.

In tal caso, non andrebbero fatti doverosi complimenti per lo sfruttamento della cosa pubblica ad uso e consumo di qualche privato ?

E poi, come la mettiamo per i tanto temuti (fino a quando si trattava di Radio 5) campi elettromagnetici ? Ah, ma forse la radio che accenderà a Oria non funziona con onde elettromagnetiche, ma "ad acqua"...

RadioCinque TheNet

 

 
 
 
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Data di creazione: 09/08/2010
 

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