IL "RIFONDINO"
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decreto che diventa legge
Post n°6 pubblicato il 09 Gennaio 2009 da prc.amendolara
da www.rifondazione.it decreto Legge 180, una delle più grandi beffe dellastoria della ricerca e dell’alta formazione in Italia, è stato convertito inlegge. È stato approvato a maggioranza senza modifiche e in manieraautoritaria, cioè privando il Parlamento della possibilità di discuterne ilmerito. Così un governo reazionario risponde a mesi di mobilitazionidemocratiche e di massa, cioè rifiutando il confronto con chi materialmente èdestinato a subire le conseguenze di un provvedimento legislativo. di Fabio de Nardis, Responsabile Nazionale Universitàe Ricerca Prc-Se Sull’Università si matura dunque la crisi dellademocrazia rappresentativa che mostra il suo lato élitista. Come fu per ildecreto legge 112, poi legge 133, il governo fa approvare il provvedimento infretta e furia durante un periodo di feste, quando le aule sono deserte e ilpopolo dell’Università non può esprimere la sua opposizione democratica. Il 5 gennaio, un giorno prima dell’Epifania, ilministro per i rapporti con il Parlamento ha posto, a nome del Governo, laquestione di fiducia sull’approvazione del decreto, consapevole che unadiscussione attenta ne avrebbe mostrato le contraddizioni imponendone unostravolgimento. Si rivendicano norme contro il nepotismo e le baronie, ma inrealtà nulla si toglie al localismo concorsuale che genera o quantomenosollecita certi elementi di devianza. Si riproduce di fatto il blocco deiconcorsi limitandosi a posticipare i tagli al finanziamento pubblico chepeseranno come un macigno sul bilancio degli atenei italiani. Per l’ennesimavolta le deficienze amministrative e gestionali delle Università italianeverranno fatte ricadere sulle spalle degli studenti, che si vedranno ristrettigli spazi del diritto allo studio, e dei ricercatori precari, ai quali sipromette più precarietà e meno garanzie. Nel frattempo rimane incerto il futuro dei concorsigià banditi che avrebbero garantito la collocazione in ruolo di 1800 docenti,tra ricercatori, associati e ordinari, a causa di un cambio in itinere delleregole del gioco attraverso una modifica tutta propagandistica dei regolamenticoncorsuali, perlopiù di impossibile applicazione, che lasciano presagireun’ondata di ricorsi al TAR. Rimane infatti nelle commissioni il membro localenominato dalle facoltà banditrici mentre gli altri commissari sarannosorteggiati da una rosa comunque eletta, dunque inquinata da pratiche pocotrasparenti, in un numero che in molti casi è superiore all’effettivadisponibilità di ordinari eleggibili. Se i tagli venissero cancellati, ma così non è,sarebbe quantomeno interessante la riduzione posta ai limiti sul turn over conil vincolo del 60% delle risorse da destinare a concorsi per il reclutamento dinuovi ricercatori. Ma consentire alle Università “virtuose” di utilizzarequelle risorse anche per contratti precari vuol dire regalare agli Atenei unnuovo strumento di ricatto e precarizzazione riducendo i posti in ruolo. LeUniversità preferiranno bandire concorsi per contratti a termine che nonvengono contabilizzati all’interno di quel famigerato 90% dei costi per ilpersonale sul fondo di finanziamento ordinario che serve a stabilire il livellodi “virtuosità” degli atenei. Insomma. Tranne qualche spicciolo destinato afinanziarie borse di studio e nuove residenze per gli studenti, la nuova leggedel Governo Berlusconi si configura come una presa per i fondelli che non dicenulla sui problemi strutturali dell’Università, anzi li peggiora. Diritto allostudio, precarietà della ricerca, trasparenza dei concorsi, valutazione seriadella qualità della produzione scientifica e dell’offerta didattica degliatenei. Su nulla di tutto ciò la nuova legge sembra offrire risposte concrete.Per questa ragione Rifondazione Comunista, nell’ambito di un salto di qualitànelle attività di movimento, annuncia una campagna di mobilitazioni per unaUniversità che sia veramente un luogo di emancipazione sociale attraverso illibero accesso alla conoscenza e a una ricerca libera dal ricatto dellaprecarietà e dal condizionamento dei mercati. Il tutto sarà connesso a una piùampia battaglia nelle università e nella società per una radicaledemocratizzazione della politica e delle coscienze. |


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il 09/01/2010 alle 17:00
Inviato da: vietcong70
il 26/12/2009 alle 18:57
Inviato da: prc.amendolara
il 26/12/2009 alle 17:03
Inviato da: prc.amendolara
il 26/12/2009 alle 17:03