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Lo et Girom

Post n°32 pubblicato il 16 Maggio 2008 da rabanut
 
Foto di rabanut

“Lo et Girom”    racconta Margherita   ... collegato al racconto " El Mulin et Prasec"  ( messaggio n° 10)

 .. a casa dei bisnonni ( me cee ) la sopravvivenza  nasceva dai boschi dove si raccoglieva le legna per ardere, si raccoglievano i frutti del bosco le castagne e quanto la montagna miseramente offriva anche per che abitata fittemente, quindi  curata  e gestita come un attuale giardino

Fu un mattino presto in autunno che accadde l’irreparabile  poiché  mia madre era nei boschi a raccogliere le castagne  con me e mia sorella Caterina fin dall’alba e in casa  avevamo lasciato nostri fratelli Tommaso ( Tumalin ) ancora in fasce  e Lorenzo ( Lurens ) di pochi anni / nato nel 1912  …..  .. 

  aravamo sul versante opposto ( la montagna di fronte ) alla casa  del “Cee”, peraltro si trattava di un porticato con il tetto in paglia e poco più, quando grida incresciose avvolsero i ns. sguardi spauriti …      ..  .  “ brusa lo et girom    curii curri  “ ( va a fuoco lo et Girom ,   . Correte, correte )     . e di lì una corsa a perdifiato verso quella colonna di fumo che ormai era bene a vista , giù ad attraversare “ la comba et l’asu”  e poi su per il crinale verso casa  e un pensiero solo per mio fratello  ancora in fasce in quella casa avvolta dal fuoco      e il tempo di arrivare al casa e vedere tutto consumato ed il tetto rimasto cadere a terra    ..   e cancellare ogni sogno ogni speranza.

Solo  di li a poco per vedere che a pochi passi entrambi i miei fratelli erano stati messi in salvo da una donna detta “Marì Coletti” che era accorsa dalle borgata più in alto ed aveva visto e sapeva…

Seguì un mesto e triste inverno con il mio “Cee” ormai ammalato ed esausto dalla vita ospitati sotto un porticato chiuso alla belle meglio , al freddo e desolati ma con il pensiero che finita la guerra mio padre sarebbe tornato ed io avrei potuto riprendere la scuola e studiare    ….    da maestra

Mio padre è tornato per fortuna dalla grande guerra ( 1° guerra mondiale ) ma la miseria era tanta ed ho iniziato a lavorare in fabbrica ad 11 anni presso una filatura per portare il pane in casa

Andavo a lavorare a piedi,   e dopo alcuni anni con una bicicletta comprata d'occasione,    .... il lavoro non mi piaceva e sognavo la scuola ma sono solo rimaste le mie letture, di libri la sera al lume a petrolio  e regolato al minimo per non consumare e non farmi vedere ed essere sgridata    ... "che leggi, dormi domani alle 4 la sveglio per andare a lavorare e un nuovo giorno" ....

Un sogno è rimasto sempre, quel sogno per l’istruzione mai arrivata , mai completata ma,  ho vissuto per 97 anni e molte cose ho visto ed incontrato fino ad arrivare al termine e dimenticare tutto   ...  persino chi ero..   ma sono sempre rimaste :  la rabbia di non aver avuto quanto avrei voluto e sognato  ed in ultimo nei mie deliri le grandi paure per il fuoco .. l'incendio, la fame     . e molto altro che nessuno ha mai capito  … 

 
 
 
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