Creato da Al.dunque il 11/09/2008 |
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“Tu sei un artista, io un pensatore. Tu dormi sul petto della madre, io veglio nel deserto” da “Narciso e Boccadoro (Narziss und Goldmund, 1930) di Herman Hesse.
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Il Blog che stai leggendo ("a fatica") è la raccolta dei miei commenti ai post dei vari blog che ho consultato (uno stralcio). Se il blogger l'ha permesso, trovi anche il suo post che ha pubblicato con riportati i miei commenti (e le eventuali reciproche repliche), oppure soltanto il link al suo post (sempre se concesso - cliccando in basso a destra del post medesimo). Tale raccolta non sarà esaustiva e comprende pensieri non necessariamente coevi (i blogger sono invitati a segnalare miei interventi che ancora non vedono qui pubblicati). Per approfondimenti: premessa - sms
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La manipolazione affettivaDunque, ..., già se parliamo di persona ideale, mi pare di riferirci a qualcuno che abbiamo disegnato in un nostro immaginario e che, magicamente, si concretizza ai nostri occhi: questa condizione ritengo che ci veda già con un certo handicap di partenza… invero, saremo più inclini a perdonare tutto, a vedere le cose in modo non obiettivo poiché questi NON PUÒ (e non deve) essere diverso da chi abbiamo da tempo atteso e finalmente abbiamo trovato. Al di là di questa precisazione, anche per AMOR PROPRIO, quando ci fidiamo di (e ci affidiamo a) qualcuno, siamo restii a percepire i segnali contrastanti e siamo sordi a coloro che vorrebbero metterci in guardia. Delle volte, poi, siamo talmente assetati d’amore che anche chi non ci meriterebbe si ritrova con un “patrimonio” umano il cui egoismo induce a profittare della situazione, “manipolando” appunto l’incauto fiducioso (con le severe conseguenze che descrivi). Chi è innamorato di colui che non lo merita, dunque, non è, secondo me, masochista, ma innamorato di se e “complice” del manipolatore (chi è causa del proprio mal pianga se stesso, si potrebbe dire!). Con tali presupposti, quindi, i tempi di reazione sono sicuramente più rallentati di quanto oggettivamente ci si potrebbe attendere… Inoltre, la classica “scusa/giustificazione” riposta nei figli, parenti, consuetudini, è anch’essa limitante delle scelte drastiche che spesso altri si dichiarerebbero ben sicuri da intraprendere. Io credo, sostanzialmente, che l’essere umano (e fra questi, più l’uomo che la donna) è talmente incline alla comodità di status che affrontare il partner, i vari “stakeholders” e una nuova vita… ci si accomoda, insomma, stringendo i denti sino a quando si può e, al limite, augurandosi che sia l’altro a prendere l’iniziativa (perché in questo contesto, il luogo comune perbenista induce spesso a biasimare la parte attiva e ad accogliere con calore quella passiva – a prescindere da chi sia la vittima e chi il carnefice!). Spesso capita di imbattermi in community con (soprattutto) donne che lamentano condizioni di insofferenza come da te descritte eppure… il coraggio manca. Per concludere, T..., non intendendo sottrarmi a una tua domanda iniziale, ti rispondo che a me è capitato: sono stato “manipolato”, tacciato di “manipolazione”, non nego di aver “manipolato” (in alcune circostanze – non in quelle per le quali sono stato accusato di ciò); non sono stato coraggioso decidendo di fuggire, avevo “scuse/giustificazioni” che mi facevano (tentare di) proseguire il percorso (complice anche il “per sempre” solenne dichiaratoci); ho “subito” l’iniziativa altrui (che però è riuscito(a) strategicamente a invertire l’equazione di cui sopra – esistono pur sempre le eccezioni, infatti); insomma… sono riuscito a non farmi mancare nulla! Ciò nonostante, anelo l’amore. Un abbraccio (notturno - e in ritardo!), Vi. |
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