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Post n°42 pubblicato il 13 Settembre 2008 da LinguaRomana
 

Devo scrivere un piccolo preambolo a questo post. Quello che c'è scritto non si riferisce all'oggi. Ho ripescato una cosa che scrissi qualche tempo fa, come faccio spesso. Io, a differenza di molti, non uso il BLOG per farne un diario. Posto quello che mi va e che magari ho scritto molto tempo indietro.
... soltanto per precisare.

Un bel giorno, anzi una bella notte, succede che non riconosci più chi è quell’individuo accanto a te nel letto. Nel letto. Stiamo parlando di un luogo intimo, il luogo dove sei nato: dove ti hanno posto per la prima volta dopo che sei uscito dal grembo materno; in cui hai sognato, hai avuto incubi spaventosi. Dove la tua fantasia e la tua coscienza si sono sviluppati. Dove hai provato le prime pulsioni; dove ti sei accorto della tua virilità. Ebbene quel luogo tanto sacro, inviolabile, il “tuo” luogo, tu lo stai dividendo con qualcuno di cui ora non riesci ad intravedere una parte che sia interessante, un solo aspetto accattivante. Questo qualcuno che poi alla fine ti accorgi di non conoscere, che magari nemmeno apprezzi. Si tratta di un essere del genere umano per il quale ad un certo momento provasti una forte attrazione di carattere animale (parliamoci chiaro, si tratta di quello). Con il quale ad un certo punto ti sei accompagnato sempre più frequentemente e del quale allora non riconoscevi difetti. Aveva solo pregi. Persino la sua peluria bionda e la sua camminata un poco trascinata a quell’epoca non avevano una qualche importanza per te. Addirittura, (dico addirittura) erano ai tuoi occhi elementi di interesse. Al limite, ne facevano qualcosa di attraente, di erotico. Foglia di vite dopo il temporale num. 8Ricordi che ad un certo punto (i ricordi alle due di notte si fanno vividi come se fossero illuminati da un flash, da una potente lampada) ricordi che i suoi occhi ti guardarono come chiedendo, come se si aspettassero qualcosa. Allora ti guardasti intorno domandandoti cosa facessero tutti i tuoi simili nelle medesime condizioni. Ti consigliasti con un amico, quello sbagliato. Ti consigliasti con l’amico che poi sarebbe rimasto scapolo per il resto dei suoi giorni: qualcuno più lontano dall’idea di coppia non lo potevi trovare. Disse quello che gli parve conveniente dire, in quell’occasione (s’era aperto la coscienza con una bella birra chiara alla spina e si guardava bene dall’incrociare il tuo sguardo mentre ti parlava. Semplice: non era affatto convinto di quello che diceva). “Guarda, secondo me, si tratta di una donna da sposare! E’ carina, educata… una ragazza che se ne trovano poche in giro!” ”Ma dici? Io non è che sono molto convinto! Mi pare che se lo faccio, sto passo, lo faccio solo per fare contenta lei! E io?” ”E tu… e tu… vedrai che poi starai bene tu, così orso. Avere una ragazza a fianco che ti sopporta, dammi retta, di questi tempi è una rarità!” Il fatto che avesse ingollato il resto della birra tutto d’un fiato e guardando fisso davanti a sé allora non lo notasti. Come non notasti molte cose che ora metti in fila una dietro l’altra a comporre una sorta di trenino da giostra del terrore. Ti convincesti anche tu che era la cosa migliore da fare. Compisti il passo anche perché ogni volta che pensavi alla sua vita senza di lei sentivi una strana morsa sullo stomaco. Non era terrore di perderla; era una sorta di tenerezza tutta paterna che te la faceva vivere come una creatura da proteggere e da tutelare. Ma l’amore è lontano da ciò mille miglia. Ora lo sai, a quel tempo no. Per carità, ora sto scrivendo in una bella casa con giardino; affacciato sul prato davanti ad un bell’albero di nocciolo carico di frutti. Li sento cadere con un piccolo tonfo sordo sull’erba e quel birbaccione del cane va là e se li ingoia provocando dei crack che interrompono il silenzio ventoso del pomeriggio. Per carità, siamo tranquilli: grossi guai non ne abbiamo. Ma ieri notte, svegliandomi come m’accade spesso, non sentivo vicino a me la persona amata ma “una persona”. Dormendo emetteva un sottile fiato come di bambina; si vedeva l’avvallamento del suo corpo sopra il letto e sotto l’amata copertina leggera. Ma l’amore è lontano da ciò mille miglia. Ora lo sai, a quel tempo no.

 
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nataieri73
nataieri73 il 13/09/08 alle 17:12 via WEB
no, non, non,noooo....anche questo forse è amore: E poi, tu sai darmi una definizione di amore? Quella morsa che sentivi probabilmente lo era. L'amore sta anche a volte in uno sgurado diverso, in un tocco leggero, in un abbraccio, in una sensazione di dolcezza e di sicurezza. Non è sempre passione folle. Anzi, questa viene per ultima nel tran tran quotidiano. Quando vivi un rapporto lungo, magari sei sposato, il non amore e l'amore convergono perfettamente. E' normale. Siamo esseri egoisti e individualisti. Anch'io a volte non sopporto il mio compagno. Spesso lo considero con fastidio, vorrei starmene per i fatti miei, mi pare un intruso nella mia vita. Sarà pure un bel ragazzo, ma 80 su 100 mi ammoscia a morte. Preferisco un telefilm. Però in alcuni momenti sono felice di averlo accanto. Abbraccio le sue spalle grandi e mi sembra che il mondo sia tutto lì. Non siamo fatti per vivere una vita con una sola persona, è questa la verità. Però, se capita, viviamola come se stessimo sempre con una persona diversa, ma soprattutto, cerchiamo di non "sederci" mai, parliamo di tutto, non ci arrendiamo, chissà poi, se fossimo stati soli adesso staremmo peggio( ?), oppure saremmo veramente insofferenti a tutto ( io lo sono sempre stata ). Non è consolatorio, ma ciò che scrivi è come la vita,scorre, tra alti e bassi e i peli di cui all'inizio non ci eravamo accorti, ci tormentano la notte...ps. dille con amore e con dolcezza di depilarsi e di stare ù più dritta...usa tu la fantasia...e i modi giusti... un saluto affettuoso
(Rispondi)
 
LinguaRomana
LinguaRomana il 14/09/08 alle 11:32 via WEB
Grazie
(Rispondi)
bimbadepoca
bimbadepoca il 17/09/08 alle 16:53 via WEB
Nel ricordo di ciò che questa donna è stata per te, le parole e il tono che usi, fanno pensare ad un amore bello, tenero e quieto. Passano gli anni e l'amore si trasforma, diventa più solido, più complice, più familiare, anche se la passione è lontana mille miglia da ciò. E fin qui tutto sarebbe nella norma, ma tu hai scritto una frase che è come una pugnalata... "che magari nemmeno apprezzi". No, è troppo triste condividere il letto e la vita con una persona che non apprezzi. Non è giusto per te e, soprattutto, non lo è per lei.
(Rispondi)
skarma64
skarma64 il 04/10/08 alle 16:10 via WEB
hai detto che lo hai scritto tempo addietro. io mi sono chiesta come è andata a finire. le notti di poi come le hai passate? mary
(Rispondi)
 
LinguaRomana
LinguaRomana il 04/10/08 alle 23:56 via WEB
le ho passate come le passo tutt'ora. Nel lettone ad una piazza e mezza a casa di mamma e papà! :)
(Rispondi)
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