E' seduta in una panchina del parco più grande della città. Il freddo di dicembre le taglia il fiato a meta', ma lei resta totalmente estranea a tutto questo.Davanti a lei un facciotto tondo spunta da un cappellino con le orecchie da coniglio. Una visione che riuscirebbe ad anestetizzare qualsiasi sensazione sgradita, figuriamoci del banalissimo gelo.Sì, perchè quello non è un bambino qualsiasi, è suo figlio. E dietro al suo cucciolo il volto rassicurante dell'uomo che l'aveva fatta innamorare come non mai. Ne osserva rapita i lineamenti decisi, la barba incolta tipica dei giorni di festa e il sorriso. Quel sorriso che l'aveva iniziata all'amore proprio su quella stessa panchina anni fa.Basta ripensarci un attimo e sente ancora l'umido brivido di quei baci rubati ad una notte di maggio, il solletico gentile dell'erba, le mani di lui che cominciavano a memorizzare una mappa tattile di ogni suo millimetro di pelle.Un ragazzo che fa jogging e che le chiede l'ora, distoglie la mente e il cuore della giovane mamma dalla sua campana protettiva fatta di sogni. Risponde e si rende solo a quel punto conto di quello che la circonda. Le vetrine illuminate e i ritardatari a caccia dei regali dell'ultim'ora, cori natalizi che echeggiano nell'aria, clacson suonati nervosamente non appena scatta il verde dei semafori.Ma per fortuna è solo un attimo. Il suo coniglietto le ruba nuovamente i sensi, aiutato dal padre che, dolcemente, le accarezza il viso.Tutto sembra perfetto, tutto è perfetto.E' l'antivigilia di Natale, loro tre sono insieme e ogni cosa sembra essere a posto come trecentosessantacinque giorni fa. Così a posto da sentire la necessita' di dirglielo:- Marco, sai, sono davvero felice stasera. Non pensavo che potesse accadere ancora...è davvero una magia-.Marco la guarda estasiato e non risponde, mentre il coniglietto continua a sorridere al mondo, illuminando coi suoi sorrisi la sera che veloce scende sulla citta' in festa.-Perchè vedi amore mio, io con voi due mi sento completa, realizzata, appagata. Dopo l'incidente non pensavo che saremmo tornati così, a festeggiare il Natale assieme, sorridenti e felici come un anno fa...-Ma le parole di una passante giungono a quel punto come il gelido freddo delle steppe siberiane, quello che arriva alla gambe e ti fa crollare, quello che ti ammazza mentre sibila forte negli orecchi.-Signorina, ha detto qualcosa? Diceva a me per caso?-Una frase che, come trielina, fa sbiadire dalla vista della ragazza l'immagine del suo cucciolo e del suo uomo e la riporta alla realtà di una panchina isolata e alla sua solitudine.-No, no signora...mi scusi. Stavo semplimente riflettendo tra me e me.-Un attimo di silenzio.-Ah...e buon Natale.-Buona fortuna.
VentitreDicembreDuemilaSei
E' seduta in una panchina del parco più grande della città. Il freddo di dicembre le taglia il fiato a meta', ma lei resta totalmente estranea a tutto questo.Davanti a lei un facciotto tondo spunta da un cappellino con le orecchie da coniglio. Una visione che riuscirebbe ad anestetizzare qualsiasi sensazione sgradita, figuriamoci del banalissimo gelo.Sì, perchè quello non è un bambino qualsiasi, è suo figlio. E dietro al suo cucciolo il volto rassicurante dell'uomo che l'aveva fatta innamorare come non mai. Ne osserva rapita i lineamenti decisi, la barba incolta tipica dei giorni di festa e il sorriso. Quel sorriso che l'aveva iniziata all'amore proprio su quella stessa panchina anni fa.Basta ripensarci un attimo e sente ancora l'umido brivido di quei baci rubati ad una notte di maggio, il solletico gentile dell'erba, le mani di lui che cominciavano a memorizzare una mappa tattile di ogni suo millimetro di pelle.Un ragazzo che fa jogging e che le chiede l'ora, distoglie la mente e il cuore della giovane mamma dalla sua campana protettiva fatta di sogni. Risponde e si rende solo a quel punto conto di quello che la circonda. Le vetrine illuminate e i ritardatari a caccia dei regali dell'ultim'ora, cori natalizi che echeggiano nell'aria, clacson suonati nervosamente non appena scatta il verde dei semafori.Ma per fortuna è solo un attimo. Il suo coniglietto le ruba nuovamente i sensi, aiutato dal padre che, dolcemente, le accarezza il viso.Tutto sembra perfetto, tutto è perfetto.E' l'antivigilia di Natale, loro tre sono insieme e ogni cosa sembra essere a posto come trecentosessantacinque giorni fa. Così a posto da sentire la necessita' di dirglielo:- Marco, sai, sono davvero felice stasera. Non pensavo che potesse accadere ancora...è davvero una magia-.Marco la guarda estasiato e non risponde, mentre il coniglietto continua a sorridere al mondo, illuminando coi suoi sorrisi la sera che veloce scende sulla citta' in festa.-Perchè vedi amore mio, io con voi due mi sento completa, realizzata, appagata. Dopo l'incidente non pensavo che saremmo tornati così, a festeggiare il Natale assieme, sorridenti e felici come un anno fa...-Ma le parole di una passante giungono a quel punto come il gelido freddo delle steppe siberiane, quello che arriva alla gambe e ti fa crollare, quello che ti ammazza mentre sibila forte negli orecchi.-Signorina, ha detto qualcosa? Diceva a me per caso?-Una frase che, come trielina, fa sbiadire dalla vista della ragazza l'immagine del suo cucciolo e del suo uomo e la riporta alla realtà di una panchina isolata e alla sua solitudine.-No, no signora...mi scusi. Stavo semplimente riflettendo tra me e me.-Un attimo di silenzio.-Ah...e buon Natale.-Buona fortuna.