Angelo Ribelle

La Chiamavano "Festa"


Il locale è una bolgia infernale, un girone Dantesco.L'aria è calda e umida, difficilmente respirabile ed il fatto che questa pseudodiscoteca si trovi diversi metri sotto terra non aiuta di certo. Ogni tanto vengo investito dalla voluta di fumo di qualcuno che proprio non ha resistito al divieto e che complica ancora di più lo svolgimento del più elementare atto respiratorio.L'umanita' più varia è qui pronta a dimenarsi come se fosse indemoniata, come se vivesse la nottata nel disperato tentativo di bruciare quante più calorie accumulate con le grandi abbuffate del venticinque.Ci sono proprio tutti, dal fighetto che ostenta un benessere economico aiutato dalle carte di credito che ti fanno pagare con valuta quindici del mese successivo, alla ragazza così perfetta e piena di complessi che sembra uscita da un pubblicita' di qualche rivista, passando per chi, come me, troppo ubriaco per capire come stanno le cose cerca di mantenere invano un decoro.Cerco senza vellieta' di conquista una vana coordinazione in pista e dopo qualche minuto una ragazza si stacca dal tipo col quale stava ballando e viene a troieggiare con me. Si strofina, mi fa sentire il suo profumo deciso ma corrotto dall'aroma del tabacco, il suo seno ben definito sul mio petto e il suo culo sul mio bacino. La guardo, le sorrido, le dico che non ci casco e che sono troppo bevuto per non vedere come stanno le cose, una sorta di "in vino veritas" dettato dai gesti. Non ho certo voglia di fare il terzo in una storiella in cui c'è da ingelosire lo stronzetto di turno, ne' tantomeno di rischiare la mascella per una palpeggiatina ad un sedere troppo stretto da quella gonna in plastica. Nel frattempo lui "capisce che ho capito", mi sorride e mi fa occhiolino attendendo il ritorno della sua bella.Ci rimane male, la cucciola, e mi manda a cagare insultandomi. La schivo e continuo a ballare col mio Long Island che ha certamente un appeal superiore al suo.Essendo arrivato alla quarta consumazione decido di andare in bagno, consapevole che l'avventura non sara' delle più piacevoli. Incredibilmente riesco ad infilarmi in una porta semichiusa e d'improvviso mi accorgo di un povero diavolo che cerca di tirare utilizzando la carta igienica del cesso. Ma mi domando, tutti io li devo trovare?Si gira, per nulla infastidito, e gentilmente mi chiede se ho una banconota visto che per comprarsi la sua nevicata natalizia era rimasto senza mezzo centesimo. Gli porgo quello che vuole, a patto che dopo mi lasci il cesso, e così riesco finalmente a pisciare.Il "faccia a tazza" col water mi illumina d'immenso e improvvisamente mi rendo conto di quanto sia fuori luogo da quelle parti. Ripenso alle due tipe che avevo accanto mentre sorseggiavo la seconda consumazione e che, fermate da almeno dieci ragazzi, non hanno cagato nessuno rispondendo talvolta anche con parole non proprio edificanti. Ripenso anche alle stesse scene viste durante il mio terzo cocktail, come si trattasse di un replay, e inizio a maturare la consapevolezza che qualcosa si sia rotto nel meccanismo. Possibile che la gente non abbia voglia di socializzare? La serata inizia in compagnia di quelle determinate persone e in compagnia di quelle deve finire...mah.Voglio dire, possibile che una tipa dopo dieci-quindici contatti non riesca a trovare uno degno non dico certo di una scopata su un divanetto, ma semplicemente di due parole? Ok, ritratto.  Magari in disco non c'è spazio per le parole ma per gli sguardi sì...e posso tranquillamente affermare che qualcuno degli "assaltatori" era veramente, oggettivamente bello. Cosa non va?Tiro l'acqua al cesso, ma i pensieri resistono allo scarico che a malapena porta via il mio distillato di alcolici. Così non faccio altro che tornare al guardaroba, prendere il mio cappotto ed incamminarmi verso casa in compagnia dei miei ammiratori più insistenti...I soliti pensieri pericolosi.Buona fortuna.