Angelo Ribelle

Salvezza


I piedi sono incerti, manca un appoggio stabile e mentre cerco di compiere qualche passo vengono sempre più inghiottiti da una densa melma di indifferenza che sembra ricoprire tutta la superficie di questo non luogo.L'aria ha un marcato aroma di zolfo, forse sono vicino all'inferno, e quando penetra nei polmoni sembra fatta di milioni di piccoli spilli che trafiggono i miei alveoli all'affannosa ricerca di una boccata di ossigeno puro. Troppo tempo è passato da quando l'odore dei prati, ingentilito dall'aroma dei primi fiori di primavera, inebriava ogni mio atomo, mentre i miei occhi si perdevano nel tuo sguardo forte come l'oceano ma sicuro e intimo come l'insenatura che permette di svernare senza rischi, mentre i marinai ritemprano anima e corpo.Passo giornate intere senza uscire dalla mia prigione. I muscoli sembrano ormai fatti di marmo, completamente inutilizzabili, l'equilibrio sfugge, mentre odori, colori, sapori sono diventati indistinguibili.Non c'è più differenza tra giorno e notte, veglia e sonno. In ogni caso mi ritrovo avvolto da un buio così denso e opprimente che lo puoi sentire. Perchè lui ti sente, ti tocca, non perde mai il contatto col tuo essere, col tuo corpo.E' pesante come il velluto, sottile come sabbia del mare, instancabile come l'azione di erosione dell'acqua. Ti circonda, ti avvolge, sembra che ti protegga ma in realta' ti strangola. E tu rimani lì, all'angolo. Spaventato e inerme.Ed è in questa fase fetale, di immobile attesa nella speranza di una rinascita preceduta da una morte il più veloce ed indolore possibile, che mi inietto dosi di anestetico per cercare di resistere.E' un farmaco che ha più controindicazioni che benefici, una sorta di metadone somministrato ad oltranza, al gusto dei tuo baci, alla luce dei tuoi sorrisi, al suono della tua voce. E' l'unica cosa che riesce a darmi l'illusione di un benessere momentaneo ma sono ben consapevole che si tratta di un mio artificio, di una sostanza che io stesso sintetizzo.Ricordo ancora quando negli ultimi tempi ero diventato uno di quei puntini che affollano le citta' la mattina, mentre curvi su loro stessi cercano di ripararsi dal freddo, insomma quando anch'io ero diventato uno dei tanti "signor nessuno" che tirano avanti la baracca.Ho ancora impresso dentro quel sorriso che mi aprì il mondo e quegli occhi umidi che mi chiusero le ali. Una splendida parentesi compresa tra oblio ed oblio, spiraglio di luce nel mezzo del temporale, equilibrismo a diecimila metri sopra un'esistenza qualsiasi.Del resto non ricordo altro.Ma mentre attendo di morire per rinascere, vorrei cercare di salvare anche uno solo di voi..Solo uno.Buona fortuna.