Il nodo in gola si fa talmente grosso da impedirmi di respirare.
Il sudore gelato imperla la fronte ed impregna i vestiti, mentre mi sento sfuggire l'anima.Gratto il muro con le unghie, nella spasmodica ricerca di una liberta' ormai sfuggita.L'immagine che le pupille totalmente dilatate rimandano al cervello è di un buio totale, spesso, fasciante.E' finita, me lo ripeto mentre le parole ormai non riescono neppure più ad uscire dalla bocca.Ci risiamo, sta succedendo ancora.Lacrime copiose scendono dagli occhi, mentre le gambe tremano, le mani tremano, il respiro si fa affannoso.Nel petto il cuore si cimenta in un balletto aritmico e sgraziato mentre nella testa i pensieri si ammassano in una palla senza forma.Nomi si succedono sino a compiere un circolo: quando tutti sono stati impressi nell'anima, allora comincia la rilettura, come nell'estenuante ripetizione di un mantra. Sono nomi di donna, persone che mi hanno amato, che ho amato, che hanno significato qualcosa. Ogni nome è dilatato, gonfiato, imbevuto di sensazioni come una spugna.Vanno alla ricerca di nuova sostanza e crescono ancora di dimensioni, così da diventare sempre piu' imponenti, sempre piu' importanti, sempre piu forti.Ora è il turno dei luoghi. Siena, Firenze, Milano, Roma, Lisbona, Barcellona, la Sicilia e poi ancora Francia, Germania, la poltroncina di seconda classe di un DC10 dell'Alitalia e quella dell'eurostar che sfreccia a duecentocinquanta mentre costeggia l'autostrada del sole.Sono immerso nell'acqua tiepida di un mare amico, poi sulla sommita' del ghiacciaio più grande del mondo, dopo ancora all'interno di una grotta con stalattiti sospese sopra piccole polle d'acqua purissima, infine in una piccola terrazza sospesa tra gli olivi ed il mare.Sono perfettamente lucido, pronto a sostenere la tesi della mia vita davanti ad una commissione di docenti in toga che mi guardano con aria di sufficienza. Rimando loro uno sguardo di sfida e mi ritaglio ventidue minuti secchi di gloria.Sono talmente ubriaco da non reggermi in piedi. Vomito anche l'anima mentre nei pochi momenti nei quali non sono piegato impreco con la forza che mi rimane contro ogni cosa che ha avuto il cinismo di amarmi e poi di lasciarmi qui, inerme e rabbioso.Invoco le fate, ma non mi risponderanno.Quaggiu' loro non possono arrivare, non adesso, non ne hanno facolta'.Campi di grano maturo, profumo di estate nell'aria e lucciole sospese a trenta centimetri sopra le bionde spighe creavano uno scenario surreale.E' stata quella la prima volta che ne ho vista una. Mi prese per mano e mi fece volare.Chissa' dove si trova adesso.E se ancora si ricorda di me.Buona fortuna.