Il tonfo secco del semiasse che si spacca è il preludio alla quasi totale perdita di direzionalita' dello sterzo.Cerco di indirizzare la macchina dentro la stretta corsia della tortuosa stradina di campagna, ma la sensazione è di manovrave il timone di un vascello impazzito.Gradatamente perdo anche la trazione e in un centinaio di metri mi ritrovo immobile al lato della carreggiata.Fermo. Nel cuore della notte. Solo con me stesso.Dannata buca, ci sono entrato dentro nel bel mezzo della curva ed ora sono qui, in un non meglio identificato "dove", ad imprecare contro il cielo la mia rabbia.Un attimo prima pilota convinto di poter giocare a scacchi con la fisica che tiene in equilibrio gomme ed asfalto tiepido e poco dopo piccolo, piccolissimo uomo, disperso in una strada costeggiata da campi di grano tra Siena ed Arezzo. Oltretutto con la macchina bloccata e senza segnale gsm.L'immancabile bionda, col suo caldo e velenoso profumo, è l'unica compagna in mezzo al niente. Sculettano ammiccanti le volute di fumo, prima di sciogliersi nell'aria della notte, ne rimango quasi ipnotizzato.Ed è solo allora che mia accorgo della delicata carezza del vento sui campi, del profumo inebriante della lavanda e del cielo spesso come il velluto, riempito di milioni di piccole luci e di una falce di luna che rende superfluo l'uso delle luci artificiali.Posso urlare, parlare da solo, ballare, comporre filastrocche. Nessuna maschera è necessaria nel negativo della foto di quello che è il mondo che conosciamo.Da un lato folla, occhi, orecchie, mani veloci. Attori lesti nel cambio della maschere da indossare al cospetto del mondo, neppure si trattasse della una muta di scena durante lo spettacolo principe della stagione.Dall'altro grilli e lucciole, unici testimoni di un delirio che mi sta riportando alla notte dei tempi.Scalzo compio passi sulla nuda terra, improvvisando un rito di fertilita' ancestrale: propiziera' pensieri e sensazioni, ormai troppo spesso imbrigliati nella consuetudine e nella convenzione di vivere.Riuscendo nell'impresa.Non cercatemi, ho davvero trovato il mio posto nell'universo:Dopo la grande buca sulla curva a sinistra, fate trenta passi. Io sono lì."Il forestiero era convinto di essere giunto al giardino delle fate per caso, senza un'apparente ragione...ma si sbagliava".Buona fortuna.
Ultimo Domicilio Conosciuto
Il tonfo secco del semiasse che si spacca è il preludio alla quasi totale perdita di direzionalita' dello sterzo.Cerco di indirizzare la macchina dentro la stretta corsia della tortuosa stradina di campagna, ma la sensazione è di manovrave il timone di un vascello impazzito.Gradatamente perdo anche la trazione e in un centinaio di metri mi ritrovo immobile al lato della carreggiata.Fermo. Nel cuore della notte. Solo con me stesso.Dannata buca, ci sono entrato dentro nel bel mezzo della curva ed ora sono qui, in un non meglio identificato "dove", ad imprecare contro il cielo la mia rabbia.Un attimo prima pilota convinto di poter giocare a scacchi con la fisica che tiene in equilibrio gomme ed asfalto tiepido e poco dopo piccolo, piccolissimo uomo, disperso in una strada costeggiata da campi di grano tra Siena ed Arezzo. Oltretutto con la macchina bloccata e senza segnale gsm.L'immancabile bionda, col suo caldo e velenoso profumo, è l'unica compagna in mezzo al niente. Sculettano ammiccanti le volute di fumo, prima di sciogliersi nell'aria della notte, ne rimango quasi ipnotizzato.Ed è solo allora che mia accorgo della delicata carezza del vento sui campi, del profumo inebriante della lavanda e del cielo spesso come il velluto, riempito di milioni di piccole luci e di una falce di luna che rende superfluo l'uso delle luci artificiali.Posso urlare, parlare da solo, ballare, comporre filastrocche. Nessuna maschera è necessaria nel negativo della foto di quello che è il mondo che conosciamo.Da un lato folla, occhi, orecchie, mani veloci. Attori lesti nel cambio della maschere da indossare al cospetto del mondo, neppure si trattasse della una muta di scena durante lo spettacolo principe della stagione.Dall'altro grilli e lucciole, unici testimoni di un delirio che mi sta riportando alla notte dei tempi.Scalzo compio passi sulla nuda terra, improvvisando un rito di fertilita' ancestrale: propiziera' pensieri e sensazioni, ormai troppo spesso imbrigliati nella consuetudine e nella convenzione di vivere.Riuscendo nell'impresa.Non cercatemi, ho davvero trovato il mio posto nell'universo:Dopo la grande buca sulla curva a sinistra, fate trenta passi. Io sono lì."Il forestiero era convinto di essere giunto al giardino delle fate per caso, senza un'apparente ragione...ma si sbagliava".Buona fortuna.