Angelo Ribelle

La Goccia Che Manca(va)


L'assenza del tetto in tela ripiegato alle spalle lascia che l'aria sfiori dolcemente la testa mentre l'auto disegna al piccolo trotto, una dopo l'altra, le curve tra le vigne.C'è odore di uva nell'aria. Un odore intenso, che in certi passaggi piu' lenti sembra permeare tutto il piccolo abitacolo, riempito gia' ad arte dalle note di un melanconico Carboni.Pazzesco, l'estate è agli sgoccioli. Io non me ne ero ancora accorto.E mi chiedo quando l'abbia veramente vissuta in questo duemilasette, fatto di lavoro, di corse, di rum, di mal di testa e di pagine studiate nella sporca seconda classe di un regionale per Firenze.Non c'è Amore ad indicare la strada buona, non c'è scintilla che fa accendere lo sguardo e tendere il pensiero, non c'è un profumo da seguire nelle notti randagie a zonzo per mezza Italia quando la semplice vista di un cartello con la distanza chilometrica a tre cifre ti fa esclamare -Andiamo, non sia mai che lì troveremo fortuna-.Guardo la tshirt a maniche lunghe appoggiata sul sedile passeggero e mi rendo conto che sono finiti i tempi nei quali puoi uscire di casa senza quasi nulla addosso con la certezza che non avrai mai freddo. I tempi dei gavettoni a mezzanotte e delle cocomerate, delle danze a piedi nudi sulla sabbia e dei sassi piatti che rimbalzano sullo stagno, degli improbabili bagni al ruscello di montagna e delle pennichelle sull'amaca all'ombra dei pini, immerso in quel profumo di buono.Ma cosa cazzo è successo nel frattempo?Riavvolgo e riproduco il nastro etichettato "Summer '07" molte volte ma quello che si sente è solo un fruscio di fondo che rende imperfetto e fastidioso anche il silenzio della non traccia.Non c'è niente, non ho impresso niente.E' evidente, non sono riuscito a metterci le emozioni che avrei voluto, le risate, i battticuori, la gioia e, perchè no, il dolore. Perchè solo certe lacrime consacrano i sentimenti al massimo della loro nobilta'.E mentre alla mia destra si staglia lontano mille filari di viti il fiero campanile del Duomo dell'amata Siena mi accorgo che qualcosa di liquido solca il volto.-Ma sì, certo, sono le lacrime dovute al vento. Basta fermarsi un attimo e si bloccheranno-.Freccia, accosto a destra, metto in folle.Ma loro proprio non si fermano.-Deve essere congiuntivite- Mi dico mentendo, mentre nello specchietto retrovisore incrocio il mio sguardo annegato ed irriconoscibile negli occhi rossi di pianto.Accidenti, mi devo curare.E smettere di pensare ancora a queste cazzate dell'estate e al tempo che va.Perche' è solo una questione di collirio.Niente di piu'.Buona fortuna.PS: Martedì undici settembre, stadio Artemio Franchi di Firenze. Ancora una volta vengo a caccia di te caro Vasco. Mi raccomando, porta con te le canzoni piu' belle...il resto ce lo mettero' io, come al solito...