Angelo Ribelle

Angelo


Dalla finestra del "San Donato" la citta' appare schifosamente lontana e irreale. Ma stasera non la ripudio come al solito, stasera Arezzo mi fa solo pena.Al di la' dello spesso vetro il vento sferza le foglie degli alberi ingiallite e provate dall'estate conclusa, mentre i fari delle auto che percorrono le arterie principali formano scie di luce che galoppano scazzate sui cavalcavia.E' indubbiamente una domenica sera. Una delle peggiori da molto tempo a questa parte.I brividi giocano a tormentarmi, mentre in questo reparto si muore di caldo. Non e' freddo quello che provo, ma semplice inquietudine. La peggiore. Quella che si insinua sottile tra le certezze della vita di un ventiseienne la cui esistenza sembra trottare su una bella highway ad otto corsie che punta dritta verso un tramonto da film. Almeno questa è l'impressione che hanno le persone che mi vivono da fuori.Ma la vita non è un film.Perche' poi alla fine che sei fortunato te ne accorgi solo quando la Dea Bendata s'innamora di quello accanto a te mentre tu ti ritrovi col culo per terra e l'asfalto che abrade la pelle bruciandola come solo il fuoco saprebbe fare.E allora eccoti  a far dondolare lo sguardo tra il mondo fuori dalla finestra e la flebo che scandisce il tempo con le sue mille e mille bollicine che sembrano uscire direttamente dal braccio dove entra il liquido trasparente.Ma non è un braccio qualsiasi quello di questa volta. E' il braccio della persona che ti ha dato la vita una volta e altre mille, che ha asciugato lacrime, lavato mutande, consolato, difeso anche quando non avevi ragione.E allora le domande questa volta sono milioni. E le rispote latitano.Posso solo star qui, ad osservare la citta' che pian piano si paralizza sino a fermarsi, attendendo che le bollicine divorino tutto il liquido e un'altra bella infermiera dalla faccia d'angelo venga a vedere se e' tutto a posto.Ma che cazzo sta succedendo in questo periodo?Veglio su di te.Buona fortuna.