Angelo Ribelle

Corri!


Toscana-Strada Deserta-Vigneti-Voglia di Sole-Profumo di Pioggia-Cappotta Abbassata-Piede Pesante-(Giusto per capirsi)La mente è vuota mentre l'unica cosa che conta è prendere forte queste curve e sentire le gomme faticare quando spalanco il gas in uscita. Mi fa godere percepire la risultante tra attrito degli pneumatici e la forza centrifuga che mi attacca ai fianchetti del sedile profilato di pelle.Ulula il motore mentre lo maltratto, sembra dirmi -figlio di puttana- mentre butto dentro le marce come neppure il peggiore saprebbe fare.La rabbia che si sfoga in una percorrenza di quattro chilometri con un litro di super. E non me ne frega un cazzo.Ennesima volta in questo anno che mi ritrovo con la temperatura corporea sopra trentotto gradi e i bronchi che fanno fatica a far passare l'ossigeno nel sangue. Non respiro, cazzo non respiro.Il fisico chiede pieta' in tutti i modi mentre lo spingo al limite: grande promessa sul lavoro, studente che cerca di rimanere attaccato ad un treno ideale che fila come un eurostar e amante del fitness che non puo' passare una sera senza andare in palestra.Oggi pero' si viaggia a cappottina abbassata e col cellulare staccato. Da tempo odio il telefonino, quasi non lo uso piu'.-Ne fai troppe Ale, dovresti rallentare-Quante volte avro' sentito queste frase?Come se fosse facile alzare il piede dal gas quando hai superato il punto di corda di quella curva che non pensavi di prendere così bene, come se fosse possibile per uno come me non spalancare tutto l'acceleratore per arrivare prima possibile alla prossima, e poi alla prossima ancora, in una sorta di appetito bulimico nei confronti di un incolpevole e silenzioso asfalto.Una volta era diverso. C'era tempo per sostare, toccare l'erba, sdraiarsi sopra il manto verde e profumato.Non c'erano centosettanta cavalli sotto il culo, ma cosa importava?I miei piedi erano piu' che sufficienti. Bastava arrivare sin dove ce la facevo, non serviva un passo in piu'. C'era piu' felicita'. Ed i sorrisi non erano sfuggenti come adesso.Passo dai paesini con la mia follia senza tetto in tela in un giorno di pioggia. E sapete perchè?Perchè per non far entrare acqua dentro e bagnarti, sei costretto a correre. E a pensare poco."Amo Firenze di notte. Mi piace quando è nettata dal caos che regna sovrano durante la giornata e si veste del fruscìo dolce delle acque dell'Arno, che ti solletica i sensi mentre passeggi su Ponte Vecchio. Brividi sulla pelle.Amo osservarla dall'alto, da quella panchina sulla curva mentre scendi da Fiesole verso la citta'.Non le resisto mai: ogni volta mi devo fermare almeno un minuto per compiacermi di questo spettacolo sempre diverso e che mi sorprende ogni volta.Ieri notte ho fatto altrettanto, sotto quella pioggerella sottile che tormentava la pelle come piccoli spilli. E mi è tornata in mente quella sera, quando c'era la pioggia, c'era la panchina, c'era Firenze e...c'eri tu.Ho sorriso e sono rimasto incerto. Ancora non riesco a capire se quelle sotto gli occhi erano lacrime o goccioline di pioggia salata."E vivere una vita incasinata come un quadro di Miro'...Buona fortuna.