Uno, due, tre.La testa scoppia, il collo è indolenzito, gli occhi mi bruciano e dentro allo stomaco mille diavoli danzano fomentando una rabbia incontrollabile.Sino a qui sembra un normalissimo post-esame alla mia maniera. Prima mi carico come una molla, non dormo, non mangio, non sogno, poi il fisiologico sfogo.Uno, due e tre.La statale che divide Arezzo da Siena mi è amica. Infilo i camion e sorpasso le auto sul filo dei centocinquanta mentre la mente è gia' proiettata in quella stanzetta del dipartimento. La ressa fuori e i prof dentro.Si alza il dito medio quando non mi danno strada, non evito di lampeggiare quando non comprendono la mia stupida ira che deve sfogarsi sull'asfalto.Poco importa se non sono assolutamente in ritardo.Uno, due, tre.La Citta' del Palio mi accoglie con ventisette gradi ed un bel sole. Sembra il giorno buono questo, pare che si possa davvero fare.Immancabile caffè al bar di facolta', immancabili i saluti coi pochi superstiti che ancora conosco in giro per economia.Uno, due, tre.Le cose pero' si mettono male.Sono felice senza il mio lavoro "convenzionale", ma anche oggi altra umiliazione al cospetto di un professorino che avra' si e no un paio di anni meno di me.Meno cinque, cinque dannati esami per placare la fottuta sete che la mia autostima ha fortissima. Sete di mostrare a tutti che quando mi metto in testa una cosa, io ce la faccio. Sempre.Ma sul percorso ci sono anche intoppi simili -segare tre volte di fila ad un esame giudicato da tutti FACILE è uno di questi- e allora non è semplice stare con la testa tranquilla quando la notte di giugno si attacca alla pelle con la sua umidita'e fa respirare male.Uno, due, tre.Sono sempre stato fermamente convinto che -ama il prossimo tuo come te stesso- sia un comandamento che va' ben oltre la religione cristiana, ma che investa l'universo tutto abbracciandolo come una calda e morbida coperta.E' un qualcosa che richiama al rispetto per se' stessi e per gli altri, rispetto che da un pezzo non ho. Nè per me e neppure per coloro che provano a starmi vicino.E allora secondo me la devi scontare prima o poi, in uno degli infiniti modi che il destino decide.Trasferimenti, esami che non vanno, persone che soffrono, testa mai serena...beh, forse sto scalando un po' dal debito accumulato in questo periodo vissuto decisamente da cazzone.E stavolta va' bene così.Quando arrivano i conti sai ognuno paga comunque i suoi e sta' tranquillo che io.. ooh ooh!! i soldi ce li ho! Buona fortuna.
You Get What You Give
Uno, due, tre.La testa scoppia, il collo è indolenzito, gli occhi mi bruciano e dentro allo stomaco mille diavoli danzano fomentando una rabbia incontrollabile.Sino a qui sembra un normalissimo post-esame alla mia maniera. Prima mi carico come una molla, non dormo, non mangio, non sogno, poi il fisiologico sfogo.Uno, due e tre.La statale che divide Arezzo da Siena mi è amica. Infilo i camion e sorpasso le auto sul filo dei centocinquanta mentre la mente è gia' proiettata in quella stanzetta del dipartimento. La ressa fuori e i prof dentro.Si alza il dito medio quando non mi danno strada, non evito di lampeggiare quando non comprendono la mia stupida ira che deve sfogarsi sull'asfalto.Poco importa se non sono assolutamente in ritardo.Uno, due, tre.La Citta' del Palio mi accoglie con ventisette gradi ed un bel sole. Sembra il giorno buono questo, pare che si possa davvero fare.Immancabile caffè al bar di facolta', immancabili i saluti coi pochi superstiti che ancora conosco in giro per economia.Uno, due, tre.Le cose pero' si mettono male.Sono felice senza il mio lavoro "convenzionale", ma anche oggi altra umiliazione al cospetto di un professorino che avra' si e no un paio di anni meno di me.Meno cinque, cinque dannati esami per placare la fottuta sete che la mia autostima ha fortissima. Sete di mostrare a tutti che quando mi metto in testa una cosa, io ce la faccio. Sempre.Ma sul percorso ci sono anche intoppi simili -segare tre volte di fila ad un esame giudicato da tutti FACILE è uno di questi- e allora non è semplice stare con la testa tranquilla quando la notte di giugno si attacca alla pelle con la sua umidita'e fa respirare male.Uno, due, tre.Sono sempre stato fermamente convinto che -ama il prossimo tuo come te stesso- sia un comandamento che va' ben oltre la religione cristiana, ma che investa l'universo tutto abbracciandolo come una calda e morbida coperta.E' un qualcosa che richiama al rispetto per se' stessi e per gli altri, rispetto che da un pezzo non ho. Nè per me e neppure per coloro che provano a starmi vicino.E allora secondo me la devi scontare prima o poi, in uno degli infiniti modi che il destino decide.Trasferimenti, esami che non vanno, persone che soffrono, testa mai serena...beh, forse sto scalando un po' dal debito accumulato in questo periodo vissuto decisamente da cazzone.E stavolta va' bene così.Quando arrivano i conti sai ognuno paga comunque i suoi e sta' tranquillo che io.. ooh ooh!! i soldi ce li ho! Buona fortuna.